NATIVI

Cultura dei Nativi Americani

admin

Little Big Horn raccontato da Gambe di Legno

05/02/2004 349 visualizzazioni di Marcalby
I Cheyenne non sono ancora d'accordo fra loro sul numero di notti che le tribù trascorsero nei vari campi lungo il viaggio dalla sponda orientale del Powder al Little Bighorn e nel ritorno alla regione del Powder. Per molto tempo c'è stata diversità di opinioni per stabilire da quanto tempo eravamo nel grande accampamento sul Little Bighorn quando arrivarono i soldati di Custer. Chi diceva che vi eravamo stati soltanto una notte, chi sosteneva due notti. Questo punto venne chiarito parecchi anni fa quando una banda di Oglala venne a trovarci in questa riserva. Vi fu un grande raduno di Oglala e Cheyenne alla riserva del Lame Deer e in questa occasione facemmo una specie di recita della grande battaglia. Piccolo Falco, un Cheyenne, disse che avevamo dormito due notti in quel campo sul Little Bighorn prima dell'arrivo dei soldati. Qualcuno lo corresse:
« Ci abbiamo dormito solo una notte ».
« Scommetto che erano due », replicò Piccolo Falco. Stese una coperta e vi mise sopra una posta in denaro. L'altro mise altrettanto. E altri Indiani, le cui opinioni in proposito contrastavano, fecero altre scommesse. Allora interpellammo dei vecchi, uno per uno, per sapere quello che ricordavano. Sentimmo anche l'opinione di Alce Bianco, del giovane capo Piccolo Lupo, di qualche vecchio Cheyenne, di parecchi vecchi Sioux. Vollero conoscere anche la mia. Tutti rispondemmo:
« Una sola notte ».
Infine Piccolo Falco e i suoi sostenitori dovettero ammettere che si erano sbagliati. Nel corso di questi contatti si venne a conoscenza dei reciproci punti di vista e si ebbe
conferma di alcuni particolari. Tutti furono d'accordo che avevamo sostato in quel campo solo una notte; che i soldati ci avevano attaccato la mattina successiva; che, dopo la fine del combattimento, avevamo spostato il campo un po' più a nord-ovest; che lì eravamo rimasti tutta la notte; che eravamo partiti nel tardo pomeriggio del giorno dopo la grande battaglia, e che per tutta la notte e il giorno successivo avevamo risalito la valle del Little Bighorn. Quindi nella zona in cui si era svolta la battaglia eravamo stati sì due notti, ma ne avevamo trascorsa una nel primo accampamento, quello contro cui i soldati avevano sferrato l'attacco; mentre avevamo trascorso la seconda in un secondo accampamento poco distante, dove ci eravamo spostati a causa delle perdite.
Per cinquant'anni noi vecchi Cheyenne abbiamo parlato di Giacca d'Orso, cioè del generale Miles, come del grande capo dei soldati che erano venuti su per la valle del Little Bighorn il giorno dopo la battaglia contro Custer. Il nostro amico, il dottore bianco qui presente, ci ha corretti. Da lui abbiamo appreso che il generale Miles non mise piede in quella regione che un mese dopo. Il dottore dice che i capi di quei soldati erano i generali Terry e Gibbon. Io non avevo mai sentito nominare questi due uomini.
Neppure avevo mai saputo che, insieme al generale Custer, fossero stati uccisi dei suoi parenti, prima che l'amico dottore bianco ci parlasse dei due fratelli, del cognato e del nipote di Custer. Egli ci dice anche che il corpo del generale non venne smembrato. Non so perché sia stato risparmiato, se ciò è vero. Non ho mai sentito dire che qualcuno dei morti avesse goduto di favoritismi
da parte nostra. Ch'io sappia, non avevamo alcuna ragione di riservare intenzionalmente un diverso trattamento a qualcuno di loro.
Allora non sapevamo chi fosse il capo di quei soldati bianchi. Non sapevamo da dove fossero venuti. Supponevamo che fossero gli stessi contro cui avevamo combattuto otto giorni prima sul Rosebud. Non sapevamo chi fosse stato il capo dei soldati del Rosebud. Non udii mai, allora, un Indiano che se lo chiedesse. Per noi, uno 0 l'altro era lo stesso.
Mi è stato detto che vari Indiani si sono attribuiti l'onore di avere ucciso Custer. Costoro si danno delle arie per attirare l'attenzione su di sé. Nessuno fece mai di questi discorsi nelle ore e nei giorni che seguirono la battaglia. Se qualcuno ne avesse fatti, lo avremmo saputo tutti. Ripeto: nessuno di noi sapeva che ci fosse Custer. I pochi Cheyenne meridionali e i pochi guerrieri sioux che lo avevano visto in anni ancora precedenti, soltanto molte settimane dopo vennero a sapere che era morto nel corso della grande battaglia. E fu settimane e mesi dopo che la maggior parte di noi venne a sapere che il tale uomo era esistito. Ma ce lo dissero i Bianchi, non gli Indiani.
Anche se qualche soldato della battaglia fosse stato conosciuto bene da tutti gli Indiani, sarebbe stato difficile riconoscerlo là. Nella prima o seconda ora del combattimento eravamo troppo lontani per distinguere e riconoscere qualcuno in particolare. Quando ci avvicinammo, l'aria divenne sempre più piena di fumo e di polvere. Gli Indiani erano molto eccitati. Tutti i Bianchi erano impazziti. Nessuno deve aver conservato fino all'ultimo il suo aspetto naturale. Credo che nessun guerriero pensasse allora a scoprire chi fosse il capo dei soldati o a riconoscere qualche soldato conosciuto in passato. Soldati e guerrieri erano sudati e ricoperti di polvere. I soldati morti erano sporchi e insanguinati. Molto presto furono
ridotti in condizioni molto peggiori: i loro amici più intimi non li avrebbero riconosciuti.
Dei trenta Indiani uccisi nei due combattimenti (quello nella valle, contro Reno, e quello sul crinale contro Custer), credo che circa la metà sia caduta per le pallottole dei soldati di Custer. Di questa quindicina, poco più poco meno, ne caddero per mano dei soldati di Custer più nel corso della fase ravvicinata del combattimento, allorché Uomo Bianco Zoppo ci esortò ad attaccare e venne egli stesso ucciso mentre scendeva verso il fiume, che in ogni altro settore del campo di battaglia. Tutti gli uomini di Custer avrebbero potuto ucciderne di più, oppure ci avrebbero costretti ad andarcene dopo un po' di tempo, se il whisky non li avesse fatti impazzire e non li avesse indotti a sparare contro se stessi. Non so di preciso quanti possano essere stati i soldati che abbiamo ucciso noi, ma credo che in tutto saranno stati venti o trenta: alcuni durante la sparatoria a distanza, e altri quando siamo piombati in mezzo a loro e abbiamo trovato dei feriti gravi che abbiamo ucciso subito. Nessuno è stato catturato vivo. Non ho mai saputo che un Indiano volesse fare dei prigionieri.
Tutti i caduti cheyenne vennero trovati, portati via e sepolti. Non sono sicuro che sia avvenuta la stessa cosa per i caduti sioux, ma pare che siano stati trovati tutti, perché li cercarono per tutto quel pomeriggio e per gran parte del giorno successivo. I tre Indiani del Mais che avevo visto furono lasciati dove erano stati uccisi.
Il punto più vicino al fiume raggiunto dai soldati di Custer fu quello in cui morirono. Quando i primi Indiani partirono ad attaccarli, ebbero uno scambio di colpi con questi soldati che cavalcavano lungo l'estremità nordorientale del crinale. Continuarono a muovere verso ovest
lungo questa cresta, poi si appostarono in ordine sparso sul crinale inferiore, quello dove si svolse quasi tutta la battaglia. Dopo circa un'ora e mezza di lento combattimento a distanza, il drappello di quaranta soldati che scese dal crinale lungo il canalone per dirigersi al fiume venne attaccato da Uomo Bianco Zoppo seguito immediatamente da molti Cheyenne e Sioux. Il luogo in cui avvennero questa prima carica indiana e la prima veloce grande vittoria è situato in basso, all'interno del recinto che oggi chiude il campo di battaglia.
Il guerriero cheyenne più importante fu Uomo Bianco Zoppo. Credo che tutti i nostri vecchi siano d'accordo su questo. Dopo di lui, per importanza e come autori di azioni decisive, seguono subito Vecchio Uomo Coyote, condottiero dei guerrieri del Cane Pazzo, Ultimo Toro, condottiero dei guerrieri della Volpe, e Testa Pazza, uno dei nostri capi tribù che da giovane era stato capo di un gruppo guerriero. I primi Indiani ad attraversare il fiume e a sparare ai soldati di Custer sull'estremità del crinale furono due Sioux e tre Cheyenne. I tre Cheyenne furono Orso Roano, Vitello di Bisonte e Cavallo dalla Coda Mozza. Quest'ultimo è ancora vivo, e la sua casa si trova in questa riserva, dalle parti del Rosebud.
Due Lune soleva richiamare l'attenzione dei bianchi sulla sua grande importanza nella battaglia. Io ritengo che fosse coraggioso, come molti altri lo erano, ma noi non vedevamo tutta questa sua importanza. Era uno (lei nove capi in sott'ordine dei guerrieri della Volpe. L'unica specialità che gli sentii riconoscere riguardava il fatto che possedeva un fucile a ripetizione, l'unico che i Cheyenne portarono in quella battaglia. Quando una parte della tribù cheyenne, la minore, si arrese al generale Miles a Forte Keogh, il generale scelse Due Lune come unico grande capo di quei Cheyenne. Per vari anni quegli Indiani furono governati dal generale Miles. Negli anni successivi, di tanto in tanto altri Cheyenne si aggiunsero
a quelli. L'arrivo di Piccolo Lupo cambiò la situazione, ma egli decadde presto dopo che uccise il Cheyenne. Quando tutta la tribù finalmente si riunì nell'attuale riserva, gli ufficiali di Forte Keogh e i mandatari governativi mantennero Due Lune nella carica di unico grande capo dell'intera tribù. Non saprei dire se noi fummo scontenti di quella scelta. Quello che so per certo è che fu il generale Miles, e non i Cheyenne, a sceglierlo come nostro capo.
Vivono ancora (1930) più di venti uomini e una ventina di donne cheyenne che erano adulti all'epoca dell'accampamento sul Little Bighorn. Immagino che ogni tribù sioux ne conti un numero proporzionalmente uguale. Più numerosi sono quelli che allora erano bambini, ma ricordano bene quello che accadde. Ultimo Toro, condottiero dei guerrieri della Volpe, prese la famiglia e andò a vivere con i Crow quando vennero i giorni di pace. Le sue due figlie hanno sposato dei Crow. La bambina spaventata e urlante che presi a cavallo quando i soldati incendiarono le nostre quaranta tende sul Powder, ormai è vecchia. Ha sposato un Crow, e i Bianchi la chiamano signora Passes.
Ogni volta che mi sono trovato in mezzo a dei Bianchi che facevano domande sulla battaglia di Custer, qualcuno ha voluto sapere:
« E dov'era Toro Seduto durante il combattimento? ». Per molto tempo non ho capito la ragione per cui questa domanda si ripetesse così incalzante. Poi sono venuto a sapere che qualche Bianco andava in giro dicendo che Toro Seduto era un codardo perché non era andato a combattere con tutti gli altri.
Non so dove fosse. Non mi venne in mente di occuparmene. Suppongo che abbia aiutato le donne, i bambini, i vecchi e gli anziani, essendo anch'egli anziano. Aveva un figlio in battaglia. Un uomo che aveva un figlio guerriero non doveva partecipare attivamente al combattimento : doveva lasciare al figlio l'occasione di farsi onore in guerra. Uomo Bianco Zoppo, il capo tribù dei Cheyenne meridionali che rimase ucciso, andò a combattere perché non aveva figli maschi. Immagino che per la stessa ragione abbiano combattuto anche Cavallo Pazzo, il grande capo degli Oglala, e Gobba sul Naso, il grande capo dei Senza Frecce. Non so di altri capi tribù o di altri anziani che sì siano mescolati ai guerrieri. Mio padre rimase all'accampamento, ma questo non ha niente a che vedere con la paura. La ragione è che erano in battaglia due dei suoi figli.
Non mi vergogno di affermare che ammiravo Toro Seduto. Se qualcuno osa dire che non era coraggioso, bene, io non ho orecchi. Era un uomo dalla mente poderosa e impastata di bontà, dal cuore forte e generoso. A quei tempi non udii mai un Indiano esprimere un parere di-verso. Se in tempi più recenti qualcuno si è espresso diversamente, la ragione andrà cercata nelle menzogne di mandatari e di capi di soldati i quali, dicendo che Toro Seduto era cattivo, avranno voluto farsi passare per buoni.
È bello vivere in pace nella riserva. È bello avere una casa in cui poter dormire tranquilli ogni notte, senza ti more che venga qualcuno a rubare i cavalli o che s'intrufoli in casa a uccidere me o i miei amici. Ma amo ricordare i vecchi tempi, quando a nessuno doveva mancare il coraggio. Vorrei poter rivivere ancora qualcuno dei giorni passati quando, nella prosperità, il primo pensiero di un Indiano era quello di gridare:
« Hoh-oh-oh-oh, amici! Venite. Venite. Venite. Ho tanta carne di bisonte. Ho caffè. Ho zucchero. Ho del tabacco. Venite, amici, a mangiare e fumare con me ».

Valuta questo articolo

Clicca sulle stelle per votare:

Nessun commento per questa news.

💬 Commenti (0)

Scrivi un commento