NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

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Curly

She-his

Tribù: Corvi Nato: nel 1858 a Little Rosebud | Morto: 21.5.1923 a Ag. Corvi, Montana

L'agitazione dell'opinione pubblica americana per la sconfitta di Custer, gonfiata dai giornali fino a farla diventare una catastrofe nazionale, creò il clima adatto perché si evidenziassero alcuni personaggi singolari e il più ambiguo di loro fu proprio Curly.
Curly era uno di quegli indiani che capirono molto presto quanto fosse redditizio consegnare ai giornalisti racconti "autentici" della battaglia del Little Big Horn ottenendo in questo modo una popolarità non rapportabile alla loro importanza storica o umana.
Fu nominato per la prima volta in un rapporto del sergente Wilson al luogotenente Maguire, che lo trasmise all'ufficiale di collegamento del generale Terry, per iscritto.
Wilson si trovava a bordo della nave Far west che, alla fine di Giugno del 1876, aveva gettato l'ancora alla foce del Little Big Horn.

All'ora di pranzo venne uno scout indiano di nome Curly, che si sapeva essere stato al servizio del generale Custer, segnalando che era in corso una battaglia. Non essendovi però a bordo un interprete non si poté ricavare molto dal suo racconto. Dava l'impressione di essere depresso in modo inconsueto, ma il suo appetito si dimostrò veramente eccezionale.

Curly, che non sapeva una parola d'inglese, aveva disegnato su un pezzo di vela due gruppi di punti, che avrebbe dovuto rappresentare Sioux e soldati americani. Con un gesto della mano cancellò il gruppo di questi ultimi e sollevò lo sguardo. Nessuno poté o volle credere al significato di quel gesto.
Un altro passeggero del Far West, il commerciante di Whiskey Coleman, raccontò che Curly era uscito da dietro un mucchio di sabbia con in mano uno straccio, per poter salire a bordo.
George Morgan, un bianco, sposato con una donna dei Corvi, tradusse il racconto di Curly - che diceva di essere strisciato per due miglia e di essersi nascosto in una capanna Sioux - e cioè che il reggimento del generale Custer era stato annientato e che Reno correva un grave pericolo. Questo racconto, parzialmente in contrasto con quello di Wilson, deve essere stato il punto di partenza per le avventure e i racconti incredibili e fantasiosi di Curly, che avrebbero riempito i giornali poche settimane dopo.
In quale misura Curly vi abbia messo del suo è difficile da stabilire, occorre però sottolineare che non tutte le leggende partirono da lui, ma che si lasciò semplicemente trascinare dall'ondata di popolarità.
La sua osservazione di fronte a Tom LeForge:

Non ho fatto nulla di particolare, non partecipavo alla battaglia.

lo fa pensare. Da successivi racconti, Curly non avrebbe preso solo una coperta per sè da un pony dei Sioux, ma anche una per Custer, che cercò di convincere a salvarsi nello stesso modo. Quest'ultimo, "naturalmente" avrebbe rifiutato eroicamente, preferendo una morte da eroe. Curly poi si sarebbe nascosto nella carcassa di un cavallo, finché non vi fu più pericolo; era poi rimontato sul suo cavallo, che lo aveva atteso, e si era precipitato alla foce del Little Big Horn.
Altri indiani, che avevano preso parte al combattimento, gli diedero del bugiardo. In realtà è assolutamente inverosimile che i Sioux, in quel caldo giorno di giugno, avessero delle coperte con sé. Normalmente in combattimento non portavano che Breech-cloths e mocassini, e un guerriero avvolto in una coperta avrebbe certamente subito dato nell'occhio.
Il resoconto ufficiale che Curly fece al generale H.L. Scott si differenzia piacevolmente dai racconti della stampa. Curly descrive come giunse sul luogo della battaglia e come riuscì a fuggire:

Noi ( Mitch Boyer, un sangue misto capo degli Scouts, e gli scouts dei Corvi Curly, White-man-runs-him, Goes-Ahead e Hairy Mocassin) ci nascondemmo sulle rocce verso Nord e arrivammo nei pressi del campo indiano che si trovava sotto di noi, ai piedi delle rocce. Ognuno di noi sparò due o tre colpi sul campo. In quel momento Custer aveva appena raggiunto il fiume. Migliaia di indiani si misero in movimento per andare incontro a Custer, altri si mossero verso la zona presidiata da Reno ( Il maggiore Marcus A. Reno era il "secondo uomo" dopo Custer). Quando Custer raggiunse il fiume, invertimmo la marcia. Mitch Boyer avrebbe voluto unirsi a Custer e ai suoi, ma noi dovevamo ricongiungerci alle nostre truppe.
Dalle alture fummo in grado di vedere come Reno si ritirasse ai piedi delle colline, mentre alcuni Scouts Arikara di Custer portarono dei cavalli presi ai Sioux sul fiume...Non sappiamo cosa ne fu di loro. I Sioux non inseguirono subito Reno, ma prima si occuparono di alcuni scouts Arikara che si erano rintanati nella boscaglia sulla riva ovest del fiume. Noi rimanemmo fermi. Le cose si mettevano male...Aggirammo la collina e ci dirigemmo ad Est, verso il Rosebud. Io lasciai gli altri ed andai in direzione sud-ovest verso il Reno Creek. I compagni mi urlarono dietro, volevano sapere dove andassi. Risposi: "Scendo e tento di raggiungere il fiume, per trovare acqua". Mi misero in guardia: "Non farlo, è una strada pericolosa!" Ma non li ascoltai, mi diressi verso il punto in cui Custer aveva attraversato il Reno Creek e poi verso le colline a est, dove incontrai i carri delle vettovaglie. Proseguirono e non li vidi più. Scesi quindi verso la foce del Little Big Horn.


Curly era stato impiegato come scout per sei mesi, a partire dal 10 Aprile del 1876, nel 7° Reggimento di fanteria, al comando del luogotenente James Bradley. Il 21 Giugno fu trasferito dal 7° reggimento di cavalleria al reggimento di Custer. Anche dopo la disfatta, rimase al servizio dell'esercito.
Il 25 Giugno 1886, nel decimo anniversario della battaglia del Little Big Horn, molti dei combattenti di allora si ritrovarono nei luoghi della più amara sconfitta dell'esercito americano e della più gloriosa vittoria per gli indiani. Da parte indiana vi parteciparono, tra gli altri, Fiele, Due Luna, e Toro Bianco, dalla parte opposta dei soldati che avevano combattuto al comando di Reno e di Benteen. Erano presenti anche Curly e David F. Barry, il famoso fotografo.
Fiele rievocò ancora una volta le spaventose scene della battaglia per i presenti e, quando scorse Curly, disse:

Sostieni di aver partecipato alla battaglia e di essere riuscito a fuggire. Eri un vigliacco e sei scappato all'inizio della battaglia. Se non l'avessi fatto, oggi non saresti qui.

Curly tacque. Pochi giorni prima della sua morte gli fece visita Russel White Bear, un famoso interprete dei Corvi, che gli chiese quale delle tante storie fosse quella vera. Curly ammise che Mitch Boyer lo aveva cacciato:

Boyer mi chiamò e mi disse :"Curly è meglio che ora ci lasci. Torna indietro e osserva da un punto adatto - e mi indicò le colline a est della Custer Hill - se i Sioux ci sconfiggono. Se questo si verificherà torna da Terry e annunciagli che siamo tutti morti.

Che Curly abbia portato a termine puntualmente questo incarico è l'unica cosa di cui siamo sicuri. Tutto il resto è ed era allora mera speculazione ed ebbe come unico effetto quello di trasformare un piccolo, insignificante scout in un indiano famoso. Curly, che si sposò due volte, morì per una polmonite. Le sue spoglie riposano nel Custer Battlefield National Cemetery.

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