Michikinikwa
Il padre di Piccola Tartaruga era un capo Miami, mentre sua madre era un'indiana Mohegan adottata dai Miami. Fu nominato capo molto presto per il suo coraggio in battaglia e per la sua capacità di valutare rapidamente e bene le situazioni e di sapere prendere le decisioni adeguate, tutte doti che non erano ammirate solo nella sua tribù. Piccola Tartaruga viene descritto come un uomo grande, di bella presenza e grande dignità. Con Giacca Blu degli Shawnee e Pachgantschilhilas dei Delaware, Piccola Tartaruga riuscì a realizzare il suo grande piano di unificazione e le tribù Miami, Shawnee, Delaware, Wyandot, Seneca, Potawatomi, Chippewa e Ottawa strinsero una grande alleanza. Il 13 settembre 1791, il generale Harmar, per ordine del governo americano, uscì da Fort Washington verso i villaggi indiani sul fiume Miami. I conflitti che seguirono presero il nome, nella storia, di guerra contro gli Indiani del Nord-Est (1790-95). L'esercito di Harmar era composto da trecentoventi soldati e circa mille e duecento miliziani. Scopo dell'impresa avrebbe dovuto essere, secondo l'idea del presidente Washington, quello di rendere più sicure le frontiere orientali. Ma presto si evidenziò ciò che era facile comprendere. La gente di Harmar incendiò i villaggi lasciati in tutta fretta dagli indiani e distrusse i campi di mais. A lavoro finito, Harmar montò un campo. Quando si scoprirono delle sospette tracce indiane, il maggiore Hardin con centottanta uomini, tra soldati e miliziani, si mise all'inseguimento seguendo le tracce e cadde in una trappola preparata da Piccola Tartaruga. Quasi nessuno dei suoi sopravvisse. Harmar decise di ritirarsi, ma trecentosessanta dei suoi uomini caddero in una nuova imboscata, furono battuti e si persero centocinquanta uomini. Su loro stessa richiesta, Harmar e Hardin furono giudicati da una Corte marziale e furono entrambi assolti. Incitati dai successi ottenuti contro l'esercito americano, gli indiani proseguirono con gli attacchi agli insediamenti di frontiera. Il governo americano emanò allora una legge per rafforzare l'esercito. Arthur Saint Clair, il governatore dei Tenitori di Nord-Ovest, gottoso e apprensivo, fu nominato comandante supremo; fu arruolato un reggimento di nuovi soldati e, nel 1792, un esercito di duemila uomini uscì di nuovo da Fort Washington, al comando di Saint Clair. Il 3 novembre, Saint Clair montò il suo campo a circa quindici miglia di distanza dai villaggi dei Miami. Nel frattempo la forza del suo esercito era diminuita di circa cento uomini che avevano disertato strada facendo. La mattina del 4 novembre, il dies alter della condotta di guerra americana, l'esercito indiano di Piccola Tartaruga attaccò, da ovest Wyandot e Delaware, da est i Seneca e gli altri alleati. La milizia americana cavalcò disordinatamente e cercò la salvezza in una fuga selvaggia. Fuggendo, quegli "eroi" non abbandonarono solo armi ed equipaggiamento, ma presi da un terrore incontrollabile, abbandonarono persino i feriti. Si combatté accanitamente solo intorno ai cannoni, difesi dai miliziani, che infine caddero però a loro volta nelle mani degli indiani. Le perdite americane non furono quantificate, ma si valuta che il numero dei morti sia stato di novecento uomini, tra i quali cinquantanove ufficiali. La fuga disperata verso Fort Jefferson, distante trenta miglia, durò dal mattino al tramonto e quel che rimaneva dell'esercito americano percorse un tratto di territorio per cui - in una normale marcia - avrebbe impiegato quattordici giorni. Gli indiani, che avevano fatto un ricco bottino di armi e provviste, inseguirono i fuggitivi ancora per un tratto di quattro miglia. Le tribù indiane alleate avevano inflitto agli Stati Uniti la sconfitta più pesante, sanguinosa e vergognosa della storia dell'America del Nord. La notizia della disfatta delle loro truppe causò sgomento tra gli Americani, e Washington, che prima dell'inizio della campagna contro gli Indiani aveva espressamente messo in guardia Saint Clair dalle sorprese, era esterrefatto. Il generale Wayne, il "folle Antony", com'era chiamato, fu incaricato del comando. Nell'estate del 1794, concentrò duemila soldati regolari, da lui accuratamente addestrati, e una milizia di cento uomini a cavallo, nei pressi di Fort Recovery, che era stato costruito nel luogo della disfatta di Saint Clair. Wayne mandò una delegazione dagli indiani per sottoporre una proposta di pace, ma si mise in cammino senza attendere il ritorno degli inviati. Gli indiani, nel frattempo, tennero un grande consiglio di guerra. Piccola Tartaruga mise in guardia da Wayne ma fu messo in minoranza da Giacca Blu, Simon Girty, che vi prendeva parte come capo dei Delaware, e altri capi tra cui una giovane guida Shawnee, di nome Tecumseh. Il consiglio di guerra decise che la battaglia avrebbe dovuto aver luogo in un luogo nei pressi del forte inglese Miami, chiamato Fallen Timbers. I tronchi d'albero, scagliati a destra e a sinistra, avrebbero dovuto avvantaggiare gli indiani nel combattimento ravvicinato e gli americani avrebbero dovuto essere spinti verso il forte inglese, i cui cannoni dominavano tutta la valle. Giacca Blu confidava fermamente sull'aiuto del comandante Campbell. A queste condizioni, la strategia era stata escogitata con intelligenza, purtroppo però non avrebbe giustificato la fiducia risposta in lui, nonostante avesse esplicitamente assicurato agli indiani il proprio appoggio. Il 20 agosto 1794, si arrivò alla battaglia: le forze indiane, che potevano contare all'incirca su duemila uomini, furono respinte dal predominio militare americano verso Fort Miami, ma l'atteso aiuto dei cannoni inglesi venne a mancare! Campbell chiuse addirittura le porte del forte e rimase a guardare come gli indiani in fuga, tra cui donne e bambini, venissero massacrati, davanti ai suoi occhi, dalla milizia americana assetata di sangue. Alcuni giorni prima era infatti giunto un corriere da Detroit per comunicare che l'incaricato di Washington in Inghilterra aveva sottoscritto un trattato in cui l'Inghilterra si impegnava ad astenersi da ogni intromissione. Perciò la sconfitta degli indiani era già stata decisa altrove. I "nobili vincitori", al comando del generale Wayne, distrussero ancora una volta per miglia e miglia i campi di mais e lasciarono che gli indiani scegliessero fra "pace" e sterminio. Il 3 agosto 1795, gli indiani firmarono la pace di Greenville, Ohio, per cui dovevano cedere un territorio di sessantamila chilometri quadrati, ricevendo la miseria di ventimila dollari oltre al pagamento annuale di novemila dollari. Da quel momento in poi non fu più riconosciuto il loro diritto sulle restanti terre. Il generale Wayne non poté fare a meno di dare agli indiani il suo consiglio, inutile, nonché paternalistico e fariseo:
Non possiamo tener conto dei vostri sentimenti, per quanto rispettabili possano essere. Voi stessi avete provocato gli avvenimenti, ora dovete subirne le conseguenze. Vi rimane ancora terra sufficiente per rimanere una nazione, lavorando onorevolmente. Il mio governo, inoltre, vi offre un risarcimento che a malapena avreste potuto aspettarvi e che vi garantisce felicità e benessere se ne farete buon uso. La vostra vita da briganti ora è finita. Usate le possibilità che vi si offrono e vivete in amicizia con noi. Vi tendiamo la mano. :
Piccola Tartaruga tomo al fiume Eel, nella sua terra, dove gli americani gli costruirono una casa. L'insediamento era noto come Little Turtle Village. Nel 1797, si recò a Filadelfia con suo cognato William Welis, un bianco che prima aveva combattuto dalla parte degli indiani e poi da quella degli americani, e fece visita al presidente Washington. A Filadelfia incontrò anche l'eroe nazionale polacco Tadeusz Kosziuszko. Gli stretti rapporti che ebbe con gli americani fecero diminuire ben presto la stima per lui tra gli indiani. Ma, grazie ad alcune ottime riforme, tornò a farsi rispettare. Si adoperò per l'abolizione della tortura e ottenne dai bianchi un divieto del commercio di alcool che, in ogni caso, non disturbò troppo i commercianti senza scrupoli. Nel 1803, 1805 e nel 1809, sottoscrisse altri trattati con gli Americani. Con invidia, il vecchio capo ormai curvato dalla gotta, osservò l'ascesa di Tecumseh; la sua gelosia lo spinse addirittura a denunciare Tecumseh come spia, in una lettera al generale Harrison, dopo la sconfitta di Tippecanoe::
...Ad eccezione di due gruppi della sua stessa tribù, tutti gli altri si sono allontanati dal profeta, Tecumseh è andato da lui con soli otto uomini. Al momento i due non rappresentano alcun pericolo. I nostri occhi saranno vigili e li terranno sotto osservazione. Se dovessero tentare di avere di nuovo ascendente faremo tutto ciò che è in nostro potere per informarti subito dei loro piani. Il tuo amico Piccola Tartaruga:
Questo atteggiamento privo di carattere del capo, che nel frattempo si era gravemente ammalato, da un'impressione sbagliata di uno dei capi più capaci della razza indiana. Durante la guerra anglo-americana del 1812 le sue simpatie andarono naturalmente agli Americani, contro cui prima aveva lottato, dedicando, con successo, tutte le sue energie e il suo sapere. Il 14 luglio dello stesso anno morì di gotta, durante una visita a Fort Wayne. Gli Americani gli diedero sepoltura con gli onori militari. Davanti alla sua tomba vi erano soldati di quell'esercito, sul quale - proprio vent'anni prima - aveva riportato la sua gloriosa vittoria.
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