Arrow
Ouray deve la sua posizione di capo degli Uncompahgre-Ute più al fatto che lo era già suo padre che alle sue effettive capacità. Certo in gioventù combatté spesso contro i Sioux (le sue origini infatti erano per metà Apache) ma la sua natura non era quella di combattere, bensì quella di un uomo abile nelle trattative: era, infatti, l'uomo del compromesso. La sua abilità oratoria, la sua intelligenza e la predisposizione alle lingue non erano da meno, parlava infatti perfettamente due lingue straniere: inglese e spagnolo. Sfruttava ogni occasione per parlare con cacciatori, commercianti o viaggiatori, per ampliare le sue conoscenze. Dopo aver conosciuto più a fondo la setta metodista, ridusse il proprio personale consumo di alcool, che fino allora era stato considerevole, ma per tutta la vita fu al centro dei pettegolezzi. Abbandonò qualsiasi ambizione bellica nel 1860, quando perse il suo unico figlio in uno scontro con i Sioux. Per due anni visse all'agenzia Los-Pinos, dove imparò a trasformare la sua conoscenza delle lingue in moneta sonante: come interprete governativo ricevette, infatti, un compenso annuo di cinquecento dollari. Con grande preoccupazione, gli Americani vedevano la situazione in Colorado farsi sempre più tesa, perché i coloni pretendevano sempre più terre e se le prendevano di propria iniziativa e gli indiani, da parte loro, non subivano passivamente le aggressioni e si difendevano. Tra i gruppi in circolazione che, a detta degli Americani, rendevano il paese "insicuro", vi erano naturalmente guerrieri ute appartenenti un po' a tutti i sottogruppi e le loro imprese erano assolutamente incontrollabili. Per sistemare le cose, gli Americani usarono un vecchio trucco, già utilizzato da William Penn con i Delaware: nominarono, cioè, uno qualsiasi dei capi, capo supremo delle tribù o del popolo in questione, e fecero un trattato con lui, che poi avrebbe avuto valore per tutti. La scelta cadde sul loquace Ouray e il 7 ottobre 1863 a Canejos, in Colorado, fu sottoscritto il trattato tra Ute e Stati Uniti. Gli Ute cedevano agli Stati Uniti tutti i tenitori a est della catena delle Montagne Rocciose e permettevano a tutti i bianchi cercatori d'oro, d'argento e di altre risorse del sottosuolo, di andare sulle montagne per le loro ricerche. In cambio avrebbero ricevuto viveri e merci per il valore di ventimila dollari all'anno. Sotto il trattato compare il nome "U-ray, or Arraw" e si suppone che la parola "Ouray" altro non sia che una deformazione del vocabolo inglese Arrow. Un'altra versione fa derivare " Ouray" dalla versione indiana del nome "Willie", nome che avrebbe ricevuto da bambino da una famiglia americana. Con la loro già citata partecipazione alla guerra contro i Navaho avevano reso grandi servizi agli Americani e si erano guadagnati il rispetto e l'amicizia di Kit Carson, che aveva già imparato a conoscerli con la sua attività di Agente per gli affari indiani. Nel 1866, il governo incaricò proprio lui di andare in Colorado per calmare gli animi esasperati degli indiani dopo lo spaventoso massacro di Sand Creek. Fu in quest'occasione che nacque una grande amici zia con Ouray, che gli avrebbe poi fornito un grande aiuto. Contemporaneamente si allontanò dal suo vecchio amico Ka-ni-ache che già durante le trattative del 1863 si era dichiarato contrario alla cessione di terre e che col tempo era diventato un avversario di Ouray, che Carson aiutò a combattere Ka-ni-ache. Nel 1868 i due amici andarono a Washington, accompagnati da parecchi altri capi Ute, invitati dalI'indian Bureau. Il motivo per le nuove trattative erano le lamentele dei coloni per le "continue molestie da parte degli Ute". Fu quindi chiesto senza mezzi termini che gli Ute fossero tenuti in una riserva. Naturalmente questa mossa avrebbe liberato terre che sarebbero state messe a disposizione per i coloni. I rappresentanti del governo chiesero che i capi ute nominassero un portavoce e la scelta cadde all'unanimità su Ouray, che in seguito ebbe modo di dimostrare la sua abilità tattica.
Un indiano che firma un trattato con gli Stati Uniti, assomiglia a un bufalo che firma un trattato con i cacciatori che lo hanno trafitto con le loro frecce.
Non gli resta altra scelta che piegarsi e accettare.
Riuscì a ottenere dagli Americani, ingordi di terra, un territorio considerevolmente più esteso di quello proposto inizialmente e gli Americani dovettero inoltre impegnarsi a vietare alla loro gente l'ingresso nel territorio ute. Il trattato fu firmato il 2 marzo 1868. Non passò molto tempo e i coloni e i cercatori d'oro chiesero ancora più terra e ancora una volta l'Indian Bureau si piegò a queste richieste, invitando, nel settembre 1873, una delegazione a Los Pinos, guidata da F.R.Brunot, per trattare con Ouray e gli altri capi. Il governo offriva venticinquemila dollari all'anno in cambio di un'ulteriore cessione di terra della riserva e Ouray, in aggiunta, avrebbe ricevuto una rendita annuale personale di mille dollari, una bella fattoria e una casa. A questo punto Ouray cambiò opinione e l'accordo fu concluso, ma quando gli Ute ne vennero a conoscere il vero motivo, accusarono Ouray di tradimento e la considerazione di cui godeva nella tribù calò sensibilmente. Nel 1879 vi fu una sanguinosa rivolta degli Ute - provocata da Nathan C. Meeker, un agente per gli affari indiani incapace e arrogante - nell'agenzia di White River. Nel suo delirio missionario tentò infatti di costringere gli indiani a uno stile di vita totalmente diverso e quando si rese conto che i suoi progetti non si sarebbero realizzati, pretese che gli Ute si spostassero nel territorio indiano. I capi Nicaagat e Colorado (Colorow) incitarono i guerrieri a combattere. Quando Ouray seppe degli scontri mandò un messaggio agli Ute di White River:
Vi ordino di interrompere gli scontri con i bianchi e di non far soffrire nessuno, soprattutto se si tratta di innocenti, a meno che non siate costretti a difendere la vostra vita e i vostri averi da attacchi illegali e insensati, da funi di cavalli e altri misfatti. Tutto ciò che va al di là avrà spaventose conseguenze per i responsabili.
L'ordine di Ouray pose immediatamente fine agli scontri nel corso dei quali avevano perso la vita dodici soldati e l'agente Meeker. La rivolta tuttavia decise il destino degli Ute progettato dagli Americani. Ouray si recò ancora a Washington ma era ormai gravemente malato - soffriva di una malattia renale che lo faceva soffrire molto - ed era consapevole della sua prossima fine per cui non aveva più alcuna capacità di reagire e non gli rimase che piegarsi alle decisioni del Ministero degli Interni di far abbandonare agli Ute la loro terra, per una riserva in Utah. Nell'agosto del 1881, l'esercito costrinse gli Ute, ormai rassegnati, a lasciare il Colorado. Ouray, il loro capo più famoso, non poté vedere questa tragica giornata del suo popolo perché era morto un anno prima, il 24 agosto del 1880.
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