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Cultura dei Nativi Americani

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Plenty Coup

Aleek-chea-ahoosh

Tribù: Corvi Nato: nel 1848 a Billings | Morto: 3.3.1932 a ??
Plenty Coup

Plenty Coups è uno dei pochi capi che ci abbia lasciato una vera biografia. Nel 1928, lo scrittore Frank B. Linderman riportò fedelmente ciò che gli disse l'anziano capo dei Corvi.

Nacqui 80 inverni fa in un luogo che chiamiamo The-cliff-that-has-no-pass, nelle cui vicinanze si trova oggi Billings. Mia madre si chiamava Otter-Woman, mio padre Medicine Bird. Mio nonno da parte di padre portava il nome Coyote-appears.

Dopo la morte prematura di suo padre, il ragazzo passò sotto la protezione del nonno che gli impartì un'accurata educazione. Fu il nonno a dargli questo nome che profetizzava un grande futuro per lui:

Sognai che avrebbe avuto una vita ricca di imprese eroiche. Nel sogno seppi anche che sarebbe diventato un capo, il più grande capo che il nostro popolo avrebbe mai avuto.

La morte del fratello, nel 1857, in combattimento contro i Sioux, colpì profondamente il ragazzo. Si inferse profonde ferite e rimase in solitudine per giorni, fantasticando sul futuro della sua tribù. Aveva continuamente visioni che lo invitavano a educare le capacità del suo popolo. Nel corso di un grande Consiglio dei Corvi, sulle Beartooth Mountains, sognò che tutti i bisonti degli altopiani sarebbero scomparsi. Un saggio della tribù interpretò il sogno come un rinnovato invito del Grande Spirito ai Corvi a non combattere mai contro i bianchi. Già nel 1851 a Fort Laramie, i Corvi avevano preso la decisione di schierarsi dalla parte degli Americani. Fu facile per loro, dal momento che, eccezion fatta per Hidatsa e Shoshoni, erano nemici di tutte le tribù vicine. Anche Plenty Coups, più tardi, proseguì con coerenza questa politica. In breve tempo era diventato uno dei personaggi più rispettati della sua tribù. Si era guadagnato fama di buon combattente negli scontri con i loro nemici storici e aveva preso il suo primo scalpo in un combattimento sul fiume Musselshell. A quindici anni, infine, era entrato solennemente a far parte della casta dei guerrieri.

A ventotto anni divenni capo e mi ricordo bene che i bianchi in quel periodo trovarono l'oro sulle Black Hills. Per questo motivo Sioux e Cheyenne entrarono in guerra, ma i Corvi furono più intelligenti. Infatti conoscevamo bene la forza dei bianchi e sapevamo quanto fossero numerosi nel loro paese. Era dunque senza speranze combattere contro di loro! Per questo rifiutammo di cedere alle istanze delle altre tribù e di combattere i bianchi. I capi che ci guidavano ritennero che avremmo potuto diventare amici dei bianchi, se ci fossimo schierati al loro fianco e avessimo combattuto i loro e i nostri nemici. Da sempre eravamo stati costantemente in guerra con Sioux, Cheyenne e Arapaho, perché non avremmo dovuto farlo anche ora? Il loro completo annientamento non poteva che andarci bene. Questa decisione fu presa non perché amassimo l'uomo bianco, che già da tempo spingeva costantemente altre tribù nel nostro territorio, o per odio nei confronti di Sioux, Cheyenne e Arapaho, ma perché ci fu chiaro che questa era l'unica via per poterci tenere il nostro meraviglioso paese. Se ci ripenso, mi rallegro il cuore che questa e non altra sia stata la mia decisione. Non vi era, infatti, altra strada per noi.

Senza voler sminuire la lungimiranza di Plenty Coups, va fatto notare che il suo comportamento non fu improntato a un nobile anelito per la pace, ma piuttosto a puro interesse personale, anche se legittimo: solo il senso di giustizia di gran parte delle tre suddette tribù che si manifestò in un durissimo scontro con gli invasori bianchi, fornì ai Corvi la base per portare avanti la loro astuta tattica. Nella primavera del 1876, il generale Gibbon si recò al campo di Plenty Coups sul Rosebud, per chiedere l'aiuto dei Corvi. Plenty Coups si dichiarò subito disposto a partecipare, a capo dei suoi guerrieri, alla "lotta per la libertà", come veniva chiamata la spedizione contro chi difendeva la propria patria, con una frase frequentemente usata, allora come oggi. Plenty Coups racconta con grande compiacimento dell'incontro fra Corvi e Shoshoni, nel campo del generale Crook a Goose Creek, dove un migliaio di "giacche blu" attendeva l'arrivo dei loro alleati indiani. Furono subito sguinzagliate spie per esplorare i dintorni, ma contro il parere di Plenty Coups, il generale Crook scese lungo il corso del Rosebud ed eresse un nuovo campo nella valle. Rapido come il fulmine, Cavallo Pazzo non si lasciò sfuggire l'occasione: scoppiò un violento combattimento che si concluse con la sconfitta di Crook. Quando il giorno successivo il luogotenente Custer, molto rispettato dai Corvi, corse incontro al suo destino, Plenty Coups rimase esterefatto quando Crook non intervenne nel combattimento.

Son-of-the-morning-star (Custer) era andato dal Grande Padre e tutti i suoi uomini con lui. Morì in combattimento, come si addice a un guerriero, colpito due volte mortalmente. Attaccare da solo un villaggio tanto grande era stata una leggerezza, ma era troppo coraggioso per suicidarsi come un vigliacco.

Nonostante le due sconfitte dell'esercito americano, Plenty Coups rimase dalla loro parte. Sapeva che la vittoria delle tribù alleate non aveva un valore permanente e avrebbe anzi accellerato l'annientamento degli ultimi indiani "liberi". Plenty Coups non poteva o non voleva riconoscere il valore simbolico di questa vittoria, che è vivo ancora ai giorni nostri. Negli anni successivi Plenty Coups divenne il capo più importante dei Corvi e si impegnò sempre più per far adattare la sua tribù allo stile di vita dei bianchi. Per dare il buon esempio si costruì una casa in legno e gestì un negozio. Vedendo che, nonostante tutto, rimanevano divergenze di opinione con l'Agente per gli Indiani, Plenty Coups partì, senza esitare, per Washington dove espose i suoi problemi e ottenne la promessa che sarebbe stata costituita una riserva nel suo paese e che i Corvi sarebbero stati aiutati materialmente e spiritualmente, con l'invio di maestri. Nuove difficoltà si presentarono quando scoppiò un'epidemia di tubercolosi: molti indiani Corvi caddero in una totale apatia, causata dalla malattia e dall'ozio. Instancabilmente Plenty Coups cercò di spingere i suoi a lavorare, coltivando la terra e allevando bestiame. Plenty Coups capiva con chiarezza i problemi che comportava il cambiamento dalla vita libera e "selvaggia" da nomadi, a quella civilizzata e stanziale degli indiani delle riserve:

Quando avevo circa quarant'anni, si verificarono nel nostro paese grandi cambiamenti che ci costrinsero ad un tipo di vita totalmente diverso. Tutti sapevano ormai che presto non ci sarebbero stati più bufali nella prateria e si domandavano come avrebbero potuto sopravvivere. Non si facevano quasi più incursioni e di conseguenza non vi era più bottino di guerra. Eravamo circondati dai bianchi che allevavano bovini. Le loro case sorgevano vicino ai punti d'accesso dell'acqua e i loro villaggi sui fiumi. Nonostante i cambiamenti che avevano portato, decidemmo di mantenere rapporti amichevoli con loro, anche se non era facile, perché troppo spesso i bianchi promettevano di fare qualche cosa, ma quando la realizzavano si trattava di qualcosa di completamente diverso.

A causa di tutte queste difficoltà crebbe lo scontento, attizzato dagli avversari di Plenty Coups. La conseguenza fu una vera e propria cospirazione il cui capo fu un giovane e fanatico capo di secondo piano,Sword Bearer. Con i suoi seguaci attaccò i Piedineri per derubarli, per procurarsi con un successo di questo tipo migliori possibilità per aspirare alla carica di capo supremo dei Corvi. Pretty Eagle, che aveva ricoperto questa carica fino a quel momento, era vecchio e debole, era dunque facilmente prevedibile che presto sarebbe scoppiata la lotta per la successione. Quando il gruppo di Sword Bearer tornò vittorioso e la loro baldanza fece molto rumore, l'Agente per gli Indiani H. E. Williamson si sentì minacciato e chiese protezione militare. Si cercò disperatamente Plenty Coups che, dopo la morte di sua moglie Fliyng Bird, si era ritirato in solitudine. La situazione divenne sempre più critica, ma per fortuna i militari che Williamson aveva chiamato non si lasciarono aizzare a mettere in atto "spedizioni punitive", nonostante Sword Bearer e i suoi guerrieri fossero accampati nelle vicinanze e non vedessero l'ora di combattere. Finalmente giunse Plenty Coups e la forza della sua personalità fece crollare la rivolta come un castello di carte. Sword Bearer rimase ucciso in un incidente e con la sua morte tornò l'armonia tra Corvi e Americani. Nel 1903 giunsero dai Corvi i primi missionari e anche Plenty Coups si fece convertire e onorò Cristo. Si adoperò senza sosta per il bene del suo popolo, trattò con le autorità, combattè i mercanti di acquavite e la loro nefasta influenza. Purtroppo non ottenne i risultati desiderati, infatti una progressiva diffusione dell'alcool portò al lento declino il primitivo splendore di questa tribù. Solo quando il capo, nel corso della prima guerra mondiale, rivolse un ardente appello ai suoi guerrieri perché si arruolassero nell'esercito americano, si risvegliò nuovamente l'antico spirito combattivo. Tre anni dopo la fine della guerra, Plenty Coups, in rappresentanza di tutti gli Indiani, depose una corona davanti al monumento al Milite Ignoto nel cimitero di Arlington, a Washington.

In nome di tutti gli Indiani americani, supplico il Grande Spirito, perché questi soldati non abbiano perso la vita inutilmente, che non vi siano più guerre e che la pace ottenuta con il sangue dei bianchi e dei pellerossa, sia assicurata per sempre.

Negli anni seguenti Plenty Coups divenne sempre più malaticcio e la sua vista si indebolì, tuttavia il vecchio capo non smise di mettersi tutti gli anni il vestito delle feste e recarsi alla Midland Empire Fair a Billings. Qui si divertiva ad assistere in allegria alla festa e incontrava i vecchi amici. Come Coda Maculata, il grande capo Brulé, anche Plenty Coups aveva capito l'importanza dell'istruzione scolastica e aveva di conseguenza preso tutti i provvedimenti in merito. Al contrario di Coda Maculata non aveva però mai imparato l'inglese, ne scritto ne parlato. Nel 1928 il capo trasferì le sue proprietà, circa duecento iugeri di terra, al governo degli Stati Uniti «per il recupero di uomini di qualsiasi razza fossero». In questo territorio, ancor oggi meta di escursioni, si erge, quasi come una sentinella di pietra, il Plenty Coups Peak. II trasferimento fu suggellato nel corso di una festosa cerimonia, nel corso della quale l'anziano capo, ormai quasi cieco, fece il bilancio della sua esistenza, interamente dedicata al bene del suo popolo:

Questo paese deve essere un monumento all'amicizia che ho sempre avuto nei confronti dell'uomo bianco. In tutta la mia vita non ho mai provato avversione per i bianchi e ho sempre fatto quanto potevo per collaborare e per spingere i fratelli della mia tribù a tare altrettanto... Questo paese non deve essere un monumento dedicato a me, bensì al popolo dei Corvi. E una dimostrazione del mio amore per tutti gli esseri umani, rossi o bianchi che siano.

Quattro anni più tardi Plenty Coups morì. Le sue spoglie riposano nella terra della sua patria, in un campo di cotone vicino alla sua casa. Tra gli Indiani delle Praterie e degli Altopiani vi erano parecchie tribù che prima o poi si erano schierate dalla parte degli Americani e i cui guerrieri divennero Scouts dell'esercito. Oltre ai Corvi vi furono in particolare i Pawnee, gli Ankara e i Tonkawa. Tra tutti i loro scouts non emerse però mai un personaggio paragonabile al Delaware Castoro Nero. Ve ne fu però uno che superò tutti gli altri, quanto a popolarità, e cioè lo scout dei Corvi Curly.

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