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Cultura dei Nativi Americani

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Sequoya

George Gist

Tribù: Cherokee Nato: nel 1765 a Taskigi | Morto: nel 1843 a Mexico City
Sequoya

Sequoya nacque dal matrimonio di un'indiana cherokee con un bianco. Suo padre era Nathanael Gist, figlio del famoso Christopher Gist, esploratore del Kentucky e inviato di George Washington. Nathanael Gist ebbe i primi contatti con gli Cherokee quando Washington lo mandò in aiuto all'accampamento di Braddock presso questa tribù. Da quel momento ebbe continue relazioni commerciali con i Cherokee e si guadagnò grande stima fra loro. In occasione di una di queste visite sposò Wurteh, sorella di Old Tassel, il capo supremo dei Cherokee durante la rivoluzione. Allo scoppio della guerra si adoperò energicamente per la pace, ma quando, nel 1776, scoppiò la guerra tra Americani e Cherokee, entrò al servizio dell'esercito americano e divenne comandante di un proprio reggimento. Non si sa se Sequoya, allora, fosse già nato. La data più remota della sua nascita indicata è il 1760; come punto di riferimento si può prendere una visita di una delegazione di Irochesi e di Shawnee dai Cherokee, che ebbe luogo nel 1776, e che era rimasta nella mente di Sequoya come un indelebile ricordo di gioventù e che in seguito raccontava spesso. Si suppone che allora Sequoya avesse dieci o dodici anni. La sua gioventù fu oscurata dalla guerra tra la sua tribù e gli Americani, durata ben diciotto anni. Suo zio Oid Tassel fu assassinato, quando voleva trattare con gli americani, nonostante avesse una bandiera bianca. Nathanael Gist, dopo la fine della rivoluzione, aveva sposato Judith Cary Beli, una virginiana e nel 1793 andò nel Kentucky, dove per i suoi meriti il governo gli aveva regalato della terra. Sequoya abitava con sua madre in una capanna vicino alle rovine di Fort Loudon. A quei tempi non esisteva la scuola della missione, per cui Sequoya fu educato esclusivamente da sua madre e, in vita sua, mai acquisì alcuna nozione di inglese. I continui attacchi degli Americani agli insediamenti dei Cherokee provocavano naturalmente molte rappresaglie da parte degli indiani. Se Sequoya abbia partecipato a questi attacchi non è dato sapere, il fatto però che abbia preso parte alla guerra dei Creek dimostra tuttavia che aveva anche esperienza diretta come guerriero. A caccia o in guerra subì una ferita che in seguito lo avrebbe fatto zoppicare per tutta la vita. Il suo cuore tuttavia non apparteneva al rozzo mondo della guerra, ma a quello dell'arte. Già da giovanissimo era divenuto molto famoso per la sua capacità di lavorare l'argento, un mestiere che nessuno, tra i Cherokee, fino ad allora, aveva saputo fare con tanta perfezione. Sequoya aveva però anche un grande talento come pittore: i suoi ritratti e i dipinti di animali erano conosciuti per il loro assoluto e stupefacente realismo. Il confronto sempre più forte con il mondo dei bianchi aveva diviso i Cherokee in due partiti, i "progressisti" e i "conservatori". Sequoya stava dalla parte di quelli che non volevano cambiamenti del loro modo di vivere con quello dei bianchi e volevano mantenere le tradizioni della tribù. A una vita da agricoltore si adattò quindi solo controvoglia, andava più volentieri a caccia per la sua famiglia - si era sposato nel 1815 - o a piazzare trappole. Si sentiva totalmente indiano e la sua avversione per i Cherokee dell'Est, già molto "civilizzati", si spinse tanto in là che si trasferì in Alabama, per venire in contatto il meno possibile con i bianchi. Nel 1821, per lo stesso motivo, si spostò presso i Cherokee dell'Ovest. La spinta per il suo colpo di genio (cioè quella della scrittura della lingua indiana), almeno se si crede alla leggenda, gliela diedero le vanterie di suo nipote, che si dava delle arie per aver imparato a leggere e a scrivere alla scuola della missione. Sequoya pare che gli abbia risposto incollerito che gli Indiani avrebbero potuto scrivere nella loro lingua, proprio come i bianchi. Nel 1809 si mise all'opera per sviluppare questa idea. Si può intuire quanto grandi fossero le difficoltà che si trovò ad affrontare, dal fatto che sia i Fratelli Moravi che altri missionari che, grazie alla padronanza del latino e del greco, erano abituati a trattare lingue straniere e che nel corso di parecchi decenni si erano fatti una ricca esperienza di insegnamento agli indiani, avevano dovuto rinunciare di fronte alla lingua dei Cherokee, così ricca di suoni e di parole assolutamente inusuali. Vi era un'infinità di vocaboli per indicare diversi aspetti di uno stesso concetto e verbi con addirittura più di duecento forme. Toccò sempre a Sequoya risolvere questo problema! Cominciò a tradurre in immagini ogni singola parola della lingua cherokee e aggiunse inoltre un certo numero di parole di uso comune in alcune altre tribù. Infine aggirò la mancanza di carta e penne, incidendo i segni su pezzetti di corteccia. Istintivamente - e in tempi incredibilmente ristretti - percorreva la strada già percorsa da Cinesi ed Egizi, senza peraltro avere avuto alcuna conoscenza di questi popoli e della loro scrittura. A un certo punto, dovette interrompere i suoi intensi sforzi solo per partecipare alla guerra dei Cherokee, nel 1813/14, e per partecipare alla conferenza di Jackson a Turkeytown, nel 1816, e per un viaggio in Arkansas, nel 1818, per un periodo più lungo. A causa del suo lavoro trascurò la famiglia e si costruì persino una capanna tutta sua, per evitare i rimproveri della moglie. Ben presto, nell'ambiente della tribù, fu considerato un "originale" e divenne il bersaglio della derisione di tutti. Alcuni vicini, malevoli e incapaci di comprendere il senso delle sue innovazioni, arrivarono addirittura a incendiare la sua capanna, perché sospettavano che si trattasse di stregoneria. Alcuni preziosissimi documenti bruciarono ma lui, instancabile, ricostruì la sua capanna e continuò a lavorare. Aveva scoperto che tutte le parole della lingua dei Cherokee potevano essere composte utilizzando solo ottantacinque sillabe. Redasse allora una lista di simboli per queste sillabe; con l'aiuto di questo "alfabeto di base" la lingua dei Cherokee poteva essere messa correttamente per iscritto. E, poiché gli era capitato per caso tra le mani un libro inglese, utilizzò anche queste lettere come simbolo delle sillabe, ma in ogni caso con significato completamente diverso, poiché non era in grado di leggere il libro! Nel 1821, infine, rese pubblica la sua invenzione. Per questa occasione si era presentato un gran numero di personalità importanti dei Cherokee, per lo più in attesa di poter coprire Sequoya con sarcasmo e derisione. Le cose sarebbero però andate in altro modo: la figlia sedicenne di Sequoya, che aveva seguito attentamente il lavoro di suo padre, lesse senza fatica, su richiesta dei presenti ogni testo che suo padre aveva scritto. Pur rimanendo stupiti, i partecipanti non erano ancora convinti perché sospettavano ci fosse qualche trucco e radunarono quindi un gruppo di giovani che non avevano alcun rapporto con Sequoya. Ma, solo dopo alcune ore di lezione, anche a loro fu possibile leggere senza difficoltà le parole scritte. A quel punto anche gli ascoltatori più increduli dovettero convincersi e così questa sensazionale notizia si diffuse in modo fulmineo in tutto il "mondo" indiano. Non vi era cherokee che non fosse conscio della portata della scoperta e che non fosse fiero del fatto che ora non solo i bianchi, ma anche i Cherokee potessero scrivere la loro lingua! Ogni cherokee, giovane o vecchio che fosse, all'improvviso decise che voleva imparare a leggere e scrivere. La cosa era molto semplice: bastava procurarsi una copia dell'"alfabeto" di Sequoya! Gli Indiani, che erano dotati di un acuto spirito di osservazione e avevano un'eccellente memoria visiva e la capacità di mettere rapidamente in relazione le cose, furono in grado di apprendere rapidamente la scrittura. L'invenzione di Sequoya ebbe anche un risvolto sociale: mentre le scuole dei missionari potevano essere frequentato solo da cherokee "progressisti" e ricchi, la scrittura cherokee poteva essere imparata da chiunque, anche dai più poveri, in pochi mesi e talvolta solo in poche settimane. Il consiglio legislativo dei Cherokee riconobbe presto il grande valore dell'invenzione per trasmettere informazioni all'interno della tribù e, nel 1825, decise addirittura di creare una tipografia per pubblicare un proprio giornale! Il 21 febbraio 1828, apparve il primo numero del «Cherokee Phoenix», un giornale redatto in inglese e in lingua cherokee, che rappresentò il punto più alto dello straordinario sviluppo - in un lasso di tempo assolutamente incredibile - di un popolo primitivo che non ha eguale ne in America, ne in Asia ne in altra parte del mondo! Anche le tribù vicine vennero a sapere dell' "esplosione culturale" dei Cherokee e anche i Creek impararono, a loro volta, a leggere e scrivere. Le leggi di entrambe le tribù furono messe per iscritto; i Cherokee si diedero una vera e propria costituzione, con rappresentanti del popolo eletti, cosa che non era poi molto rivoluzionaria - come potrebbe sembrare a prima vista - in quanto la maggior parte degli Indiani aveva una spiccata coscienza democratica. Tra i Cherokee dell'Arkansas, Sequoya visse come un grande e rispettato maestro e come guida spirituale e culturale. Continuò ad occuparsi della lingua del suo popolo e, nel 1842, intraprese un viaggio di ricerca - per ritrovare un gruppo isolato di Cherokee - e, con l'aiuto del loro dialetto, proseguire nell'evoluzione della lingua e della grammatica. Purtroppo non avrebbe mai più fatto ritorno da questo viaggio: morì, infatti, in Messico, nel 1843. I meriti di questo autentico genio indiano ottennero il giusto riconoscimento nel mondo scientifico: il suo nome fu reso immortale nelle definizioni botaniche per la Sequoya gigante della California (Sequoia dendron giganteum) e per il Tasso gigante, appartenente alle conifere, ugualmente originario della California (Sequoia semper virens). Avrebbe dovuto essergli riservato un altro onore, ancor più grande, infatti il previsto Stato indiano, in territorio indiano, avrebbe dovuto portare il nome Sequoya. L'invenzione di Sequoya poneva la base intellettuale per uno sviluppo culturale dei Cherokee che - con i loro vicini, Creek, Seminole, Chickasaw e Choctaw - rappresentavano i "cinque popoli civilizzati". I destini politici dei Cherokee furono in gran parte determinati, in seguito, da due uomini - ognuno dei quali aveva una straordinaria personalità - ma che in vita furono nemici: John Ross e Stand Watie.

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