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Cultura dei Nativi Americani

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I popoli indigeni rischiano di essere definitivamente cancellati

09/01/2010 1,518 visualizzazioni

Strano "destino", quello odierno degli Indiani d'America e degli indigeni del mondo: finire dimenticati e non trovare posto nella storia contemporanea. Suscitano un qualche interesse solo quando si evoca il loro passato, la loro vita tribale o episodi emblematici della loro storia, ma nella coscienza collettiva dell'Occidente essi sono come rimossi, quasi non fossero più esseri umani del nostro tempo, quasi fossero irrapportabili alla contemporaneità. "Essere Indiani nella moderna società americana", afferma lo studioso indiano Vine Deloria junior, "significa di fatto essere irreali e astorici". In fondo, limitandosi a proiettare nel passato l'attenzione per il mondo degli Indiani, si nega implicitamente il loro odierno esistere, quasi fossero invisibili - ma essi, nostro malgrado, esistono e vivono in una realtà complessa e sconcertante come quella americana, dove la loro quotidianità è segnata da vessazioni e da sofferenze materiali e psicologiche, anche se il "mito" vuole che tutte le ingiustizie subìte dai nativi siano state perpetrate nei secoli passati quando essi erano "visibili". Si ignorano così le loro attuali lotte per la difesa dei propri diritti umani e civili, per la salvaguardia della loro identità culturale-religiosa, e le tappe fondamentali della Resistenza indiana: l'opposizione alla politica governativa del "termination" negli anni 1953-54 (attraverso una "Risoluzione" proposta dal senatore A. Watkins e dal deputato E.Y. Berry, si cercava in sostanza di far cessare gli aiuti economici destinati alla minoranza etnica indiana); l'occupazione, per protesta, dell'isola di Alcatraz per insediarvi un "centro di indianità" nel 1969; la marcia su Washington detta dei "Trattati infranti" (alla quale parteciparono un centinaio di tribù) per protestare contro il governo che non aveva mai onorato i trattati stipulati, e l'occupazione pacifica del BIA ("Bureau of Indian Affairs") nel 1972, e quella armata del villaggio di Wounded Knee, nel South Dakota, nel 1973, da parte dei militanti delI'AIM ("American Indian Movement"); "the longest walk" nel 1978; l'occupazione di 800 acri di terra nelle Black Hills nel 1981 da parte dell'AIM. Per non parlare delle lotte più recenti contro la forzata sterilizzazione delle donne indiane, la rapina e il degrado ambientale delle loro terre e delle Riserve, e delle mobilitazioni proposta fatta dal governo USA per un referendum-truffa tra la popolazione Sioux sulla vendita delle loro terre del South Dakota per quaranta milioni di dollari.) Ci si dimentica così che i "cow-boys" contro i quali devono ancora oggi lottare gli Indiani per garantire la sopravvivenza delle loro etnie, non sono più i rudi vaccari, gli intolleranti puritani, gli intraprendenti pionieri o le "giacche azzurre" dell'esercito: oggi essi devono fare i conti con le multinazionali e le "lobbies" economiche, i centri di potere occulto e non, i burocrati del BIA, l'americano-medio con i suoi pregiudizi e il suo razzismo, i medici dell'"Indian Health Service" che praticano la sterilizzazione forzata, i carcerieri e gli psicologi delle prigioni di massima sicurezza dove si attuano programmi che prevedono il controllo e le modifiche del comportamento dei detenuti mediante l'uso di tecniche e metodi sperimentali, e altro ancora. Documentare i problemi e le attuali condizioni di vita degli Indiani d'America, e spezzare lo stereotipo dell'Indiano visto perennemente quale elemento per lo più folklorico di una storia passata, sono solo le premesse per poter rimediare alle mistificazioni e alle rimozioni della cultura ufficiale dell'Occidente nei confronti di questi popoli che ancora stanno lottando, da soli, per la propria sopravvivenza e per riappropriarsi della propria identità. La "questione Indiana" si può racchiudere in questa semplice e drammatica verità che è anche un appello: i popoli indigeni rischiano di essere definitivamente cancellati. E non solo quelli del Nord America. Le "società della memoria" non vogliono scomparire perché esse sono il cuore antico della Madre Terra. Frecce spezzate di N.Minella

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