Dasoda-hae
Con Mangas Coloradas aveva assunto la guida dei Mimbreno un uomo nato per fare il capo e che non corrispondeva per nulla al cliché dell'apache che ancor oggi viene spesso accreditato. Mangas Coloradas era di corporatura fuori dall'ordinario, doveva essere alto più o meno due metri, forte e agile. Già solo il suo aspetto fisico, con un volto imponente, la fronte spaziosa e lineamenti affilati e fieri, incuteva stima e rispetto. Alle sue caratteristiche fisiche straordinarie, corrispondevano doti morali altrettanto straordinarie che sapeva usare efficacemente sia in pace che in guerra. Cominciò a farsi conoscere nel corso di alcune spedizioni contro i messicani,nemici storici degli Apache e fu durante una di queste che fece prigioniera una messicana che gli piacque tanto al punto che la prese in moglie. Ebbe qualche difficoltà con i parenti di sua moglie, ma le risolse con un duello vittorioso che gli procurò ulteriore notorietà. Dalla sua sposa messicana ebbe tre figlie che, con grande intelligenza, fece sposare a capi di tribù amiche, rafforzando così la coesione tra le tribù. Da tempo aveva infatti capito che solo unendo le forze si sarebbe potuto combattere i bianchi con successo e fu così che sotto la sua guida i Mimbreno divennero una delle tribù più temute del Sud-Ovest. La sua prima grande impresa fu la vendetta per il massacro di Santa Rita del Cobro, una località che doveva la sua esistenza ai giacimenti di rame presenti nella zona (contava circa quattrocento abitanti, per lo più minatori con le loro famiglie che dipendevano completamente dai prodotti trasportati regolarmente da Chihuahua). Mangas Coloradas bloccò proprio questa linfa vitale e, quando i rifornimenti si interruppero, l'inquietudine degli abitanti aumentò perché avevano il presentimento che il mancato arrivo delle carovane di merce fosse da ricondurre alle fosse comuni poco trovate lontano da Santa Rita. Disperati, si misero in cammino per Chihuahua per evitare di morire di fame,ma non vi giunsero mai: Mangas Coloradas aveva così vendicato la morte di quattrocento Mimbreno con quella di quasi altrettanti bianchi. Anche in seguito Mangas Coloradas guidò numerose spedizioni e razzie contro i messicani: le province di Chihuahua. Sonora e Durango erano le sue mete preferite. Spesso era lo stesso gigantesco capo a mettersi alla testa dei suoi guerrieri, ma la sua strategia vincente non era dovuta solo alla sua intelligenza organizzativa perché, subito dopo aver assunto la carica, si era circondato con sette dei suoi migliori guerrieri e li aveva nominati vicecapi. Tra loro si trovava Victorio che sarebbe diventato, più tardi, uno dei più famosi capi Apache. Dopo la fine della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico, giunse a Santa Rita una commissione di confine protetta da una scorta militare tanto forte che Mangas Coloradas, cosciente dell'inferiorità dei suoi quanto ad armi, non azzardò nessun attacco. Cercò invece di trattare con alcuni accompagnatori la possibilità di una convivenza pacifica con gli americani. Si arrivò anche a una specie di coesistenza, ma quando gli Americani cominciarono a proteggere sempre di più i Messicani, rompendo il patto di neutralità, Mangas Coloradas chiese al capo della commissione di confine, J. R. Bartiett:
Siete venuti nel nostro paese e vi abbiamo accolti amichevolmente. Ne la vostra gente, ne i vostri beni, ne il vostro bestiame sono stati molestati. Potevate muovervi nel nostro territorio soli, in due o in tre, potevate andare e venire in pace. Se i vostri animali uscivano dai recinti, vi venivano riportati. Le nostre donne e i nostri bambini venivano e frequentavano le vostre case. Eravamo amici e fratelli. Ci facevamo conto e non avevamo paura di portare con noi i nostri prigionieri. Ci fidavamo del fatto che eravamo fratelli e che voi sentiste quello che noi sentivamo. Non avevamo niente da nascondere e non venivamo di nascosto o di notte. Venivamo alla luce del sole e vi mostravamo i nostri prigionieri... Perché ci avete preso i nostri prigionieri?
Bartiett dichiarò, molto imbarazzato, di essere obbligato da un accordo a proteggere i Messicani. Vi fu una tiepida riconciliazione e gli Apache ottennero un indennizzo in merce, per un valore di più di duecento dollari e i prigionieri, due ragazzi, poterono tornare a casa. Questa volta vi era stata ancora una soluzione pacifica, ma la situazione precipitò quando un messicano, al servizio della commissione di frontiera, uccise in una lite un apache e non fu punito. Gli indiani si rifecero con una serie di aggressioni a cavalli e bovini degli americani. Fu più o meno in questo periodo che fu trovato oro nei pressi di Pinos Altos e, con diffidenza e disappunto, Mangas Coloradas vide arrivare più di cento avventurieri a caccia di oro. Per allontanarli dal territorio della sua tribù, il capo - di solito così scaltro - elaborò un piano che però non avrebbe dato buoni risultati. Si recò nel campo dei cercatori d'oro e parlò loro di filoni auriferi più ricchi di quelli di Pinos Altos e che avrebbe rivelato loro la posizione precisa se si fossero dichiarati disposti a lasciare il paese. I cercatori d'oro subodorarono l'inganno, sopraffecero il capo, lo legarono saldamente e lo frustarono fino a staccargli la pelle a brandelli dal corpo. Mangas Coloradas sopportò i colpi senza un urlo di dolore, ma ad ogni frustata il suo odio per gli americani si faceva sempre più profondo nella sua anima. Infine, barcollando, lasciò il campo. Il brutale comportamento dei cercatori d'oro diede il via alla più spietata guerra indiana della storia americana. Mangas Coloradas mandò messaggi alle tribù confinanti e amiche e le esortò ad unirsi a lui per punire gli americani e cacciarli dal paese. Molti capi e guerrieri accolsero l'invito, primo fra tutti il suo alleato più importante, Cochise, suo genero e capo degli Apache Chiricahua. Un aiuto inaspettato arrivò agli Apache dallo scoppio della guerra civile, nel 1861. La maggior parte dei soldati fu spostata dai forti, molte miniere furono chiuse e i villaggi dei minatori si svuotarono. Senza far distinzione tra appartenenti a Stati del Sud e del Nord, gli Apache attaccarono ogni bianco che incontrassero e tutti i territori lungo il Rio Grande furono devastati. Fu allora che gli Apache si fecero la fama che gli autori di racconti di viaggio e di romanzi di avventura ripresero nelle loro opere, senza indagare sulle cause, e che culminò con l'uso dell'appellativo "Apache" per indicare coloro che appartenevano al sottobosco parigino. Di lì a poco l'Arizona fu completamente "ripulita" dai bianchi (solo Tucson era ancora abitata dai bianchi) ma il numero dei suoi abitanti era crollato a non più di duecento persone. Naturalmente uno degli obiettivi più urgenti di Mangas Coloradas era quello di vendicarsi dei cercatori d'oro di Pinos Altos, ma nel loro campo erano arrivati rinforzi di volontari dell'Arizona, per cui il primo attacco fallì. Quando però il capo venne a sapere, poco dopo, che un gruppo di quattordici cercatori d'oro avevano lasciato il campo e si erano diretti al Passo Apache, decise che era giunto il momento della vendetta. Tese loro un agguato nei pressi del Passo. Metà del gruppo cadde al primo assalto degli Apache, due li strangolò lo stesso gigantesco capo a mani nude e solo qualche giorno dopo un reparto di soldati, al comando del capitano John C. Cremony, trovò gli altri corpi trafitti dalle frecce. Insieme a Cochise, Mangas Coloradas attaccò al Passo Apache trecento volontari californiani, al comando del capitano Thomas Roberts, che si stavano dirigendo a est per unirsi alle truppe dell'Unione, nel New Mexico. La fortuna sembrava stare dalla parte degli Apache, ma alcuni soldati molto coraggiosi riuscirono a piazzare uno dei cannoni che erano riusciti a portare, nonostante l'intenso fuoco di sbarramento degli indiani. Questo tipo di arma era assolutamente nuovo per gli Apache che per precauzione si ritirarono. Mangas Coloradas tornò ad attaccare più tardi, quando dal campo dei californiani uscì un piccolo reparto di cavalleria per avvertire il capitano Cremony che seguiva il primo gruppo. Durante il combattimento Mangas Coloradas fu colpito da una pallottola che lo ferì gravemente. I suoi guerrieri, preoccupati, interruppero subito la battaglia e portarono il loro capo nella piccola città messicana di Janos da un medico che conoscevano. Misero il medico di fronte all'alternativa di salvare Mangas Coloradas o condannare alla rovina Janos e tutti i suoi abitanti. Per fortuna il medico poté accertare che la pallottola non aveva leso organi vitali lo medicò e il suo fisico di ferro permise al capo, ormai settantenne, di guarire dalla ferita in un tempo sorprendentemente breve. Roberts e i suoi erano, nel frattempo, già morti. A quel punto i soldati sia del Nord che del Sud davano la caccia agli Apache che avevano fatto spopolare vasti territori, fino al Texas e il capitano Baylor, governatore degli Stati Confederati in Arizona, ordinò di uccidere ogni apache che avessero incontrato e di vendere donne e bambini come schiavi. Ma Jefferson Davis, il Presidente degli Stati del Sud, che i racconti di storia presentano come del tutto disumano, lo sollevò per questa decisione dall'incarico. Il Governo dell'Unione non fu animato dallo stesso spirito umanitario e ordinò al generale Carleton di "riportare la calma" nel Sud-Ovest, cioè, in pratica, gli veniva ordinato dalle più alte cariche esattamente quello che aveva proposto il capitano Baylor. All'inizio i volontari di Carleton non ottennero risultati contro gli apache ma le cose cambiarono quando Mangas Coloradas decise, all'improvviso, di avviare trattative di pace con gli Americani. Questa decisione fu come un fulmine a ciel sereno per i suoi consiglieri che cercarono in tutti i modi di dissuaderlo, ma lui rimase ostinatamente fermo sulla sua decisione. Si è molto discusso su che cosa lo avesse spinto a farlo, forse perché stanco di combattere o per l'età avanzata o forse perché si era convinto che, nonostante i successi, non sarebbe stato possibile tenere gli americani lontano dal paese degli Apache? I seri propositi di pace del capo furono però sfruttati dagli Americani con totale mancanza di scrupoli. Il capitano J. Walker e il colonnello E. D. Shirland elaborarono un piano per catturare Mangas Coloradas. Mandarono un messaggio in cui Shirland invitava il capo dei Mimbreno per trattare. I suoi vicecapi e gli stregoni lo misero in guardia da un agguato, ma inutilmente. Il 17 gennaio 1863 partì, accompagnato da quindici guerrieri. Shirland e la sua compagnia di volontari avevano posto il campo non lontano da Fort McLean. Uno degli uomini di Walker andò incontro agli apache e li salutò con la mano alzata in segno di pace. Mentre i guerrieri si guardavano intorno diffidenti il capo scambiò alcune parole con gli americani e ordinò ai suoi di tornare indietro. A lui era stato promesso che avrebbe potuto andarsene liberamente nel giro di due giorni. Ma, non appena gli apache furono scomparsi, i soldati circondarono Mangas Coloradas che, data la superiorità numerica, ritenne insensato resistere e fu quindi catturato e portato al campo. Walker e Shirland erano troppo codardi per farsi vedere, ma il grande capo indiano, che sapeva bene quale sarebbe stato il suo destino, si sedette con calma stoica davanti al fuoco e si addormentò. Walker e Shirland avevano subito comunicato al comandante del Forte, capitano J. R. West, il loro "atto eroico". Quando West arrivò e vide il capo indiano addormentato, diede questo ordine alle due sentinelle Collyer e Mead:
Uomini, questo vecchio assassino è sfuggito a ogni azione militare, ha lasciato dietro di sé una scia di sangue lunga 500 miglia. Domani mattina presto voglio averlo vivo o morto, capite? Voglio che domani mattina sia morto!
Le due sentinelle capirono, uno di loro mise la sua baionetta sul fuoco finche non fu incandescente, poi la conficcò nella gamba del prigioniero che si alzò urlando, e allora i due assassini gli spararono. Scaricarono le loro pistole sulla vittima indifesa, che giaceva a terra coperta di sangue. Il temuto capo degli Apache era morto. La sua testa venne staccata dal corpo e venduta a est, mentre il corpo fu gettato in una fossa. Il capitano John C. Cremony, un vecchio avversario del capo e poi agente per gli Apache, capace di essere obiettivo nei suoi giudizi e che aveva molto apprezzato la personalità di Mangas Coloradas ebbe a dire:
Era l'apache più grande e dotato del XIX secolo. I suoi piani intelligenti dimostrano che aveva una prudenza da uomo di stato superiore a lutti gli altri indiani del nostro tempo. Sapeva tenere insieme molti gruppi del suo popolo come nessuno dei suoi predecessori e riusciva a convincerli della necessità di stare insieme per conseguire una maggiore forza comune. La sua influenza fu superiore a quella di qualsiasi altro indiano del suo tempo: possedeva molte buone qualità ma era anche spietato e crudele come il più feroce degli animali feroci. Con i nomi delle sue vittime si potrebbe riempire un libro, tuttavia le sue imprese di guerra sono straordinarie. Con la sua spietata condotta di guerra rese una regione, grande il doppio della California, un desolato deserto.
Dopo la morte di Mangas Coloradas nessun capo riuscì più a riunire così saldamente tra loro gli Apache, anche se alcuni altri capi ottennero successi incredibili contro Americani e Messicani. Uno dei più validi alleati di Mangas Coloradas era il capo Chiricahua Cochise.
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