NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

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John Ross

Guwisguwi

Tribù: Cherokee Nato: 3.10.1790 a Lookout Mountains | Morto: 1.8.1866 a Washington
John Ross

John Ross aveva ben poco sangue indiano nelle vene, suo padre era infatti scozzese e sua madre era indiana solo per un quarto. Tuttavia Ross si sentiva un Cherokee e frequentò la scuola a Kingston, nel Tennessee. Da ragazzo il suo nome era Tsan-usdi (Little John), più tardi il suo nome fu Guwisguwi, che significa, all'incirca, cigno o airone. Molto presto scelse la sua carriera politica: a diciannove anni fu mandato in missione ufficiale dai Cherokee dell'Arkansas. Nella guerra del 1813/14 combattè, come aiutante di campo, nell'esercito dei Cherokee contro Aquila Rossa e i suoi Creek. Nel 1817 divenne membro del consiglio dei Cherokee e prese parte alle trattative con gli Americani che volevano spingere i Cherokee a trasferirsi a est del Mississippi e a cedere il loro territorio. Il 30 marzo del 1802, gli USA avevano garantito ai Cherokee il possesso delle loro terre e l'autonomia, ma poco dopo avevano marciato sui territori della Georgia, appartenenti ai Cherokee, e ne avevano occupato gran parte. Nel 1817, i Cherokee e i Creek non possedevano che un quarto dell'attuale Georgia. Le trattative procedevano senza risultati per gli Americani: entrambe le tribù avevano leggi che punivano con la morte qualsiasi membro che avesse venduto, di propria iniziativa, la terra. Ma gli Americani, da parte loro, esercitarono ogni tipo di pressione per costringere gli Indiani a vendere. William Mcintosh, uno fra i tanti, non rispettò la legge e fu condannato a morte nel 1826. Tra il 1828 e il 1830, furono varate numerose leggi che avrebbero dovuto portare all'espulsione dei Cherokee ma tutte le leggi e le ordinanze e gli organi competenti a emanarle furono dichiarati fuorilegge, inoltre fu tolta loro la possibilità di fare accordi con i bianchi. L'esecuzione delle condanne a morte per vendita illegale di terre fu equiparata, in Georgia, all'omicidio. I terreni auriferi e le miniere d'oro dovevano essere confiscati e distribuiti tra i cittadini della Georgia. John Ross, che nel 1819 era diventato presidente del Comitato nazionale (in questa funzione si era adoperato per l'introduzione delle scuole e per redigere una costituzione), nel 1828 divenne capo supremo dei Cherokee e, naturalmente, si rifiutò di sottomettersi a quelle leggi criminali e protestò con il presidente Adams, che non trovò miglior soluzione che passare la petizione al suo successore Andrew Jackson, divenuto presidente nel 1829. Nella politica indiana, Jackson aveva come obiettivo la "pacificazione" delle frontiere e spingere tutti gli indiani che potessero ancora rappresentare un pericolo, a ovest, oltre il Mississippi. "Non pericolosi" erano per lui soltanto gli Irochesi che vivevano nel territorio degli Stati Uniti, e quel che rimaneva dei Narraganset, dei Pequot, e dei Moicani, popoli - un tempo - tanto fieri e temibili! Tutte le altre tribù, secondo lui, rappresentavano una costante minaccia. Questo atteggiamento può forse essere spiegato come un complesso derivato dall'insuccesso nel progettato e disatteso assoggettamento dei Seminole. Jackson, che aveva personalmente posto l'alternativa "assoggettamento totale o migrazione" naturalmente non rispose alla protesta, perché propendeva piuttosto per la cinica impostazione della supremazia del governo degli Stati Uniti, che "concedeva benevolmente" lo stato della Georgia agli Indiani! Anche quando la Corte Suprema dichiarò, nel marzo del 1832, che tutte le leggi e le decisioni che penalizzavano i Cherokee erano incostituzionali, Jackson non cambiò atteggiamento. Questa situazione portò alla formazione tra i Cherokee di due partiti che si combattevano con accanimento: i sostenitori e gli avversari del trasferimento. Fu l'occasione perché anche altri contrasti, che covavano da tempo, venissero alla luce: gran parte dell' "alta società" - il cui stile di vita era identico a quello dei bianchi - era di sangue misto, aveva ricevuto una buona cultura ed era favorevole al trasferimento. In realtà questi "mezzosangue" non erano affatto entusiasti per il trasferimento, ma erano convinti di non poter far nulla contro lo strapotere del governo americano. Gli indiani "purosangue" invece si opposero con veemenza al progetto di trasferimento nella riserva indiana, il che portò i due schieramenti a contrapporsi con odio reciproco. A capo dei "purosangue" vi era John Ross, il che sta a dimostrare ulteriormente quanto profondamente si sentisse un Cherokee, nonostante possedesse solo un ottavo di sangue indiano. I propugnatori della tesi dei "mezzosangue", chiamati anche Treaty Party perché volevano un trattato con gli Stati Uniti, erano Major Ridge, Elias Boudinot e suo fratello Stand Watie che, nei decenni seguenti, sarebbe divenuto la personalità più nota al fianco di John Ross tra i Cherokee e il più famoso generale indiano della guerra civile.

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