Conosciuto anche con l'appellativo di Lince, nacque sul fiume St. Johns, in Florida, nel villaggio di Yulaka, e fu figlio del famoso capo EMATHLA e nipote di MICANOPY, un altro grande guerriero. Era giovane quando scoppiò la Seconda guerra Seminole, ma fin dall'inizio guidò in combattimento buona parte dei guerrieri della sua banda.
Fu con il padre nella battaglia del lago Monroe, 8 febbraio 1837, dove mori il capitano Charles Mellon del 2° Artiglieria e 15 soldati furono feriti.
In settembre Coacoochee, Osceola, Serpente Blu e circa 200 Seminole, mentre trattavano un armistizio, furono catturati con l'inganno dal generale Jesup il quale credeva che con la cattura dei capi principali la guerra potesse finire più facilmente. Ma si sbagliava. Portato con gli altri a Fort Marion, Gatto Selvaggio riuscì a fuggire con i suoi guerrieri in una rocambolesca evasione e riprese immediatamente la lotta contro gli americani. Partecipò alla battaglia di Okeechobee, del giorno di Natale del 1837, nella quale 500 Seminole decimarono i 1000 soldati del generale Zachary Taylor.
I soldati persero 138 uomini, gli indiani 25. Il 19 maggio 1840, nei pressi di Levy's Prairie, a 8 miglia dall'odierna Micanopy, in Florida, con 80 guerrieri sconfisse un reparto del 7° fanteria comandati dal tenente James Sanderson, uccidendo l'ufficiale e 5 soldati. Successivamente i Seminole attaccarono e distrussero un piccolo convoglio che trasportava una troupe teatrale in viaggio da Picolata a St. Augustine. Durante l'ultimo anno di guerra molti dei suoi Seminole, stremati e senza munizioni, cominciarono ad arrendersi: sua madre fu catturata e il padre morì nella deportazione verso il Territorio Indiano. Il 5 marzo 1841 si presentò a Fort Cummings e si arrese con circa 200 persone tra guerrieri, donne e bambini. Esiste una trascrizione del discorso che il capo pronunciò in occasione della resa e la riportiamo integralmente.
«Coacooche si alzò, lottando evidentemente per sopprimere un sentimento che faceva fremere la sua figura virile:
"Ero un ragazzo, una volta", disse, con tono pacato; "poi vidi l'uomo bianco da lontano. Io cacciavo in queste foreste, prima con arco e freccia, poi con un fucile. Vidi l'uomo bianco, e mi fu detto che era mio nemico. Non potevo sparargli come al lupo o all'orso, ma come loro egli piombava su di me; cavalli, bestiame e campi, egli mi prese tutto. Mi disse che era mio amico: ma maltrattava le nostre donne e i bambini, e ci diceva di andarcene dalle nostre terre. Comunque mi dette la mano in amicizia; noi la stringemmo; ma mentre ne tenevamo una, egli aveva un serpente nell'altra e la sua lingua era biforcuta: egli mentiva e ci morse. Non chiesi altro che una piccola parte di queste terre, sufficiente per accamparci e viverci, nel lontano Sud, un angolo dove potessi collocare le ceneri dei miei congiunti, un angolo appena sufficiente dove poter sistemare mia moglie e mio figlio. Ciò non mi fu concesso. Mi misero in prigione: scappai. Sono stato preso di nuovo; mi avete riportato indietro e ora sono qui; sento le catene nel mio cuore. Ho ascoltato le vostre parole: tu e i tuoi ufficiali vi siete presi cura di noi in amicizia. Vi ringrazio per avermi riportato indietro: ora posso vedere i miei guerrieri, le mie donne e i bambini. Il Grande Spirito vi ringrazia, il cuore di questo povero indiano vi ringrazia. Noi non conosciamo che poche cose, non abbiamo libri che ci dicano tutto, ma abbiamo il Grande Spirito, la luna e le stelle: queste mi hanno detto, la notte scorsa, che voi sarete nostri amici. Ti do la mia parola: è la parola di un guerriero, un capo, un coraggioso, è la parola di Coacooche. È vero che ho combattuto come un uomo, e così hanno fatto i miei guerrieri; ma i bianchi sono troppo forti per noi. Vorrei che la mia banda fosse con me e vorrei andare in Arkansas. Voi dite che devo porre fine alla guerra! Ma guardate queste catene! Posso andare dai miei guerrieri? Coacooche incatenato! No, non mi chiedete di incontrarli. Non desidererò mai di calpestare le mie terre fino a che non sarò libero. Se potessi andare da loro libero, mi seguirebbero; ma ho paura che non mi obbediranno quando gli parlerò in catene. Ho paura che diranno che il mio cuore è debole. Se potessi andare libero, si arrenderebbero ed emigrerebbero. Non è forse Coacooche colui che si è seduto con voi intorno al fuoco del consiglio a mezzanotte, quando il lupo e l'uomo bianco ci circondavano? Non ho forse condotto la danza di guerra e cantato la canzone dei Seminole? Non sono forse ancora intorno a noi gli spiriti delle nostre madri, delle nostre mogli e dei nostri figli? Il mio coltello per scalpi non si è tinto di rosso con il sangue e gli scalpi del nostro nemico si sono seccati nei nostri accampamenti? Non ho reso il sentiero di guerra rosso di sangue e non hanno forse sempre trovato i Seminole una dimora nel mio accampamento? E allora, i guerrieri di Coacooche lo tradiranno? No! Se i vostri cuori sono cattivi, mostratemeli ora; prendeteli nelle vostre mani e fatemi vedere se sono neri di cattivo sangue; ma non comportatevi come cani, non mordetemi appena girate le spalle. Se Coacooche deve morire, che muoia come un uomo. Non è il mio cuore che esita, no, egli non trema mai; ma mi preoccupo per coloro che sono ora nei boschi, inseguiti notte e giorno dai soldati, per coloro che combattono con noi, fino a che non saremo troppo deboli. Il sole è splendente oggi, la giornata è chiara, fate che i vostri cuori lo siano altrettanto: il Grande Spirito vi guiderà. Stanotte, quando vi accampate, prendete queste pipe e il tabacco, accendete un fuoco quando la luna sarà alta e luminosa, e danzate intorno a esso, poi lasciate che il fuoco si spenga e poco prima dell'alba, quando il cervo dorme e la luna sussurra ai morti, sentirete le voci di coloro che sono andati al Grande Spirito; essi vi daranno un cuore e una testa salda per recare la parola di Coacooche. Dite alla mia tribù che i miei piedi sono incatenati. Non posso camminare, ma invio le mie parole sincere come se sgorgassero dal cuore, come se fossi sul sentiero di guerra a caccia di alci. Non sono un ragazzo: Coacooche può morire, non con mano tremante, ma come quando afferra il fucile con i suoi guerrieri che lo circondano. I miei piedi sono incatenati, ma i pensieri e il cuore di Coacooche possono raggiungervi. Po-car-ger (Il grande capo bianco) sarà gentile con noi. Egli dice che quando arriverà la mia tribù io sarò di nuovo libero di camminare sulle mie terre, con i miei compagni intorno a me. Egli vi ha concesso quaranta giorni per sistemare questa questione: se ne desiderate di più, ditelo, io ne chiederò di più; se non è così, rispettate questo termine. Prendete questi bastoncini; qui ce ne sono trentanove, uno per ogni giorno; questo, più grande degli altri, con del sangue sopra, è il quarantesimo. Quando tutti gli altri saranno stati gettati via, e rimarrà soltanto questo, dite al mio popolo che con il tramonto del sole Coacooche sarà impiccato come un cane, con nessun altro se non uomini bianchi ad ascoltare le sue ultime parole. Andate dunque, arrivate rapidi come le stelle, come io vi ho condotto in battaglia! Andate, che la voce di Coacooche vi parla!».
Il 12 ottobre i Seminole partirono per New Orleans e il Territorio Indiano che raggiunsero dopo alcuni mesi di viaggio. Gatto Selvaggio e suoi trovarono il territorio assegnatogli inospitale e arido e nel 1844 egli fece un viaggi a Washington in compagnia di Halpatter per ottenere condizioni di vita migliori, senza nessun risultato. Durante alcune missioni diplomatiche tra i Comanche, effettuate per conto del'Agente indiano Pierce Butler, ebbe modo di ammirare le selvagge distese delle pianure del Texas, ancora ricchissime di selvaggina e ideali per un insediamento. Nel frattempo diventò un capo molto ascoltato da tutti i Seminole e quando gli screzi con i vicini di agenzia Creek divennero gravi, per evitare disordini, il capo radunò un gruppo di Seminole di neri assimilati alla tribù, di Creek scontenti del Territorio Indiano, e partì in direzione del Texas. Il gruppo si mise in viaggio nel dicembre del 1849 e finalmente si stabilì come colonia indipendente lungo il corso del Cow Bayou, nella vallata del fiume Brazos, cercando di iniziare una nuova, difficile esistenza. I bianchi però, non gli diedero tregua. Cominciarono a pretendere i Seminole neri, dicendo che erano schiavi e che potevano essere venduti negli Stati schiavisti del Sud. Gli agenti indiani corrotti volevano una parte dei neri per venderli e guadagnare anche con questo turpe traffico. Per salvare la sua gente, Coacooche fu di nuovo costretto a partire. Il governo messicano gli offrì della terra nello Stato di Coahuila per fare da cuscinetto contro le tribù nomadi delle pianure che razziavano impunemente fin dentro il Messico. Il capo accettò e con la sua gente, ormai un migliaio di persone, si stabilì al di là del Rio Grande. Compì alcune esplorazioni per conto del governo di Città del Messico e durante una di queste contrasse il vaiolo e morì, rimpianto da tutta la sua gente. In breve, il suo popolo, senza una guida, ritornò nel Territorio Indiano degli Stati Uniti e la terra che era stata dei Seminole fu occupata da alcuni gruppi di emigranti Kickapoo.
💬 Commenti (0)
Lascia un commento
👋 Nessun commento ancora. Sii il primo a lasciare un commento su questa biografia!