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Cultura dei Nativi Americani

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Stand Watie

De-gata-ga

Tribù: Cherokee Nato: 12.12.1806 a Rome | Morto: 9.9.1871 a Honey Creek
Stand Watie

Stand Watie era figlio di Uweti, un cherokee conosciuto, nei pressi del fiume Coo-sa-wa-tee, anche con il nome di David-oo-Wa-tee. Sua madre, Susannah Reese, era per metà indiana e proveniva da una buona famiglia della Carolina del Nord, i Reese. Da ragazzo Stand Watie portava il nome di Ta-ker-taw-ker' che sta all'incirca per "incrollabile certezza". Frequentò la scuola della missione Brainerd e si mise in luce come eccellente cavaliere e giocatore di pallone. Fino al suo dodicesimo anno di età non parlava che la lingua dei Cherokee. Aveva parecchi fratelli fra cui uno più grande, Buck Watie, che poi prese il nome del suo benefattore Elias Boudinot. Nel 1829, Stand Watie, come si chiamava allora, divenne segretario della Corte Suprema dei Cherokee, ufficialmente riconosciuta anche dagli Americani. Elias Boudinot, nel 1828, fu nominato editore del giornale «Cherokee Phoenix»; quando nel 1832 si mise in viaggio verso est, Stand Watie prese il suo posto. Quando i contrasti ali'interno della tribù divennero più acuti, John Ross licenziò Bondinot e mise al suo posto Elijah Hicks, a lui gradito. Watie e Bondinot non volevano certo lasciarsi liquidare e quindi, con l'aiuto delle autorità della Georgia, occuparono la redazione del «Phoenix», che da quel momento rappresentò il loro pensiero politico. Tuttavia molti Cherokee rimasero diffidenti nei confronti del Treaty Party. John Ross era dell'idea che l'unità dei Cherokee dovesse essere mantenuta a ogni costo e che non si dovesse in nessun caso approvare il trasferimento nella riserva. Non riuscendo a imporre la propria idea, i membri del Treaty Party decisero di agire unilateralmente. I capi firmarono il trattato di New Echota, il 28 dicembre 1835, con cui vendevano le terre dei Cherokee per cinque milioni e settecentomila dollari. Anche Major Ridge, zio di Stand Watie e di Elias Boudinot, sottoscrisse con il suo nome il trattato, nonostante avesse chiesto con veemenza, nel 1829, la pena di morte per tutti quelli che avessero venduto terre ai bianchi e aveva poi egli stesso infranto la legge. Era rimasto scosso dalla minaccia di Jackson che, nel 1834, per incarico deWIndian Removal Bill (avuto già nel 1830) rese nota la sua intenzione di cacciare con la forza i Cherokee oltre il Mississippi. Ma alla fine negli americani con sentimenti umani si risvegliò la coscienza. Quando il deputato Davy Crockett attaccò duramente il suo vecchio compagno di battaglie, suscitò molto scalpore esclamando che era giunto il momento di "togliere la polvere dalle scarpe" di questo paese in cui la libertà sembrava valere tanto poco e in cui non valeva ormai più la pena di vivere. Quando, nel 1838, il presidente succeduto a Jackson, Martin Van Buren, firmò il decreto di trasferimento e ottenne l'approvazione della maggior parte di deputati, Crockett rimise il suo mandato, poiché riteneva di non poterlo più rappresentare decorosamente. Tutti gli sforzi erano dunque stati vani. Quando una parte di Cherokee si trasferì volontariamente a ovest, il generale Winfield Scott occupò le terre dei Cherokee e cacciò con la forza tutti gli Indiani. Vi furono scene indescrivibili. Chi tentava di difendere la propria casa venne ucciso a colpi d'arma da fuoco o trafitto con le baionette. Gli indiani dovettero assistere esterrefatti allo spettacolo dei bianchi che entravano nelle loro case e si impossessavano delle loro povere cose con la protezione dell'esercito americano. A nulla valsero le proteste di Major Ridge. Qualcosa di simile si verificò anche durante il "trasferimento", quando i bianchi seguivano come avvoltoi le tracce di quella marcia chiamata Trail oftears, "marcia delle lacrime" e che rappresenta una macchia vergognosa nella storia dell'America del Nord. Più di quattromila uomini morirono durante la marcia, per sfinimento, per fame e per malattia. I fornitori incaricati dal governo avevano di proposito consegnato provviste avariate e insufficienti e appoggiato quindi la vergognosa politica del loro amico Jackson. Stand Watie si era già trasferito a ovest e vi si era stabilito come proprietario di piantagioni. Nel 1836 sua moglie Betsy era morta di parto, e un secondo matrimonio contratto poco dopo si sciolse molto presto. I nemici del Treaty Party che naturalmente avevano tutto da perdere per il trasferimento, meditavano vendetta nella nuova "patria". Nel giugno del 1839, i seguaci di John Ross tennero una riunione segreta e decisero che i capi del Treaty Party dovevano essere eliminati. Fu incaricata la loro polizia segreta chiamata Knights of Death "i coltelli della morte". Poco più tardi molti firmatari del trattato di New Echota furono assassinati e tra loro anche il settantenne Major Ridge ed Elias Boudinot. Stand Watie fu avvertito appena in tempo. Quando due anni dopo incontrò uno degli assassini di Major Ridge, gli fece un breve processo e lo uccise. Fu assolto per legittima difesa. Entrambe le fazioni si sforzarono di ottenere l'appoggio di ambienti molto influenti. Nel gennaio del 1840, Stand Watie si recò a Washington, dove si presentò in modo particolarmente ricercato e in grande stile. Anche John Ross andò parecchie volte a Washington, in ogni caso sempre in missione ufficiale, poiché era stato scelto come capo supremo dei Cherokee. Nel 1843, Tahiequah divenne la nuova capitale dei Cherokee e, un anno dopo, fu pubblicato un nuovo giornale cherokee, «Avvocati», - edito da William Potter Ross, nipote di John Ross - che, naturalmente, perorava la causa dei "purosangue". John Ross fu sostenuto dagli abolizionisti, i sostenitori dell'abolizione della schiavitù, mentre Stand Watie desiderava essere indipendente da queste forze. Nel 1845, altri due membri del Treaty Party furono uccisi: il confronto carico di odio tra le due fazioni paralizzava sempre più la vita pubblica. John Ross e Stand Watie furono perciò costretti a far pace per far finire gli omicidi ma in molte teste, tuttavia, il sentimento della vendetta continuava a covare per nulla indebolito. John Rollin Ridge, il figlio di Major Ridge, progettava un agguato mortale a John Ross e radunò a questo scopo un gruppo di bianchi. Però Stand Watie non concesse loro il permesso di entrare nel loro territorio (dopo aver ucciso un uomo di Ross era infatti fuggito nel Missouri), per cui Ridge rinunciò alla vendetta e si trasferì in California dove diventò un letterato di primo piano. Nel 1843, Stand Watie si sposò di nuovo con la ventitreenne Sarah Caroline Beli, sorella di un amico, da cui ebbe tre figli maschi e due femmine. Anche John Ross, nel 1845, si era risposato con la diciottenne Mary B. Stapler, che proveniva da una stimata famiglia quacchera. Della festa di nozze che ebbe luogo a Filadelfia diede notizia persino il «New York Tribune». Un altro giornale descrisse dettagliatamente la tenuta del capo supremo dei Cherokee che sorgeva su una collina in mezzo a campi fertili e ricchi frutteti. La casa era arredata con mobili di mogano e legno di rosa e nelle vetrine vi erano porcellane di pregio e oggetti d'argento. Molti edifici tutt'intorno - quello del fabbro, la lavanderia, il locale per fumatori, le capanne della servitù - completavano la splendida proprietà, per nulla inferiore a quanto si potesse trovare in Europa. Inoltre il racconto proseguiva così:

La famiglia Ross viveva in grande stile, organizzava pranzi con molti invitati e aveva la casa praticamente sempre aperta. La tenuta era di circa mille acri, veniva lavorata da schiavi neri ed era particolarmente redditizia.

Più o meno nello stesso modo, anche se con minor fasto, viveva Stand Watie nella sua nuova casa. Riceveva molte visite, in particolare di "mezzosangue". Comprensibilmente John Ross fece tutto il possibile per tenere i Cherokee fuori dal conflitto, sempre più profondo, tra Stati del Nord e Stati del Sud. Nel 1861, Jefferson Davis divenne presidente degli Stati Confederati e, poco dopo, il governo mandò Albert Pike - il famoso scrittore dell'Arkansas, fervente sostenitore della secessione - dagli Indiani per ottenere il loro appoggio. Con la maggior parte delle tribù i suoi sforzi ebbero successo e fu così che buona parte dei Creek, dei Chickasaw, dei Choctaw, dei Seminole, dei Wichita, dei Caddo e degli Osagen si schierarono con gli Stati del Sud. Le tribù che vivevano a nord del 37° parallelo, invece, si schierarono con l'Unione. Anche in questa scelta i Cherokee erano divisi. John Ross promise ai rappresentanti degli Stati del Nord che i Cherokee avrebbero tenuto fede ai patti stipulati con gli USA e rifiutò fermamente di allearsi con gli Stati del Sud.

Siamo deboli, inermi e dispersi su un vasto territorio; facciamo pacificamente il nostro lavoro di contadini, senza essere nemici di nessuno stato, con animo amichevole nei confronti di tutti. Speravamo che avremmo potuto continuare a vivere ancora in questo modo, che non saremmo stati chiamati a schierarci nell'incombente guerra fratricida tra Stati del Nord e del Sud e che le persone che tengono ai propri diritti avrebbero rispettato anche quelli degli altri.

Era fermamente convinto che immischiarsi avrebbe significato il declino dei Cherokee. I "sangue misti", invece, erano totalmente dalla parte dei sudisti. Stand Watie, il loro capo, si adoperò per organizzare un proprio esercito indipendente, il First Cherokee Rifles. Il 29 luglio 1861, gli uomini del colonnello Stand Watie si radunarono a Fort Wayne; già all'inizio di agosto presero parte alla battaglia di Wilson's Creek, durante la quale trovò la morte il generale dell'Unione Nathaniel Lyon. Con la sua partecipazione Stand Watie si guadagno grande rispetto, tanto che John Ross ritenne necessario chiamare a raccolta i Cherokee. Il 21 agosto 1861, parecchie migliaia di Cherokee si riunirono a Tahiequah. John Ross e suo fratello Lewis, il tesoriere della tribù, si dichiararono favorevoli, a sorpresa, a un'alleanza con gli Stati del Sud. Sicuramente sapevano che così il trattato con gli Stati Uniti non sarebbe stato valido, inoltre il governo sudista aveva promesso che si sarebbe fatto carico dei danni provocati dall'Unione, per cinque milioni di dollari. Fu quindi deciso di passare dalla parte degli Stati del Sud e di organizzare un reggimento, al comando di John Drew, che si sarebbe messo a disposizione del generale McCulloch. Albert Pike non era del tutto sicuro del voltafaccia di John Ross, che all'improvviso aveva deciso di abbracciare la bandiera degli Stati del Sud. Più tardi gli fu rimproverato di essersi sempre schierato sul fronte opposto a quello di Stand Watie, solo quando era più forte ma il vero motivo potrebbe però essere stato il timore che Stand Watie potesse diventare troppo popolare. In ogni caso non potè impedire la grande ascesa di Stand Watie: i Cherokee lo festeggiarono come un eroe, i più alti ufficiali dell'esercito sudista non gli negarono la loro totale approvazione. Il reggimento di Watie era la truppa indiana più disciplinata; una volta Watie fece gettare nel fiume un carico di whisky, preso come bottino, per evitare che i suoi potessero ubriacarsi. Nella battaglia di Pea Ridge il reggimento di Watie s'impadronì di una batteria completa dell'esercito dell'Unione! Più tardi un veterano, James McKeyes, descriveva così quella battaglia:

Ritengo Stand Watie uno degli uomini più coraggiosi e più capaci e il miglior soldato che gli Indiani nordamericani abbiano mai avuto. Decideva con intelligenza e agiva con coraggio. Soltanto alla sua guida intelligente si deve l'azione del First Cherokee Regiment che portò a prendere una batteria del nemico.

Il 10 maggio 1864, Stand Watie divenne generale di brigata: era l'unico indiano con il grado di generale tra i confederati. Nel frattempo tutti i successi parziali non permisero alle truppe sudiste di trarne il dovuto vantaggio a causa della loro scarsa organizzazione. Per Stand Watie era inconcepibile che i generali si arrendessero uno dopo l'altro, per ultimo Kirby-Smith. Aveva infatti pianificato di radunare le truppe disperse e di riunirle a quelle di Kirby-Smith e, secondo i suoi calcoli, di ricompattare un esercito di novantamila uomini. Stand Watie era l'unico a non voler rinunciare alla lotta. Per quattro anni aveva combattuto con i suoi uomini, fianco a fianco con i confederati. Quell'uomo tarchiato e taciturno, con tratti felini, era intenzionato a mettere insieme un esercito di diecimila uomini, quando già Lee aveva abbandonato la lotta, marciare nel Kansas dell'est, nel paese degli odiati abolizionisti. Quando la situazione sembrava disperata, si tenne una grande riunione presso i Choctaw, dove durante la guerra Stand Watie aveva il suo quartier generale. Il 15 giugno 1865, tutti gli Stati indiani del Sud decisero di arrendersi. Alla fine di giugno Stand Watie si recò a Doaksville e si consegnò come ultimo generale degli Stati del Sud. Infine si incontrò con Elias C. Boudinot, suo nipote, e concordò con lui i passi successivi. Scelsero dei delegati che andarono a Fort Gibson, scortati da cinquanta Cherokee armati, per trattare. Nel frattempo Stand Watie fondò un governo nel territorio dei Choctaw e si nominò capo supremo dei Cherokee del Sud. John Ross era stato fatto prigioniero dal generale James G. Blunt, che guidava l'offensiva in territorio indiano. Blunt scrisse a Lincoln che i Cherokee si erano opposti in ogni modo agli agenti per gli Stati del Sud e solo la mancanza di comprensione con l'Unione aveva fatto sì che Ross si rivolgesse infine agli Stati del Sud. Sembrava che ancora una volta John Ross fosse riuscito a levarsi d'impaccio. Ora vi erano due governi Cherokee, uno a Tahiequah e uno ad Armstrong Academy, nel territorio dei Choctaw. Il 14 luglio 1865, il rappresentante di John Ross, Lewis Downing, proclamò un'amnistia generale per tutti i guerrieri Cherokee che si erano ribellati agli USA e al governo ufficiale dei Cherokee. Rimanevano escluse solamente le persone di rango superiore. I due governi convennero di riunirsi a Fort Smith per incontrare la commissione per la pace degli Stati dell'Unione, di cui facevano parte Davis N. Cooley, Commissario per le opportunità indiane, e il colonnello Ely S. Parker, un seneca. Inoltre erano presenti molti capi degli stati indiani del sud, come John Jumper dei Seminole, Clermont e Cane Nero degli Osajen, George Washington dei Cadoo, Winchester Colbert dei Chickasaw e Samuel Checote dei Creek. Elias C. Boudinot attaccò duramente John Ross e lo accusò di doppio gioco. Lo accusò di non essere stato mai leale nei confronti dell'Unione e di aver invece combattuto per la Confederazione. Cane Nero portò una lettera scritta da Ross per dimostrare che era stato nemico dell'Unione. Aveva descritto gli unionisti come grandi nuvole scure, provenienti dal nord, che valeva la pena di respingere. Ross fu colto di sorpresa e vani furono i tentativi di difesa dei suoi seguaci, i membri della commissione erano convinti che Ross non avesse più alcun diritto alla carica di capo supremo. Nella primavera del 1866, una delegazione di Cherokee del Sud, con a capo Watie e Boudinot, si recò a Washington. Anche Ross guidò una delegazione a Washington per impedire che i Cherokee si separassero definitivamente, come desiderava Watie. Nonostante Ross fosse debole e malato, costretto a trascorrere a letto la maggior parte del tempo, riuscì a farsi riconoscere dal governo degli Stati Uniti come unico capo dei Cherokee. In questo modo il piano dei Cherokee del Sud fu vanificato anche se avrebbero potuto avere successo in parecchi punti. Il 17 luglio 1866, fu firmato il trattato, ma Ross non potè assistere alla promulgazione ufficiale l'11 agosto: morì infatti il 1° agosto all'hotel Medes, in Pennsylvania Avenue. Stand Watie tornò a casa e si dimise dalla carica. Per le scelte successive i Cherokee del Sud sarebbero stati determinanti. Fecero sì che Lewis Downing, capo del People 's Party avesse la meglio su William P. Ross, nipote del defunto capo del governo e capo del National Party, e divennisse il nuovo capo supremo. Stand Watie da allora si dedicò alle sue piantagioni e si costruì una casa a sud, a circa venticinque miglia da Fort Gibson. Il destino gli riservò grandi dolori: nel 1868 morì suo figlio Saladin, un anno dopo suo figlio Watica, che aveva mandato a scuola usando le sue ultime risorse finanziarie. Come molti altri ricchi proprietari di piantagioni, negli ultimi anni Stand Watie era divenuto povero. Le lettere che suo figlio Watica mandava a casa rappresentavano una bella testimonianza toccante della vita familiare di Watie. Con il cuore spezzato Stand Watie morì il 9 settembre 1871 nella sua casa a Honey Creek. Con la cacciata degli ultimi indiani dei "cinque popoli civilizzati" al di là del confine indicato nel trattato grosso modo come "il confine indiano definitivo", al di là del Mississipi, la storia degli "indiani liberi delle foreste" era terminata. Le tribù che vivevano tra il confine "definitivo" e le Montagne Rocciose potevano, è vero, cacciare indisturbati gli sterminati branchi di bisonti che ogni anno attraversavano le sconfinate pianure. ma l'America, il paese delle possibilità illimitate, era anche in grado di cambiare il concetto di eternità nel giro di pochi decenni, quando si sarebbe definitivamente compiuto il tragico destino degli Indiani delle Praterie.

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