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Cultura dei Nativi Americani

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Orso in Piedi

Mon-chu-non-zhin

Tribù: Ponca Nato: nel 1830 a ?? | Morto: 09.1908 a ??
Orso in Piedi

Sulla terra dei Ponca, una striscia di terra sul fiume Niobrara, gli Americani avevano messo gli occhi già da tempo. Fin dal 1858 gli Stati Uniti avevano garantito ai Ponca che avrebbero potuto mantenere la loro terra e che i loro diritti sarebbero stati difesi, ma solo dieci anni dopo - con il trattato di Fort Laramie - veniva seminato il germe della discordia. Si era fatto, probabilmente per errore, di ogni erba un fascio della terra dei Ponca e dei Sioux. I Ponca contavano tra i Sioux dei parenti, i Teton-Sioux, con cui però non avevano rapporti particolarmente cordiali. I Ponca si rifiutavano di pagare il tributo che i Teton pretendevano, per cui ci furono continui contrasti finché il Congresso, del 1875, si sentì costretto ad accogliere le proteste dei Ponca e di ricordarsi del loro impegno di protezione. La "protezione" si limitò però soltanto ad una miserabile somma di denaro come indennizzo per i danni provocati dai Sioux. Nel 1876, il Congresso mise da parte ogni incomprensione, e rese disponibili venticinquemila dollari per aiutare i Ponca a ricostruirsi una nuova patria in territorio indiano. Va naturalmente detto che era ipocritamente previsto che i Ponca avrebbero dovuto dichiararsi d'accordo. Tuttavia ne le autorità ufficiali ne i coloni bianchi che già da anni avevano sottratto terre ai Ponca, si attennero alle decisioni prese. A questo punto gli avvenimenti cominciarono a precipitare. Una delegazione, tra i cui membri si trovavano anche Orso in Piedi, doveva visitare il territorio che avrebbe dovuto diventare la nuova patria dei Ponca. L'ispettore per gli Indiani, Edward C. Kemble, accompagnò gli undici capi, ma si rifiutò di riaccompagnarli indietro quando il territorio non piacque loro. Dovettero tornare a piedi, in pieno inverno, per circa ottocento chilometri, poiché lo spietato Kemble non aveva lasciato loro denaro. Visto che il suo tentativo di ricatto era fallito, Kemble tornò pieno di rabbia a Washington per mettere a punto nuovi piani con il generale Sheridan e con Carl Schurz. D'accordo con Sheridan poté, al suo ritorno, minacciare i Ponca di costringerli con le armi a spostarsi nel territorio indiano. Ma Orso in Piedi non si lasciò intimidire e fu persino imprigionato senza alcun preavviso e, poco dopo, i soldati giunsero davvero. Più tardi il capo raccontò:

I soldati avevano fucili e baionette puntati su di noi e sulla nostra gente. I bambini urlavano per la paura!

>Come una mandria di bestiame i Ponca furono cacciati dai loro possedimenti:
una nuova edizione del Trail of Tears dei Cherokee!
Il nuovo Agente per gli Indiani, E. A. Howard, accompagnò il tristissimo corteo, che partì il 21 maggio 1877 e raggiunse la meta cinquanta giorni più tardi. Lungo il cammino morirono molti bambini, tra cui anche Praire Flower, figlio di Orso in Piedi. I Ponca soffrirono molto per i repentini cambiamenti di tempo, scrosci di pioggia e tempeste si alternavano ad un caldo torrido. Furono molti anche gli adulti che non videro la fine del viaggio. Il 9 luglio 1877, raggiunsero infine la riserva, una terra desertica e molto calda, al cui clima i Ponca non erano abituati. Nel giro di sei mesi un quarto dei componenti della tribù morì di malaria! Un successivo trasferimento in un territorio dell'Arkansas non portò nessun miglioramento. La morte fece ancora un ricco bottino, tra cui anche un altro figlio di Orso in Piedi. La sua morte fu la causa diretta per un'evoluzione della coscienza americana grazie alla quale si sarebbe finalmente giunti alla condanna ufficiale della politica americana nei confronti degli Indiani. L'ultimo desiderio del figlio di Orso in Piedi fu quello di essere sepolto nella patria originale dei Ponca, sul Niobrara, nell'antico cimitero della sua tribù. Il padre in lutto partì per il nord, accompagnato da sessantasei guerrieri, con la salma del figlio. Riuscì a raggiungere la riserva degli Omaho, senza farsi scoprire, e lì fu fatto prigioniero per un'ordinanza del ministro degli interni, Schurz. Fu troppo anche per il generale Crook, il vecchio avversario degli Indiani, che assicurò a Orso in Piedi il suo aiuto e utilizzò un potente mezzo che fino a quel momento non era ancora entrato in azione in modo positivo nelle lotte tra bianchi e Indiani: la stampa. I Ponca erano sempre stati trattati amichevolmente dagli Omaho, sia nel loro trasferimento nel territorio indiano, sia in altre occasioni. Principalmente fu merito del capo Joseph La Flesche e di sua figlia Susette, che più tardi sarebbe diventata famosa con il nome di Brighi Eyes. Si deve soprattutto al suo impegno e alla sua forza di persuasione, con cui espose la situazione dei Ponca, se T. H. Tibbles, editore di un giornale di Omaho, prese a cuore il problema e che, con un infuocato articolo, puntò il dito sul vergognoso comportamento del governo americano nei confronti dei Ponca. Si levò un'ondata di indignazione, le chiese protestarono, gli avvocati Poppletou e Webster si misero a disposizione gratuitamente e Crook fece tutto il possibile per ritardare il trasporto degli indiani nella loro riserva. Gli avvocati ottennero che Crook, che naturalmente era d'accordo, comparisse in giudizio con Orso in Piedi e gli altri prigionieri per delegittimare la prigionia di Orso in Piedi e quella degli altri prigionieri. Tra un enorme interesse del pubblico, il 18 aprile del 1879, iniziò il processo di Orso in Piedi contro il generale Crook. Gli Stati Uniti rifiutarono di accordare agli Indiani gli stessi diritti dei bianchi, poiché, come sosteneva il pubblico ministero, gli Indiani, secondo la legge, non erano persone. Gli avvocati fecero energicamente osservare che ai Ponca spettava lo stesso diritto di libertà. Prese anche la parola Orso in Piedi:

Desidero tornare a nord nella mia patria... Dio guarda me e i miei fratelli e sente ciò che dico. Possa far si che voi mi aiutate! Se un bianco ha una proprietà, e qualcuno dovesse imbrogliarlo, potrebbe aspirare a riavere la sua terra. Questo lo capireste. Mettetevi quindi nei nostri panni e aiutatemi a salvare la vita delle nostre donne e dei nostri bambini!

Il giudice Elmer S. Dundy riconobbe l'enorme ingiustizia che era stata fatta agli Indiani ed emise il suo verdetto assolutamente controcorrente:

Un indiano è una persona ai sensi di legge. Non vi è autorità che possa pretendere di costringere i prigionieri a tornare in territorio indiano.

Quindi ordinò che Orso in Piedi e i suoi fossero liberati. Il pubblico esultò e il generale Crook andò a congratularsi con Orso in Piedi. Il pubblico ministero non si azzardò a presentare ricorso di fronte all'inconfutabile fondatezza del verdetto di Dunty. Accompagnato da Francis La Flesche, fratello di Bright Eyes, e da un altro interprete, tra il 1879 e il 1880, Orso in Piedi visitò l'Est degli Stati Uniti, dove suscitò così tanta simpatia che migliaia di persone si adoperarono per lui mandando lettere, al Congresso e al presidente, in cui protestavano per la politica disumana del governo e pretendevano misure riparatrici. Volente o nolente il governo americano dovette inghiottire la pillola del diritto e mettere a disposizione dei Ponca alcune centinaia di iugeri nella loro vecchia patria sul fiume Niobrara. La maggior parte dei Ponca ora desiderava, naturalmente, abbandonare il territorio della riserva ma l'indian Bureau e molti politici non erano d'accordo. Non volevano ammettere che il verdetto del giudice Dunty rappresentava uno spaventoso schiaffo morale per loro e proseguirono ostinatamente nella loro politica delle riserve, illegale ma molto redditizia. Purtroppo anche Carl Schurz apparteneva ai sostenitori accaniti di questa linea il che non gli valse certo la fama tra gli americani di origine germanica. La suddetta cricca di politici e militari riuscì di fatto a impedire che i Ponca potessero tornare in patria dal territorio indiano. Il fratello di Orso in Piedi, Big Snake, fu ucciso dai soldati nel corso delle dimostrazioni di malcontento che ne derivarono. Ma la situazione non cambiò: i Ponca rimasero divisi. Orso in Piedi che si era battuto per la libertà del suo popolo e aveva riavuto la sua terra, morì serenamente all'età di settantotto anni.

 

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