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Cultura dei Nativi Americani

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Petalesharo

Petalesharo

Tribù: Skidi-Pawnee Nato: nel 1797 a fiume Niobrara | Morto: nel 1852 a ??
Petalesharo

Nel 1821, una delegazione di Pawnee si recò in visita a Washington per parlare dei rapporti commerciali con gli Americani. Al centro dell'interesse pubblico della capitale vi erano non già l'importanza politica della "visita di stato" ma un guerriero di circa venticinque anni che era stato da tempo preceduto dalla fama del suo eroismo. Questo guerriero era Petalesharo, il figlio di Letalashaw, capo supremo degli Skidi-Pawnee. Da tempo immemorabile era usanza di questa tribù di fare in primavera una grande festa, prima di deporre per la semina i chicchi di mais, in onore della stella del mattino. Nel corso della festa veniva offerta una vittima umana per ottenere in questo modo un ricco raccolto. Nella cerimonia della stella del mattino vi era una parte del culto dei Pawnee per il sole e per le stelle e ricorda, quanto a crudeltà, le feste sacrificali degli Aztechi. Come vittima si usava una fanciulla, scelta fra i prigionieri della tribù, e i sacerdoti badavano scrupolosamente che la povera vittima andasse incontro al proprio tragico destino, priva di conoscenza. Tre giorni prima della cerimonia la prigioniera veniva dipinta su tutto il corpo e, da quel momento, era considerata sacra. All'alba del quarto giorno, veniva portata su un impalcatura, posta al centro del villaggio, e legata stretta. Se opponeva resistenza, veniva considerato un cattivo presagio. Infine, quando si alzava la stella del mattino, veniva uccisa con una freccia avvelenata che le attraversava il cuore. Nello stesso momento le veniva colpito il cranio con una clava, poi il prete le tagliava il cuore che veniva offerto come sacrificio alla stella del mattino. A quel punto tutti gli uomini del villaggio dovevano lanciare una freccia sul corpo della morta. Già molte volte, nel corso degli anni, alcuni visitatori avevano tentato di convincere i Pawnee a interrompere quei crudeli sacrifici umani. Ma anche se i capi fossero stati d'accordo, i fanatici sacerdoti della tribù avrebbero minacciato che la sciagura si sarebbe abbattuta sulla tribù se non si fossero mantenute le vecchie usanze. Nel 1818, era stata scelta come vittima una ragazza apache. Quando già era stata legata sull'impalcatura del sacrificio e con il cuore in tumulto seguiva i preparativi dei sacerdoti, Petalesharo, il giovane figlio del capo, piombò su di lei, tagliò rapidamente le corde e saltò con lei su due cavalli, preparati in precedenza, prima che la moltitudine potesse rendersi conto di quanto successo. Solo quando fu a distanza di sicurezza dagli inseguitori, Petalesharo si fermò, diede delle provviste alla fanciulla salvata e la rimandò a casa dalla sua tribù. I due villaggi apache più vicini distavano comunque più di quattrocento miglia ma, per sua fortuna, già il giorno dopo incontrò un gruppo di guerrieri della sua tribù che la portarono in salvo a casa. Petalesharo tornò al suo villaggio. Forse per il rispetto di cui godeva suo padre o per la meraviglia suscitata dal suo atto di coraggio, non fu fatta nessuna accusa a Petalesharo e persino i sacerdoti, di solito spietati, tacquero. Il padre di Petalesharo, Letaleshaw (Old Knife), era un uomo nobile e coraggioso. Anche Petalesharo aveva ereditato questo modo di pensare e fin da bambino aveva sentito parlare, con curiosità e venerazione, delle azioni eroiche di suo padre e, una volta cresciuto, non vedeva l'ora di imitarlo. Ben presto si mise alla prova e misurò le sue forze nelle molte battaglie contro i nemici della sua tribù e, in breve tempo, si guadagnò la fama di guerriero coraggioso. Nel 1821, tre anni dopo il suo atto di coraggio, ebbe l'opportunità di andare a Washington con una delegazione dei Pawnee. Quando i giornali appresero della sua venuta, fecero a gara nel pubblicare i racconti dedicati alla sua gente. Il «National Intelligencer» presentò il suo atto eroico nei minimi particolari e, inoltre, il mondo delle donne di Washington subì il fascino dello splendido aspetto del giovane eroe pawnee. Gli furono fatti ritratti che lo presentavano nel prestigioso abbigliamento della tribù: portava un copricapo - fatto con due file di piume di aquila reale - che scendeva fino ai fianchi, sulle spalle portava un mantello che lasciava scoperto una parte del petto e un braccio. Gambali e mocassini erano finemente ricamati e riccamente decorati. Il suo volto, che aveva tratti quasi femminili, mostrava sentimenti profondamente umani ma anche ardimento. La cosa degna di nota dell'atto eroico di Petalesharo è che non era legato a nessuna storia d'amore, che, molto spesso, è la molla per la maggior parte delle azioni ardite di questo tipo. L'atto non sarebbe stato per questo meno nobile, ma il fatto che accadde per pura umanità e amore per il prossimo, illumina il carattere di Petalesharo di un alone di nobiltà. Le donne di Washington organizzarono una riunione il cui ricavato servì per confezionare una medaglia per l'eroe indiano. Durante la cerimonia di consegna, le donne di Washington lo pregarono di continuare ad intervenire in modo cavalleresco in favore di donne e fanciulle prigioniere. Petalesharo prese in mano la medaglia e rispose:

Questa medaglia porta serenità nel mio cuore. Mi sento come una foglia dopo la tempesta. Vi ascolto. Mi rallegro. Amo i visi pallidi più che mai e desidero aprire le mie orecchie di più quando parlano. Sono contento che abbiate sentito parlare del mio atto. Non pensavo che si trattasse di un'azione tanto buona. Mi è venuta dal cuore. Nulla sapevo del suo valore. Ora, con questa medaglia, lo so.

L'atto di Petalesharo, tuttavia, non portò ancora all'abolizione della cerimonia della stella del mattino: furono necessari ulteriori sforzi e numerosi scontri verbali con i sacerdoti per arrivare a eliminare i sacrifici umani. Petalesharo successe come capo a suo padre e si meritò sempre attenzione e rispetto per la sua guida intelligente. Morì nel 1852. Il suo successore nella carica di capo prese anche lui il nome di Petalesharo, per cui i due vengono spesso scambiati o considerati una sola persona. Petalesharo d. J. era nato nel 1857. Rinforzò la collaborazione con i bianchi e sottoscrisse, il 24 settembre 1857, il trattato di Table Rock, con cui i Pawnee cedevano agli USA tutti i territori a nord del fiume Platte, in cambio di una riserva sul fiume Loup. Quando Petalesharo d. J. scoprì che venivano ancora fatti sacrifici umani di nascosto, strappò, rischiando la sua stessa vita, la vittima dalle mani dei fanatici ed eliminò per sempre questa usanza. Si dedicò inoltre con grande impegno all'inserimento dei suoi guerrieri nell'esercito americano. Fece addirittura personalmente la scelta di chi dovesse far parte dei Pawnee-Scout di cui si è già parlato. Nonostante tutti i servizi resi nelle guerre contro gli Indiani liberi degli Altopiani, nel 1874, furono costretti a trasferirsi nel territorio indiano. Quando Petalesharo d. J. si oppose a questo provvedimento, fu ucciso da un guerriero della sua tribù. Il tradimento dei Pawnee ai loro fratelli indiani, come è stato spesso definito il loro comportamento, di certo non pagò.

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