Keokuk
Keokuk, il pioniere della coesistenza pacifica con gli Americani, da giovane era particolarmente bellicoso. Il suo primo atto eroico lo compi quando uccise con una lancia un guerriero Sioux. Anche nei combattimenti con le tribù vicine dimostrò coraggio e dinamismo. Anche la sua capacità retorica e l'abilità nelle trattative divennero famose, il che, a posteriori, può apparire un po' dubbio, visti i risultati che ottenne nelle trattative con gli Americani. Riuscì però a stipulare trattati di pace con tribù fino ad allora nemiche, come Sioux e Menominee, che, seppure a volte furono rotti, in linea di massima servirono ad attenuare la tensione. Le sue capacità gli avevano permesso di diventare una capo del Fox-Clan dei Sauk e di farsi una posizione come membro del Consiglio di Stato. All'interno della tribù era il peggior oppositore di Falco Nero (nomen est omen, il nome fa l'uomo) che era capo dei "falchi". Simili gruppi vi erano un tempo anche all'interno del Congresso americano, dove i delegati "militanti" erano indicati come "Falchi di guerra". Keokuk partiva dal presupposto che gli Americani fossero più forti di tutti gli Indiani messi insieme a che ogni resistenza sarebbe stata priva di senso. Inoltre credeva alle promesse del governo americano e stipulò trattati nel 1804, nel 1816 e nel 1825 all'insaputa di Falco Nero, nei quali i Sauk si impegnavano a rinnegare l'influenza britannica e, cosa che la maggior parte dei sottoscrittori ignorava, a cedere anche estesi territori. Si trattava di un'estensione di circa ventisei milioni e mezzo di iugeri in tutto, nel Missouri, nel Wisconsin e nell'Illinois al prezzo di tre cent per iugero. Nella sua biografia, lo stesso Falco Nero spiega come si giunse alla famosa guerra di Falco Nero:
Un membro della mia tribù uccise, nel 1804, un americano e per punizione fu chiuso nelle prigioni di Saint Louis. Incaricammo quattro uomini di recarsi in suo aiuto a Saint Louis per vedere che cosa potessero fare liberare il nostro amico. Quando tornarono portavano belle giacche e medaglie e raccontarono: «Quando arrivammo a Saint Louis, incontrammo il nostro padre americano e gli spiegammo ciò che volevamo. Gli chiedemmo di liberare il nostro amico. L'americano ci disse che voleva avere della terra. Gli promettemmo un territorio a ovest del Mississippi e un altro dalla parte dell'Illinois, di fronte a Jefferson. Quando tutto fu concordato, il nostro amico fu liberato, ci corse incontro e loro gli spararono».
Più tardi si venne a sapere che avevano trascorso la maggior parte del tempo a Saint Louis completamente ubriachi. Ne io ne la mia gente poté mai sapere di più sul trattato del 1804. Più tardi mi fu spiegato che in quel contratto erano state cedute, agli Stati Uniti, per mille dollari all'anno, tutte le nostre terre a est del Mississippi e a sud di Jefferson. Lascio decidere se in occasione di quel trattato il mio popolo è stato rappresentato nel dovuto modo o se è stato risarcito adeguatamente per quelle terre cosi estese. Questo è stato il motivo di tutti i nostri disaccordi con i bianchi. Ancora una volta l'alcool era stato usato senza scrupoli dagli americani per ottenere il loro scopo, un comportamento che era stato approvato nientemeno che da Benjamin Franklin. Nella sua autobiografia dice che l'alcool «è il mezzo adatto per soddisfare la volontà della provvidenza che vuole sterminare i selvaggi e creare spazio per i contadini di questa terra».
Tra Falco Nero e il generale Gaines si stipulò un trattato, il 27 luglio 1831, nel quale i Sauk si impegnavano a spostarsi oltre il Mississippi e a stabilirsi in una riserva nell'Illinois con Keokuk e la sua gente. Quando gli indiani non ricevettero il mais necessario per sopravvivere che era stato loro promesso, attraversarono il Mississippi per raccogliere il mais dai loro campi di un tempo. Un messo del generale Atkinson invitò Falco Nero a tornare indietro e a giustificarsi. Il capo aveva inutilmente tentato di convincere i Potawatomi e i Winnebago a combattere i bianchi insieme a lui. Mandò quindi tre guerrieri con un messaggio di pace da Atkinson che però fece uccidere uno dei delegati e imprigionò gli altri due. Falco Nero mandò altri cinque mediatori ma ancora una volta gli americani ne uccisero uno e fecero prigionieri gli altri. Furibondo per questo comportamento. Falco Nero si decise a combattere. Con quaranta guerrieri a cavallo attaccò un esercito di duecentosettanta uomini al comando del maggiore Stillman e ne uccise dodici, mentre gli altri, in preda al panico, fuggirono nel loro alloggiamento distante ben trenta miglia. Durante l'inseguimento ne furono uccisi altri. La giustificazione dei fuggitivi, di essere stati aggrediti da duemila indiani, fu smascherata da un pastore metodista che era casualmente rimasto indietro e aveva potuto contare gli indiani. Il governo di Washington mandò allora in aiuto il generale Scott con mille uomini, ma l'esercito fu decimato dal colera e quindi non fu più in grado di combattere. Nel frattempo Falco Nero aveva ottenuto l'adesione alla sua causa da parte di circa cinquecento guerrieri di diverse tribù. Con ripetuti attacchi riuscì a recare grave danno agli insediamenti dei bianchi e a risolvere a proprio favore molti combattimenti. Solo sul fiume Wisconsin furono uccisi settanta volontari bianchi. Quando Atkinson marciò contro gli indiani con duemila uomini, si ritirarono sul Mississippi, dove però era ancorata la nave da guerra Warrior. Falco Nero, allora, fece scendere il Mississippi a donne e bambini con delle barche, ma gli americani, come molte altre volte, fecero la guerra contro gente inerme: molti furono fatti prigionieri e molti altri finirono annegati. Il 3 agosto 1832, Falco Nero decise di arrendersi. Mandò centocinquanta guerrieri con la bandiera bianca della resa lungo la riva, di fronte alla Warrior ma, presumibilmente a causa di un errore di traduzione dell'interprete, il cannone di bordo aprì il fuoco sugli indiani stupefatti che, alla fine, contarono ventitré morti e molti feriti. Il giorno dopo ebbe luogo l'ultimo combattimento. Falco Nero racconta:
IL mattino presto l'avanguardia dell'esercito dei bianchi attaccò il mio popolo che voleva attraversare il Mississippi. Volevano arrendersi. I bianchi però non ascoltarono le loro preghiere e cominciarono a massacrarli. Le nostre squaw con i loro bambini tentarono di risalire a nuoto il Mississippi. Molte annegarono, ad altre spararono prima ancora che raggiungessero l'altra sponda. Contammo sessanta morti, senza contare gli annegati.
Con i suoi fedelissimi Falco Nero poté rifugiarsi in un villaggio dei Winnebago e infine si arrese, il 27 agosto 1833, nei pressi della Prairie du Chien. Al generale Street, il comandante dei vincitori, rivolse le seguenti amare parole che hanno valore al di là del suo destino e di quello della sua tribù:
Hai fatto prigioniero me e tutti i miei guerrieri. Il sole si alzò pallido su di noi il mattino e scomparve in una nuvola scura a sera, simile a una palla di fuoco. Quella fu l'ultima volta che il sole apparve su Falco Nero. Il suo cuore non batterà a lungo nel petto: è morto. Ormai è prigioniero dei bianchi, ora potete fare di lui ciò che volete. Ma sopporta il dolore e non teme la morte. Non è un vigliacco. Falco Nero è un indiano! Non ha fatto nulla di cui un indiano debba vergognarsi. Per la sua tribù, per le donne e i bambini, ha combattuto contro i bianchi che, anno dopo anno, venivano a ingannare gli Indiani e portar via le loro terre. Voi sapete bene perché abbiamo fatto la guerra contro di voi. Tutti i bianchi ne conoscono il motivo. Dovrebbero vergognarsene! Gli Indiani non sono imbroglioni. I bianchi calunniano gli Indiani e li guardano con odio. Ma gli Indiani non mentono e non rubano. Se un indiano fosse tanto cattivo quanto lo sono i bianchi, non potrebbe vivere nella nostra tribù. Sarebbe condannato a morte e dato in pasto ai lupi. I bianchi sono cattivi maestri: ci portano falsi libri e agiscono con falsità. Deridono i poveri indiani per ingannarli. Stringono loro la mano per ottenere la loro fiducia e poterli far ubriacare, rovinarli e rovinare le loro donne. Li esortammo a lasciarci soli e a tenersi lontano da noi, ma ci seguirono, si misero sulla nostra strada e si avvinghiarono a noi come serpenti. Con il loro tocco ci avvelenarono. Non eravamo più sicuri. Vivevamo nel pericolo. Ormai eravamo diventati come loro: ipocriti e mentitori, adulteri e pigri fannulloni, capaci solo di chiacchierare senza fare più nulla. Falco Nero è un vero indiano e si vergogna di lamentarsi come una donna. Il suo cuore batte per sua moglie, per i suoi figli e per i suoi amici. Non si preoccupa per sé, ma soprattutto per il suo popolo e per gli Indiani, perché soffriranno. Falco Nero si rammarica per il proprio destino. I bianchi non scotennano, fanno qualcosa di peggio: avvelenano il cuore!
A settembre dello stesso anno, Sauk e Fox sottoscrissero un trattato: gli Americani ricevettero dieci milioni di acri in cambio del pagamento per trent'anni di una rendita annuale di ventimila dollari e forniture di vettovaglie. A Keokuk e alla sua gente fu assegnata una grande riserva di quaranta miglia quadrate, sul fiume Iowa. Quando lasciò la sua vecchia patria, Keokuk rivolse ai bianchi alcune parole d'addio:
Fratelli! Io e il mio popolo siamo qui e vi porgiamo la mano per congedarci. È tempo per noi di andare. Lasciamo malvolentieri la terra in cui abbiamo vissuto per molto tempo. Le molte lune e i giorni di sole trascorsi qui ci rimarranno nella memoria a lungo. Andiamo in un paese di cui sappiamo poco. La nostra nuova patria va a occidente lungo un fiume. Costruiremo là le nostre capanne e speriamo che il Grande Spirito ci guarderà con benevolenza, come ha fatto qui. Gli uomini che ora lasciamo e a cui ora appartiene la nostra terra non possono sostenere che Keokuk e la sua gente abbiano mai levato l'ascia di guerra contro di loro. Noi siamo sempre stati favorevoli alla pace con voi e voi siete sempre stati benevoli nei nostri confronti. Vivete felici e in pace. Possa il Grande Spirito regalarvi il suo sorriso in questo paese e anche a noi nella terra in cui ora andiamo. Penseremo a voi e voi dovete pensare a noi. Se verrete a farci visita, divideremo con voi le nostre provviste di selvaggina e sarete i benvenuti.
Mentre Keokuk si spostava a ovest con i suoi. Falco Nero, i suoi figli, lo stregone della tribù e altri cinque indiani, erano trattenuti a Fort Monroe come ostaggi. Gli americani si erano riservati di stabilire il momento della liberazione. Il principe Massimiliano d'Austria, all'inizio del suo viaggio all'interno dell'America del Nord, ebbe l'opportunità di assistere all'incontro, il 26 mar- zo 1833, tra una delegazione di Sauk e Fox e il prigioniero Falco Nero:
Quando tutti erano riuniti, Keokuk, con l'aiuto dell'interprete, rivolse un discorso al generale Atkinson - che gli rispose - poi furono introdotti i prigionieri. Per primo comparve Falco Nero, un uomo piccolo e anziano, più che settantenne, con i capelli grigi e un colorito giallognolo, naso leggermente aquilino e i tratti un po' orientali a cui contribuiva non poco il capo rasato e la consueta treccia di capelli sul retro del capo. Tutti i prigionieri non avevano il viso dipinto. Questi uomini facevano pena, entrarono con un'espressione abbattuta e, nonostante non mostrassero segni di commozione, si vedeva chiaramente che molti di loro provavano questo sentimento. I prigionieri diedero la mano a tutti gli uomini della loro tribù, disposti in fila, e si sedettero al centro del cerchio. Due indiani, ritenuti pericolosi, come il famoso profeta Winnegabo, il cui volto sprizzava odio, portavano grandi palle di ferro ai piedi, mentre gli altri non erano legati e venivano condotti tutti i giorni a passeggiare dalla sentinella. I colloqui ripresero. Fu Keokuk a parlare più spesso e ad avanzare richieste per i prigionieri, ma il generale Atkinson ripeté più o meno quanto aveva già detto loro il generale Clarke... Quando il colloquio veniva interrotto, ci si allontanava per lasciare che i prigionieri rimanessero soli con la loro gente per poter dare libero sfogo ai loro sentimenti. Lo sguardo del vecchio Falco Nero era commovente, come del resto tutta la scena dell'incontro, tanto che parecchi spettatori sembravano provare questo sentimento.
Il 4 giugno 1834, Falco Nero, che era stato condotto a Washington poco prima, fu liberato per ordine del presidente Jackson. Durante l'incontro con Jackson, quest'ultimo aveva portato ad esempio di questo comportamento, al vecchio capo, il suo mortale nemico Keokuk. Prima di far ritorno alla sua tribù. Falco Nero visitò numerose città dell'Est, tra cui New York. La visita a una riserva dei Seneca gli fece capire quale fosse la vita in una riserva e gli diede l'opportunità di un profondo scambio di idee con un vecchio capo Seneca, che gli consigliò di coltivare in pace la sua terra e di non puntare mai più un'arma sui bianchi. Quando Falco Nero tomo dalla sua gente, il maggiore Grasland, un incaricato del presidente Jackson, organizzò un incontro tra Keokuk e Falco Nero. Con l'abituale mancanza di comprensione e di diplomazia del Governo per la politica degli Indiani, fu comunicata la decisione - presa a Washington dal presidente Jackson - di riunire i due gruppi della tribù e Keokuk fu posto a capo della nazione Sauk. Falco Nero ne fu profondamente ferito. Per tutta la vita non riuscì a superare lo smacco della sua deposizione dall'incarico di capo, come non si spense mai il suo odio per Keokuk. Io sono solo un membro insignificante di una comunità, che prima mi rispettava e ascoltava le mie parole. La strada per la gloria è piena di sassi e oscurata da nuvole scure. Possa il Grande Spirito illuminare la tua, e che tu non debba mai provare l'umiliazione, che mi ha inflitto con tutta la sua potenza il governo americano: questo è il desiderio di un uomo che un tempo era fiero e coraggioso come te, nelle foreste del suo paese. Nonostante tutto Falco Nero aveva raggiunto una grande popolarità anche tra i bianchi. Veniva invitato a balli militari e ad altre manifestazioni e gli venivano affidati compiti di rappresentanza. Nel 1837, i due eterni rivali si spostarono entrambi a est. Furono ricevuti a Boston dal governatore del Massachusset e ricevettero in regalo una sciabola e un paio di pistole ciascuno. Un anno dopo Falco Nero morì nella sua fattoria sul fiume Des Moines, dove si era ritirato con la sua famiglia. Le memorie di quest'ultimo capo del Middlewest, rappresentano una fonte di grande importanza per la storia di questo territorio nei primi decenni del XVIII secolo. Poco tempo dopo le sue spoglie furono trafugate da affaristi senza scrupoli che volevano esporre la sua testa e il suo scheletro sulla bancarella di una fiera. Per fortuna i colpevoli furono presi e le spoglie di Falco Nero, di questo capo Sak- umanamente ne geniale, ne affascinante, ma commovente - furono consegnate alla sede della Historical Society di Burlington. Keokuk, il suo rivale, non poté godere a lungo dei successi della sua abilità nelle trattative e, negli anni seguenti, dovette migrare sempre più a est, lontano dall'antica patria dei Sauk. Morì nel Kansas, nel 1848. La sua bara fu portata nell'omonima città di Keokuk, dove gli fu eretto anche un monumento. Un busto di bronzo in una sala della Casa Bianca e un suo ritratto su una banconota, indicano di quale grande considerazione abbia goduto come controparte presso gli Americani.
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