NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

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Rain in the Face

Ite-O-Magazu

Tribù: Hunkpapa Nato: nel 1842 a fiume Cheyenne | Morto: 14.09.1905 a Standing Rock

Rain-in-the-Face era un Hunkpapa purosangue e si conquistò onore e rispetto con uno straordinario valore che potè dimostrare, già da molto giovane, in combattimento contro i Corvi e altri tradizionali nemici dei Sioux. Le sue capacità di combattente gli permisero di superare l'handicap di non provenire da una famiglia di capi: ben presto, infatti, fu alla guida di un suo gruppo di guerrieri. Il suo nome inconsueto, praticamente intraducibile (talvolta si è tentato di tradurlo con "faccia di pioggia") deriva da un episodio accaduto durante una battaglia: un improvviso scroscio di pioggia sconvolse i piani accuratamente preparati e li cambiò parzialmente. Questo episodio è ricordato nel suo nome. Il primo scontro con i bianchi a cui Rain-in-the-Face prese parte fu il massacro di Fetterman, nel dicembre 1886. Nel 1868 fu ferito in una battaglia a Fort Totten, in Dakota. Negli anni seguenti partecipò a numerose scaramucce tra Sioux e soldati americani. Nel 1873 il generale Stanley condusse una spedizione nel territorio dello Yellowstone a cui prese parte anche G. A. Custer. Un anno dopo divenne famoso per una dimostrazione di coraggio: nel corso di un'esibizione di coraggio i guerrieri venivano appesi a un'impalcatura con delle corde e dovevano rimanervi finché le corde non si fossero strappate. Durante la prova per dimostrare il proprio coraggio non si doveva dare alcun segno di dolore. Le corde di Rain-in-the-Face si strapparono molto presto e Toro Seduto, il capo stregone, decise di sottoporlo a un'altra prova: gli praticarono dei tagli sopra le reni, vi infilarono delle corde e fu di nuovo appeso all'impalcatura, dove rimase appeso per due giorni, rievocando le sue azioni di guerriero. Uno scout di Custer che si trovava nelle vicinanze potè assistere e, tornato a Fort Lincoln, ne informò Custer. Il 14 dicembre 1874, Rain-in-the-Face fu arrestato e messo in carcere dal colonnello Thomas Custer, fratello del famigerato persecutore degli indiani, nella riserva di Standing-Rock. Nella primavera 1875, riuscì però a fuggire e, deciso a uccidere Thomas Custer, si unì a Toro Seduto. A capo del suo gruppo di guerrieri hunkpapa, composto da audaci giovani guerrieri, combattè nella battaglia del Little Big Horn, dove si distinse per valore. Nel 1903, il giornale «Outdoor Life» pubblicò un'intervista in cui Rain-in-the-Face parlò della battaglia del Little Big Horn:

Quella notte comparve Toro Seduto e tenne un discorso, nel corso del quale esclamò: «Vi ho predetto l'esito della battaglia... La mia medicina ha reso i vostri cuori forti e coraggiosi». Parlò a lungo. Tutti gli Indiani gli attribuirono la vittoria e non invidiarono la sua fama, perché la sua medicina aveva fatto vincere la battaglia. In ogni caso non partecipò direttamente allo svolgimento della battaglia e quella stessa notte Fiele lo rimproverò: «Mentre noi combattevamo, tu hai pregato, il risultato dello scontro sarebbe stato lo stesso, in ogni caso». Da quel momento si odiarono.

In combattimento Rain-in-the-Face riuscì anche a tener fede al suo giuramento di uccidere Thomas Custer:

Poi vidi Little Hair e mantenni subito il mio giuramento. Sapevo che in battaglia non mi sarebbe capitato nulla perché portavo il mio amuleto, la coda di una donnola bianca. Non ricordo quanti soldati dovetti uccidere per raggiungerlo. Mi riconobbe. Lo chiamai e lo derisi. Le sue labbra si mossero, ma nel frastuono della battaglia non riuscii a sentire la sua voce. Aveva paura, e quando fui abbastanza vicino gli sparai con la pistola. Saltai da cavallo, tolsi a Little Hair il cuore dal petto, ne strappai un pezzo con i denti e glielo sputai sul viso. Tornai a cavallo e mi allontanai...

Molti furono i dubbi sollevati sull'autenticità di questo racconto. Effettivamente da un esame più attento si rilevano parecchie contraddizioni. Un amico di lunga data di Rain-in-the-Face, il fotografo David F. Barry, così scriveva nel 1905 su questo argomento:

Fu un grande indiano, che però venne diffamato in molte occasioni, anche pesantemente. È difficile contestare che abbia ucciso Custer e che gli abbia strappato il cuore perché è un fatto conosciuto ovunque, tuttavia io ho verificato questa storia personalmente già da tempo e ho scoperto che non risultava confermata. Rain-in-the-Face me ne ha parlato spesso. Era preoccupato del fatto che la gente potesse considerare realmente accaduto questo episodio!

A questo proposito è stato anche avanzato il sospetto che Rain-in-the-Face non avesse proprio preso parte alla battaglia del Little Big Horn e che in quel momento si trovasse a molte miglia di distanza dai combattimenti, ma questo non è sicuramente vero. Occorre inoltre tener conto dello scarso amore per la verità dei Sioux, confermato anche dal detto "mente come uno Sioux". Del resto anche l'amore per la verità dei bianchi, con cui gli indiani avevano a che fare, non era poi molto grande e certo non autorizzava giudizi certi in materia. Rain-in-the-Face rimase con Toro Seduto anche quando questi si trasferì in Canada. Nel 1880 si recò dal generale Miles a Fort Keogh, nel Montana, e da allora si stabilì nella riserva di Standing Rock. Durante l'esposizione mondiale tornò alla ribalta e firmò copie della famosa poesia di Longfellow "The Revenge of Rain-in-the-Face". I visitatori si meravigliarono di quell'uomo ancora prestante, che conosceva non più di una ventina di parole inglesi, ma che capiva tutto ciò che veniva detto intorno a lui. Rain-in-the-Face morì a sessantatre anni. Della sua dipartita racconta il suo amico Barry:

II 12 settembre 1905, dieci minuti prima di morire, volle dirmi addio e stringermi la mano. Volle pregare e promise che nell'aldilà avrebbe fatto per me tutto ciò che gli sarebbe stato possibile. Il "selvaggio" Rain-in-the-Face, di cui ancor oggi parlano canzoni e leggende, era così. Non ho mai avuto un amico più fedele e sotto la sua dura scorza aveva un grande cuore.

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