Kamiaken
Il padre dì Kamiaken era un Nez-Percé di nome Yayayahela e sua madre Kaemoxnith la figlia del capo Yakima, Weowicht. Qualche anno dopo la madre fece ritorno con il ragazzo nella terra della sua tribù. Qui Kamiaken, ancora giovane, poteva contare già su un considerevole numero di cavalli, una vera ricchezza. Imparò a sfruttare gli incontri con i bianchi a proprio vantaggio, per esempio imparando ad allevare bovini, impiantare un giardino e a coltivare con cura. Come Seattle, anche Kamiaken aveva un atteggiamento amichevole con i bianchi e conversava volentieri con i missionari. Fu purtroppo il comportamento degli Americani, in particolari dei coloni e dei cercatori d'oro, che si atteggiavano a padroni del paese, a trasformare i sentimenti d'amicizia di Kamiaken - nel frattempo divenuto capo degli Yakima - in ostilità. Come primo atto, respinse nettamente la richiesta del governatore Stevens di vendergli la terra degli Yakima. La maggior parte dei capi delle tribù coinvolte dal progetto del governatore, condivise l'opinione di Kamiaken che, sempre più, era considerato la grande guida spirituale delle tribù del territorio di Washington e dell'Oregon. Durante le trattative di Walla Walla vi furono scontri anche violenti. Molti anni dopo Weninock, figlio di un altro capo Yakima, ricordava questa che era stata la più grande riunione degli Indiani del Nord-Ovest, paragonabile al grande Council di Medicine Lodge degli Indiani degli Altopiani, con queste parole:
Ero andato alla riunione di Walla Walla con mio padre, che fu uno dei capi che firmò il trattato. Mi ricordo bene delle trattative. A WallaWalla si erano radunati più indiani di quanti se ne fossero mai riuniti prima in questo paese. Escludendo donne e bambini, vi erano duemila guerrieri indiani, che rimasero lì per più di un mese. Per molti giorni indiani e delegati governativi discussero sul trattato. Un giorno il governatore Stevens comunicò agli indiani ciò che aveva messo per iscritto e che uno degli interpreti tradusse per gli indiani. Dopo che tutti i capi e anche Peupeumoxmox ebbero parlato, Stevens volle ascoltare l'opinione del capo supremo degli Yakima, dicendo:
«Kamiaken, il grande capo degli Yakima, non ha ancora parlato. Certamente non ha timore di parlare. Lasciate che si esprima liberamente!»... Allora Kamiaken disse: «Temo che i bianchi non siano sinceri, quando dicono che non farebbero ai loro bambini, ciò che è giusto per i nostri e che manterranno ciò che hai promesso a nome loro», Il governatore fu costretto a modificare il suo progetto: propose allora di formare tre riserve, una nella valle della Yakima all'anonima tribù e ad alcune altre tribù imparentate o alleate con loro, un'altra riserva tra le Bitterroot Mountains e il fiume Snake, per i Nez Percé, e la terza, a est dell'Oregon, per Umatilla, Walla Walla e Cayuse. La maggior parte dei capi all'inizio rifiutò di firmare il trattato, ma poi cedette. Occorre sottolineare che cambiarono atteggiamento solo apparentemente, per dare un'illusione di sicurezza alla commissione e per preparare con calma la guerra contro i bianchi traditori, che, molto prima della stipula del contratto, erano sciamati nel loro paese. Kamiaken fu l'unico a rifiutarsi di firmare e d'altra parte la coerenza era un tratto tipico del suo carattere. Lo aveva dimostrato anche all'apertura dei colloqui, quando un'agente del governo aveva distribuito i consueti doni ai capi e Kamiaken li aveva respinti. Non ho mai ricevuto nulla dagli Americani, neppure un chicco di grano, senza dover pagare. Tra i regali, inoltre, non vi è nulla che vorrei comprare. Mentre il governatore Stevens se ne tornò a casa soddisfatto per la stipula del contratto, i capi Yakima si recarono al villaggio di Kamiaken e discussero la situazione. Decisero quindi di non lasciar entrare soldati americani nel loro paese, ma che i coloni con cui erano in buoni rapporti avrebbero dovuto essere avvertiti, perché potessero mettersi al sicuro. Molti emigrati bianchi però non rispettarono gli avvertimenti degli indiani: fu così che Qualchin, un nipote di Kamiaken, quando si imbatte con i suoi guerrieri in un gruppo di emigrati bianchi, durante una spedizione punitiva, li uccise. Quando l'agente degli Yakima, A. J. Bolon, ne fu informato, decise di recarsi da Kamiaken. Ice, fratello del capo, di cui era amico, gli consigliò di lasciare il paese perché la sua vita sarebbe stata in pericolo. Bolon seguì il consiglio, ma sulla via del ritorno fu intercettato da tre guerrieri Yakima che lo uccisero. Non vedendo rientrare Bolon, l'Agente per gli affari indiani, Nathan Olney, mandò una spia nei villaggi Yakima. Quando quest'ultimo tornò, diede la notizia che Bolon era stato assassinato, e che Yakima, Cayuse e Walla Walla erano pronti alla guerra e che Kamiaken aveva dichiarato che, se fosse stato necessario, avrebbe potuto combattere, contro esercito e coloni, anche per cinque anni. C. H. Mason, il rappresentante di Stevens, mandò rinforzi militari per controllare quel minaccioso inizio di rivolta. Il maggiore Granville Haller partì con cento soldati e un cannone da The Dalles, a cui si unì il luogotenente Slaughter, proveniente da Fort Steilacoom, con cinquanta uomini. Haller non prese sul serio le notizie sull'insurrezione degli indiani e marciò incoscientemente nel paese degli Yakima. Kamiaken e i suoi guerrieri attaccarono i soldati al confine meridionale della Simcoe Valley e, con una battaglia durata due giorni, li sconfissero tra il 4 e il 5 ottobre 1855. Al crepuscolo, i sopravissuti, tra cui Haller, fuggirono dopo aver sepolto i loro caduti... Slaughter, che avrebbe dovuto incontrarsi con Haller, fu avvertito, tornò indietro e si diresse verso il fiume White, per combattere i Nisqualli, poiché anche questa tribù si era decisa ad insorgere. L'azione militare fallì e Slaughter vi trovò la morte. La sollevazione, nel frattempo, si estese sempre di più: solo poche tribù si mantennero neutrali e solo una si schierò dalla parte degli Americani. A questo punto Kamiaken era il capo incontrastato della Confederazione delle tribù del Nord-Ovest e minacciò di guerra coloro che non vollero unirsi a lui perché sapeva fin troppo bene che l'esito della sua lotta per la libertà sarebbe dipeso da come avrebbe saputo mantenere salda l'alleanza delle tribù. A questo scopo gli tornò utile una particolarità linguistica del territorio del Nord-ovest, il Chinook, un misto di lingue indiane con qualche parola in inglese e in francese, che gli indiani usavano normalmente per comunicare fra loro.Il Chinook quando fece la sua comparsa, intorno agli anni quaranta del XIX secolo, comprendeva circa duecentocinquanta parole, ma, cinquant'anni dopo, il bagaglio di vocaboli si era quintuplicato e questo linguaggio aveva soppiantato numerosi dialetti indiani e in parte è ancora in uso oggi. Con il Chinook le tribù del Nord-Ovest potevano capirsi facilmente e avevano una base comune per trasmettersi le notizie. Kamiaken ne fece grande uso, riuscendo ad assicurare la coesione delle Confederazioni. Non appena il governatore dell'Oregon ebbe notizia della sconfitta di Haller, radunò in gran fretta dei volontari e anche i coloni di Vancouver, Seattle e Olympia organizzarono gruppi di volontari. Mason nominò il maggiore Rains generale di brigata di questi gruppi. Negli anni seguenti, vi furono numerosi scontri, talvolta molto sanguinosi. Peupeumoxmox attaccò Fort Walla Walla, che era stato abbandonato dalla sua guarnigione, lo distrusse e si impadronì delle scorte. Poco dopo, nella battaglia nei pressi di Fort Town, cadde nelle mani del colonnello Kelly e fu ucciso da un volontario. Proprio quando Kamiaken mandò messaggi ai Coeur d'Alene e agli Spokan per chiedere altri guerrieri, le truppe di Peupeumoxmox subirono una sconfitta decisiva, vicino a Fort Bennett. La campagna di Kamiaken per ricevere rinforzi da altre tribù ottenne solo un successo parziale. Tuttavia anche una spedizione invernale dell'esercito americano non portò risultati. In primavera Kelly marciò a sud del fiume Columbia, verso Fort Henrietta, mentre il colonnello Cornelius risaliva il fiume in direzione nord, con il medesimo obiettivo. Cornelius si imbatte in un gruppo di circa trecento guerrieri Yakima, al comando di Kamiaken. Ne nacque un duro combattimento, nel corso del quale gli indiani riuscirono a spaventare i cavalli degli americani. I soldati appiedati non erano certo superiori ai guerrieri di Kamiaken. In questa battaglia Kamiaken impartiva i suoi ordini utilizzando una bandiera nera, quadrata. Era la prima volta che un comandante indiano utilizzava questo metodo per dare ordini! Kamiaken fu alla testa dei suoi anche in molte altre battaglie. Ancora una volta gli Americani iniziarono una campagna contro gli Indiani, decisi più che mai a difendere la propria patria. Il comando era stato affidato al colonnello Wright, che riuscì ad avanzare nel territorio indiano, nonostante gli attacchi furibondi di piccoli gruppi di guerrieri. Purtroppo la maggior parte dei guerrieri era occupata con la pesca, l'attività che rappresentava il loro più importante mezzo di sostentamento. Per settimane Kamiaken fece pressione perché si arrivasse a una battaglia decisiva, ma la maggior parte dei capi mise a disposizione solo un limitato numero di guerrieri. Alla fine, furibondo, Kamiaken si ritirò. Whright riuscì però ad accordarsi con alcuni capi, ma la situazione non era più tranquilla: molti capi infatti tornarono sul sentiero di guerra l'inverno successivo. Data la situazione, gli americani cominciarono a costruire una serie di case fortificate in cui potessero trovare riparo i coloni "illegali" nel caso in cui gli indiani avessero voluto cacciarli. Da parte loro gli indiani osservavano con preoccupazione il numero in continua crescita di bianchi e si convinsero che non si sarebbe dovuto attendere oltre per cacciare i fastidiosi invasori. Kamiaken mandò messaggi a tutte le tribù invidandole a fare una grande alleanza, per difendere la loro terra dagli americani e, questa volta, l'azione di Kamiaken ebbe grande successo. Craig, l'Agente per gli Indiani Nez Percé, comunicò, preoccupato, che tutti gli indiani del territorio del Columbia si erano alleati. Chiese di conseguenza armi per i Nez Percé, che, data la loro amicizia per i bianchi, riteneva che fossero ulteriormente minacciati. Accompagnato da sessanta guerrieri, al comando del capo Lawyer, Craig si recò a Fort Walla Walla, dove formarono un'unità di volontari con cui riuscirono a sconfiggere un gruppo di indiani vicino a Grande Ronde. La partecipazione dei Nez Percé a quest'azione fece crescere ancora di più l'odio che gli Indiani del Nord-Ovest sentivano nei confronti di questa tribù. Un nuovo tentativo del governatore Stevens di spingere gli indiani a trattare ebbe questa volta, parzialmente, successo. Vennero delegazioni dei Coyuse, degli Umatilla e naturalmente dei Nez Percé, tuttavia i capi più importanti degli Yakima, e cioè Kamiaken, Owhi, Qualchin e Skioom si rifiutarono di intervenire, come del resto il capo guerriero dei Nez Percé, Looking Glass, che aveva preso le distanza dal traditore Lawyer. L'incontro si svolse in modo molto diverso da come se l'era immaginato Stevens. L'ostilità tra i Nez Percé e gli altri indiani si manifestò in modo evidente, tanto che Stevens si vide costretto, su consiglio del colonnello Edward J. Steptoes, a spostare il luogo della riunione vicino al campo dello stesso Steptoes. Lungo il percorso si imbatterono in un folto gruppo di guerrieri, al comando di Kamiaken, di Owhi e di Qualchin. Non si giunse allo scontro, ma gli indiani che partecipavano alle trattative si sentirono tanto più coscienti del proprio valore per la vicinanza di Kamiaken, che proferirono minacce esplicite contro gli americani e i Percé al punto che Stevens fu costretto a interrompere le trattative. Si ebbero scontri a cui, infine, partecipò anche Steptoes con i suoi soldati. Infuriato Kamiaken attaccò Steptoes e solo con grande fatica gli americani riuscirono a raggiungere Thè Dalles. Gli indiani trovarono nel generale Wool, uno dei più nobili animi dell'esercito americano, un alleato inaspettato. Comunicò a Washington, che Stevens aveva organizzato gli ultimi colloqui solo per procurarsi il motivo per fare una nuova guerra contro gli indiani. A suo parere il territorio di Walla Walla sarebbe stato l'ideale per una riserva, in quanto le Cascade Mountains avrebbero costituito una specie di barriera tra bianchi e indiani. Impedì inoltre ai coloni bianchi di stabilirsi nelle terre degli indiani. Il trattato del 1855 non era stato firmato da Kamiaken e neppure ratificato dal Congresso. Purtroppo l'influenza di questo uomo nobile non era destinata a durare. Nel 1857, Stevens diventò deputato al Congresso di Washington e Jim Nesmith sovrintendente per gli affari indiani in Oregon e nel territorio di Washington, e i due avviarono un'inchiesta contro Wool e riuscirono ad ottenere addirittura la sua destituzione.Il suo successore, solo in senso militare, fu il generale Newman S.Clarke. Parte della politica americana contro gli Indiani del Nord-Ovest consisteva nel non lasciar arrivare armi e munizioni a nessuna tribù. Quando si sospettò che i Mormoni fornissero fucili agli indiani e gli aiutassero anche in altro modo, Clarke incaricò Steptoes di scoprire e impedire questi contatti. Fu l'inizio di un'impresa che quanto all'esito e alle conseguenze, richiama la sconfitta di Custer al Little Big Horn, a vent'anni di distanza. Il 6 maggio 1858, il colonnello Steptoes partì da Fort Walla Walla con centocinquantotto uomini, due cannoni e una squadra di scouts Net Percé. L'equipaggiamento dei soldati era molto diverso, quanto a qualità, ognuno di loro tuttavia aveva a disposizione munizioni per sparare solo quaranta colpi. Steptoes era dell'idea che una semplice dimostrazione di forza fosse sufficiente a dissuadere gli indiani da altre azioni. Un gruppo di Palouse, che sembrava ritirarsi davanti a lui, lo attrasse sempre di più all'interno del territorio nemico. Una settimana dopo, Steptoes raggiunse il fiume Papouse e qui gli indiani lo avvertirono che se avesse proseguito lo avrebbero attaccato. Dopo parecchie trattative, senza successo, il 17 maggio - nei pressi di Tohottonimme, vicino all'attuale Colfox, nel nord-ovest del territorio di Washington - si arrivò allo scontro, che si concluse con una grave sconfitta degli americani. I sopravissuti, tra cui Steptoes, fuggirono con l'aiuto dell'oscurità e furono condotti al sicuro da un capo dei Nez Percé, Timothy. La conclusione di questa battaglia, nota come Baule of Rosolia, Battle of Tohottonimme o Steptoes's desaster, provocò enorme entusiasmo tra gli indiani. Centinaia di guerrieri che fino a quel momento non avevano preso parte ai combattimenti, lasciarono i lori villaggi e si unirono a Kamiaken. Tra gli Americani la sconfitta di Steptoes suscitò amarezza e rabbia. Si gridava alla vendetta senza tener conto che gli indiani avevano semplicemente difeso il loro paese da invasori fuori legge. Ad agosto, il generale George Wright partì con seicento uomini ben addestrati, tra cui cavalleria e artiglieria, e una squadra di scout Nez Percé per andare contro Kamiaken. Da Fort Simcoe partì anche il maggiore Granett con trecento uomini. Kamiaken li evitò, ma tra il 1° e il 5 settembre, fu costretto per due volte a combattere. La prima battaglia si svolse a Four Lakes e si concluse con una sconfitta delle tribù alleate. Kamiaken evitò per miracolo di morire, quando una palla di cannone colpì un albero sotto il quale stava con i suoi e ne staccò un pezzo. La seconda battaglia ebbe luogo poco dopo, nella stessa zona. Oltre a molti guerrieri, gli indiani persero anche circa ottocento cavalli, che Wright fece abbattere e gran parte delle loro provviste invernali. Durante la fuga, distrussero anche il loro stesso villaggio per evitare che i soldati lo saccheggiassero. Dopo aver sconfitto gli indiani, Wright pose il campo a Latah Creek e ricevette parecchi capi per avviare le nuove trattative. Gli unici che, con grande rabbia di Wright, non si fecero vivi furono i capi di Yakima e Spokam. Wright dettò le condizioni e fu estremamente brutale con gli indiani che erano capitolati il 12 settembre. Fece impiccare ventiquattro capi, mentre Granett fucilò i suoi prigionieri. Qualchin, che, probabilmente per incarico di Kamiaken, era venuto per seguire lo svolgimento delle trattative, fu accusato pretestuosamente di aver ucciso alcuni coloni e subito impiccato. Dopo l'assassinio di Qualchin, Kamiaken, con alcuni fedelissimi, fuggì nelle Montagne Rocciose, dove trovò rifugio per qualche tempo presso i Corvi. Da lì si trasferì per alcuni anni nella British Columbia. All'inizio degli anni sessanta del xix secolo, tornò con sua moglie e si stabilì dai Palouse. Nel 1865 fu fondata la riserva degli Yakima. Ma il grande capo indiano avrebbe ancora dovuto soffrire a causa dei suoi vecchi nemici che lo allontanarono da sua moglie e ancora una volta si ritrovò sull'orlo della rovina. Nel 1880, Kamiaken morì nel suo campo, nei pressi del fiume Palouse. Per circa un decennio questo capo aveva influito in modo decisivo sulla storia del territorio del Nord-Ovest, come uomo di stato e come stratega. Con una sanguinosa guerra durata quattro anni (1855-1858) aveva combattuto valorosamente contro un nemico privo di scupoli e affamato di terra e aveva tentato, al di là degli interessi della sua stessa tribù, di difendere la patria degli Indiani del Nord-Ovest.
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