NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

admin

Piccolo Corvo

Chetan-wakan-man

Tribù: Santee-Sioux Nato: nel 1802 a Fiume Minnesota | Morto: 3.7.1863 a Nord di Hutchiusou

Piccolo Corvo proveniva da una famiglia di capi. Già suo padre, che si chiamava Piccolo Corvo, come lui, e suo nonno Piccolo Tuono erano capi della sezione dei Kaposia dei Mdewakanton, che abitavano in un villaggio posto dieci miglia sotto il punto di confluenza del fiume Minnesota nel Mississippi. Da quando nel 1846 Piccolo Corvo era stato ferito da suo fratello, ubriacatesi, nel corso di un banchetto conviviale, temeva l'acquavite: accolse persino un missionario nel suo villaggio per dare maggior autorevolezza ai suoi moniti. Durante un viaggio nelle città dell'Est, Piccolo Corvo si era convinto che non fosse possibile opporre a lungo una resistenza ai bianchi e fu anche questo che lo convinse ad aderire al trattato di Mendota per assicurare la pace al suo popolo. Per dare il buon esempio divenne fattore, visse e si vestì come un bianco e si convertì alla confessione episcopale. Si narra che indossasse sempre abiti con lunghe maniche per nascondere le numerose cicatrici, ricordo di molte battaglie, che segnavano le sue braccia. Una delle battaglie più famose a cui prese parte fu quella di Pine Coulee, dove guidò i suoi guerrieri contro i Chippewa. Il cinico consiglio del commerciante Andrew Myrick colpì profondamente Piccolo Corvo: fu il crollo di un mondo! Il suo adoperarsi per anni per convivere pacificamente con i bianchi era stato inutile e la sua stessa gente gli si rivoltò contro e scelse un altro come proprio portavoce.
Il 4 agosto 1862, più di seicento guerrieri armati comparvero davanti all'agenzia governativa. Il maggior Gaibraith, capo dell'agenzia, rimase terrorizzato e trattò con Piccolo Corvo e mise a disposizione dei viveri. Gli indiani sapevano bene che i depositi di merci dell'agenzia e i magazzini dei commercianti erano ben riforniti. Galbraith seguì con sguardo cupo i guerrieri che si ritiravano. L'uccisione di alcuni bianchi da parte di indiani affamati fu come una scintilla in una polveriera. Nella notte del 18 agosto, i Santee richiamarono Piccolo Corvo al suo dovere di capo e lo invitarono a guidarli nella lotta contro gli americani disonesti. Nonostante fosse convinto dell'inutilità della guerra, acconsentì, seppure a malincuore. Il giorno dopo l'agenzia fu attaccata, venti bianchi furono uccisi e dieci tra donne e bambini vennero fatti prigionieri. Tra i morti vi era Andrew Myrick, nella cui bocca sanguinante gli indiani avevano infilato dell'erba. In seguito si verificò una serie di mille assalti ai coloni e tutto il territorio fu devastato. Nel corso di un attacco fu ferito lievemente anche Piccolo Corvo. Da Fort Snelling era giunto a dare man forte il colonnello Henry H. Sibley, personaggio che i Santee avevano già avuto modo di conoscere come sgradevole: quando infatti avrebbero dovuto ricevere dal governo quattrocentosettantacinquemila dollari, questi aveva decurtato l'importo di un terzo con la scusa inconsistente che la sua Amerìcan Fur Company avesse pagato troppo per le pelli consegnate dagli indiani. L'Agente per gli Indiani di allora, Ramsey, aveva legittimato la bugia di Sibley e poco dopo era diventato governatore del Minnesota, nominando comandante del reggimento Minnesota proprio Sibley con l'incarico di annientare o cacciare per sempre tutti gli indiani Sioux. Il 23 agosto, i Santee attaccarono New-UIm e, anche se il loro attacco fu respinto, riuscirono a dare alle fiamme duecento edifici, ad uccidere cento bianchi oltre a prendere duecento prigionieri. A questo punto Piccolo Corvo si adoperò, ma con scarso successo, per convincere altri capi Sioux ad allearsi con lui. Il primo scontro con gli uomini di Sibley avvenne a Birch Coulee, dove gli americani furono accerchiati e subirono notevoli perdite. Quando lo stesso Sibley si allontanò dopo una lunga battaglia, gli indiani si ritirarono. Sibley invitò alla trattativa e Piccolo Corvo rispose con una lettera piena di sfiducia:

Yellow Medicine, 7 settembre 1862, voglio dirti per quale motivo abbiamo iniziato questa guerra: per colpa del maggiore Galbrait.
Abbiamo stipulato un trattato con il governo ed ora dobbiamo elemosinare ciò che ci spetta, perché altrimenti i nostri bambini muoiono di fame. I commercianti hanno questa guerra sulla coscienza. Il signor A. T. Myrick ha invitato gli indiani a nutrirsi di erba o di fango... Desidero che faccia al governatore Ramsey questa comunicazione. Ho un gran numero di donne e bambini prigionieri. Non è stata colpa nostra... Ti prego di farmi avere una risposta con un messaggero...


Durante i consigli degli indiani si scontrarono le più diverse opinioni in merito alla prosecuzione della guerra e alla restituzione dei prigionieri. Wabasha, un altro capo dei Santee, spingeva per la liberazione dei prigionieri ma, non ottenuto il suo scopo, denunciò Piccolo Corvo a Sibley e si dichiarò pronto a consegnare i prigionieri di nascosto. Non sospettando nulla, Piccolo Corvo aveva mandato un messaggio a Sibley in cui garantiva il buon trattamento dei prigionieri e chiedeva consiglio su come ottenere la pace per il suo popolo. Senza farsi scrupolo alcuno Sibley gli fece pervenire una risposta poco cordiale, mentre dava a Wabasha disposizioni precise sulla modalità per la consegna degli ostaggi. A Piccolo Corvo non rimase che scegliere se arrendersi comunque a un avversario privo di scrupoli o combattere fino all'ultimo uomo. Con grande amarezza quel capo, un tempo tanto pacifico, scelse la lotta. Dieci giorni dopo vi fu la battaglia di Wood Lake, in cui i Santee furono sconfitti e perse la vita Mankato, uno dei loro capi più coraggiosi. La soldataglia di Sibley scotennò e mutilò i guerrieri caduti. Nel corso di un nuovo consiglio, Piccolo Corvo e alcuni altri capi giunsero alla conclusione che sarebbe stato meglio unirsi ai fratelli delle praterie. Già il mattino successivo lasciarono la loro patria e si spostarono a ovest, verso Devil's Lake, negli accampamenti invernali di parecchie tribù Sioux. I Santee furono accolti amichevolmente ma i loro avvertimenti per difendersi dagli americani non furono presi sul serio, tant'è vero che non si giunse mai ad un'alleanza militare. Nella primavera del 1863, Piccolo Corvo tentò di ottenere l'aiuto degli inglesi a Winnipeg. Richiamò l'attenzione sui servizi forniti da suo nonno nella guerra del 1812, ma gli inglesi non furono in grado di dargli che poche provviste, poiché non disponevano di molto essi stessi. Piccolo Corvo prese allora la decisione di fornirsi di cavalli per poter iniziare con i suoi la vita degli Indiani delle Praterie e pensò di trovare il necessario da coloro che gli avevano sottratto la terra, senza doversene vergognare. Mise insieme un piccolo gruppo di guerrieri e si mise in marcia. Nel frattempo Sibley aveva organizzato un vergognoso processo-farsa contro i Santee rimasti nel paese, il cui grottesco verdetto aveva costretto ad intervenire il presidente Lincoln perché fosse mantenuto almeno un barlume di legalità. Ciononostante lo stato del Minnesota aveva stabilito un premio di venticinque dollari per ogni scalpo di Sioux! All'inizio del luglio 1863, due coloni uccisero un indiano sconosciuto che raccoglieva bacche nel bosco. Solo più tardi si accorsero che si trattava del famoso Piccolo Corvo. Suo figlio sedicenne, che si trovava con lui, portò al morto mocassini nuovi per entrare nei territori di caccia eterni e lo coprì con una giacca. Prima di essere fatto prigioniero dai soldati riuscì però ad avvertire il resto del gruppo. Il ragazzo fu giudicato da un tribunale militare e condannato a morte, ma in seguito la condanna fu commutata in carcere a vita. Lo scalpo e il cranio di Piccolo Corvo furono conservati a Saint Paul ed esposti al pubblico: un destino crudele simile a quello riservato a re Filippo. Il corpo del capo Santee fu portato al macello della città e dato in pasto ai porci. I due assassini incassarono il denaro insanguinato del premio e ricevettero dallo stato un'ulteriore ricompensa di cinquecento dollari. Con la morte del loro capo più importante si compiva il tragico destino dei Sioux delle foreste: il maggiore Hatch, un'ufficiale di Sibley, rapì in Canada i due capi Shakapee e Medicine Bottle, contravvenendo ai più elementari diritti dei popoli e dopo un ennesimo processo farsa, del tutto illegale, li fece giustiziare. Tutti gli altri Santee, anche gli amici dei bianchi, furono deportati a Crow Creek, una zona deserta e inabitabile dove, solo durante il primo inverno, morirono a centinaia. Piccolo Corvo, capo nobile d'animo e amante della pace dei Santee, non era riuscito, ne con la guerra, ne con la pace, ad evitare che il destino crudele del suo popolo si compisse. Anche gli indiani Santee degli altopiani avrebbero ben presto dovuto sperimentare che la più grande rettitudine, l'assurda disponibilità al compromesso e alla buona volontà, non sarebbe servita a nulla contro l'avidità dei coloni, tollerata e spesso incentivata dalle autorità.

💬 Commenti (0)

Lascia un commento

ℹ️ I commenti degli ospiti sono sottoposti a moderazione prima della pubblicazione. Registrati per pubblicare commenti istantaneamente!

👋 Nessun commento ancora. Sii il primo a lasciare un commento su questa biografia!