NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

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Washakie

Pinaquana

Tribù: Shoshoni Nato: nel 1804 a Wyoming del Sud | Morto: 20.02.1900 a Fort Washakie
Washakie

La madre di Washakie era un'indiana shoshone, suo padre un guerriero della tribù umatilla. Si è spesso sostenuto che suo padre fosse un bianco, il che spiegherebbe la sua inossidabile amicizia per gli Americani. Come dimostrano numerosi altri esempi, una spiccata simpatia per i bianchi non rappresenta una prova plausibile per simili congetture così come l'inimicizia più accesa per i bianchi, non dimostrerebbe un'ascendenza indiana. Certo è che la pelle di Washakie deve aver avuto una colorazione molto più chiara di altri indiani. Della gioventù di Washakie non vi è molto da raccontare. Il suo primo nome era Pinaquana, che significa all'incirca "sapore dolce". Sviluppò le qualità di guerriero nel corso degli innumerevoli scontri contro i nemici storici della sua tribù, come i Sioux e i Piedineri. Nel 1844 divenne capo del ramo ovest degli Shoshoni, che, quanto a forza, era paragonabile al ramo degli Shoshoni degli Altopiani. Oltre alle sue eccezionali caratteristiche fisiche, con la sua forza muscolare e la sua resistenza, divenute famose, possedeva anche grandi doti di politico. Fino a quel momento gli Shoshoni erano rimasti dispersi in piccoli gruppi, Washakie riuscì a riunirli tutti in un'unica tribù, ben organizzata, nell'ambito della quale ebbe per lungo tempo un'indiscutibile posizione di potere. Il territorio del gruppo Washakie 's Band si estendeva dal fiume Wind a nord, fino al fiume Green a sud; il gruppo era composto, nel 1885, da circa novecento unità. Il 3 luglio 1868, fu firmato un trattato a Fort Bridger, nel Wyoming, che garantiva agli Shoshoni il loro paese nelle Wind River Mountains, come riserva, mentre dovettero rinunciare al loro territorio di caccia sul fiume Green. A metà del XIX secolo, la prima ondata di immigrati raggiunse il paese degli Shoshoni. Agenti governativi avevano invitato gli indiani ad aiutare con fatti e parole gli immigrati e Washakie prese l'invito molto sul serio. Con la sua gente aiutò i bianchi e, per quanto poteva, li rifocillarono con viveri, abiti e cavalli, indicarono loro la strada per le Montagne Rocciose e li protessero, per quanto possibile, contro gli indiani nemici. Da tempo l'astuto capo aveva compreso che una resistenza armata contro gli Americani, a lungo termine sarebbe stata inutile e che avrebbe potuto rendere migliori servizi alla sua tribù se si fosse messo attivamente dalla parte degli invasori bianchi. Lo fece con tale successo che migliala di emigrati bianchi ringraziarono pubblicamente e per iscritto gli Shoshoni. Mise in guardia i suoi fratelli dall'imbracciare le armi, quando il generale Connor marciò contro i Bannock, nel 1863, ma inutilmente. Vennero infatti sconfitti, insieme ai Bannock, sul fiume Bear. Washakie però si era rifugiato con i suoi a Fort Bridger e si era così messo al sicuro. Si era fatto ben volere dai bianchi per il suo comportamento disponibile con gli immigrati, oltre che per i suoi rapporti amichevoli con cacciatori e posatori di trappole, per i servizi resi alla Hudson Bay Company e all'esercito americano. Le sue azioni di guerra dimostrano comunque che non era affatto un codardo, ma, al limite... un po' opportunista. Partecipò di continuo a scontri contro i Piedineri e i Corvi. Si dedicava personalmente, inoltre, alla formazione dei suoi guerrieri, non ammetteva contrasti all'intemo della tribù e non esitava a risolvere la differenza di opinioni con altri capi con un duello. Il capo Pushican, per citarne uno, aveva una profonda cicatrice sulla fronte dovuta ad un colpo di tomahawk di Washakie. Quando, ormai quasi ottantenne, Washakie venne a sapere che circolavano voci sulla sua sostituzione, perché ritenuto troppo vecchio, lasciò il campo senza dire una parola e sparì per due mesi. Quando fu indetta una riunione per scegliere il suo successore, apparve all'improvviso la possente figura del vecchio capo, che incuteva rispetto, davanti al consiglio allibito. Washakie levò in alto sette scalpi nuovi ed esclamò:

Nominate alla carica di capo, colui che può compiere un'azione più grande! Chi vuol prendere il mio posto, deve conquistarsi altrettanti scalpi!

Umiliati, i suoi avversari abbassarono lo sguardo e fino alla fine dei suoi giorni il suo potere rimase incontrastato! La sua lealtà nei confronti degli ufficiali americani divenne sempre più tangibile. Durante le lotte degli Americani contro Sioux, Cheyenne, Arapaho e Ute, tra gli anni sessanta e settanta, Washakie e i suoi servirono l'esercito americano come scout. Nell'inverno tra il 1875 e il 1876, il campo di Washakie fu attaccato dagli Cheyenne di Dull Knife e gli Shoshoni subirono una dura sconfitta: fu quindi per questo che si unirono al generale Crook per avere l'opportunità di vendicarsi. Sessantotto scout Shoshoni andarono a Rosebud con Crook dove, con gli Scout dei Corvi, avevano il compito di attaccare ai fianchi i Sioux. Tré settimane dopo lo stesso Washakie andò con duecento guerrieri al quartier generale di Crook. Il vecchio capo portava un gigantesco copricapo di piume d'aquila che strisciava fino a terra dietro al suo pony. Con orgoglio dichiarò che il governo si era dimostrato generoso con gli Shoshoni e che voleva dimostrare che un indiano non dimentica mai una buona azione ricevuta e così a settant'anni suonati, Washakie potè dimostrare di essere un combattente audace. Lo squadrone del capitano Guy V. Henry era stato circondato, durante un attacco, da guerrieri Cheyenne e isolato. Henry e i suoi soldati cercarono disperatamente di aprirsi una via d'uscita. Henry fu colpito e cadde da cavallo e sarebbe stato perduto se Washakie e i suoi guerrieri non si fossero aperti un varco e non avessero circondato il ferito per proteggerlo. Riuscirono a resistere agli Cheyenne il tempo necessario perché giunsero i rinforzi, al comando del capitano Milis, a risolvere la situazione. Anche dopo le sconfitte di Crook e di Custer, gli scout Shoshone rimasero al servizio dell'esercito americano e diedero un aiuto fondamentale per la "pacificazione" di Cheyenne e di altre tribù. Nonostante i servizi resi nelle guerre indiane, gli Shoshoni non furono sempre trattati bene durante le trattative per stabilire luogo e grandezza della loro riserva. Washakie però, che rappresentò la sua tribù a tutte le riunioni, sapeva bene che non avrebbe avuto senso usare la forza. Si prese comunque la libertà di esprimere ai rappresentanti del governo americano la sua opinione e, in qualità di patriarca degli Indiani delle riserve, poteva ben permetterselo. Lo fece anche nel 1878 per lamentarsi con il governo del Wyoming, delle dimensioni troppo piccole della sua riserva:

L'uomo bianco, che ha preso possesso di questo immenso paese che va da un mare all'altro e che ha percorso a suo piacimento e si è insediato dove ha voluto, non può sapere quanto dolore ci procuri essere costretti a vivere su un lembo di terra così ridotto, con il ricordo incancellabile del fatto, che è noto a voi come a noi, che ogni metro di quella che chiamate con orgoglio America, non molto tempo fa apparteneva all'uomo dalla pelle rossa. Ma l'uomo bianco era venuto a conoscenza, in un modo che non ci è dato sapere, di cose che noi non avevamo imparato, come la costruzione di armi migliori, più utili in guerra dei nostri archi e delle nostre frecce. La massa di gente che giunse dai paesi al di là dell'oceano, sembrava non avesse mai fine. Fu così che i nostri padri furono a poco a poco cacciati o uccisi e noi, i loro figli, siamo solo quel che rimane di tribù potenti, stipati su un fazzoletto di terra, di un paese che non è il nostro, trasportati in massa, come detenuti già condannati e controllati da uomini con i fucili che si divertirebbero a spararci. Ma questo non è tutto. Il governo dei bianchi ci promise che ci avrebbe fornito in abbondanza il necessario per vivere bene se ci fossimo dichiarati soddisfatti di quel piccolo lembo di terra che ci era stato assegnato e che nessun uomo bianco avrebbe poi varcato il confine del nostro paese per cacciare la nostra selvaggina o per sottrarvi qualcosa che ci appartiene. Ma non ha mantenuto la parola ! Io sorrido perché sono felice che il mio cuore sia buono. Vedo i miei amici intorno a me ed è bello incontrarli o stringere loro la mano. Hai sentito ciò che voglio. Il fiume Wind mi spetta. Voglio la valle del fiume Wind per la mia patria e le terre che gli sono state assegnate a est, inoltre desidero avere il privilegio di cacciare tra le montagne, ovunque io voglia.

Verso la fine dei suoi giorni Washakie era diventato cieco e quasi paralizzato. Qualche anno prima di morire divenne membro della chiesa protestante episcopale, aveva inoltre fatto venire missionari e si distinse per la sua devozione. Quando morì, quasi centenario, nella riserva del fiume Wind, proprio nella località che oggi porta il suo nome, l'esercito degli Stati Uniti gli concesse un funerale militare, l'unico concesso a un indiano!
Il corteo funebre era lungo un miglio e mezzo ed era accompagnato dalla polizia a cavallo. Soldati, ufficiali, impiegati dell'agenzia e moltissimi indiani seguirono il feretro coperto dalla bandiera americana. Il più grande capo prodotto dagli Shoshoni fu sepolto nel cimitero di Fort Washakie.
Un imponente monumento di granito porta la seguente iscrizione:

Always loyal to the Government and to his white brothers.(Sempre leale al Governo ed ai suoi fratelli bianchi).

 

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