Motivo di pittura per la pelle sacra del bisonte bianco
Quando a un guerriero particolarmente fortunato capitava di cacciare un raro esemplare di bisonte bianco, il corpo dell'animale ucciso veniva sottoposto a una cerimonia rituale fissata fin nei minimi particolari.
Prima di tutto, al cacciatore era permesso di tenere l'animale solo nel caso che egli avesse almeno quattro figli, in caso contrario era obbligato a venderlo.
Se lo poteva tenere doveva pregare una vergine di pulire la pelle del bisonte.
Per questo lavoro, la fanciulla otteneva due costumi completi nuovi ed un cavallo.
La pelle veniva posta all'interno della capanna sul lato a ovest e sottoposta a un'attenta sorveglianza.
In seguito veniva adagiata su una coperta nuova con il capo volto verso l'est.
Dalla parte della ferita la ragazza tracciava una linea dalla spalla sinistra alla zampa destra e un'altra dalla spalla destra alla zampa sinistra.
La croce che veniva così a formarsi simboleggiava le quattro direzioni della terra e i quattro venti.
Quando l'officiante aveva rivoltato la pelle, dipingeva poi sul lato esterno, tra le spalle, alcuni cerchi rossi concentrici con una croce al centro del più interno.
Nel fare questo, rivolgeva le sue preghiere al cielo e alla terra e a tutte le cose che crescono.
La pelle del bisonte - così come il teschio, pure esso dipinto con i cerchi concentrici - venivano poi posti sul terreno in due quadrati approntati specificamente per l'occasione, di un metro e mezzo di lato ciascuno, dai quali era stata precedentemente tolta l'erba, poiché solo il terreno nudo era in grado di ascoltare e accogliere le preghiere.
II mantello veniva sistemato con la parte esterna (il lato peloso) verso l'alto, e la parte della testa verso il palo centrale dell'accampamento.
A questo punto seguiva un processo rituale di straordinaria complessità, nel quale ogni parola e ogni gesto erano stabiliti in precedenza con la massima esattezza.
Un qualsiasi piccolo errore nel procedimento era considerato come impossibile a ripararsi e quindi sinonimo di disgrazie vicine.
Alla fine si svolgeva una grande distribuzione.
La pelle del bisonte bianco veniva tagliata in striscie sottili e queste date in regalo agli astanti.
Queste striscie di pelle venivano custodite dai loro possessori per tutta la vita e indossate come ornamento del capo in occasioni particolari.
Mai, comunque, in occasione di guerre o in battaglia.
Prima di tutto, al cacciatore era permesso di tenere l'animale solo nel caso che egli avesse almeno quattro figli, in caso contrario era obbligato a venderlo.
Se lo poteva tenere doveva pregare una vergine di pulire la pelle del bisonte.
Per questo lavoro, la fanciulla otteneva due costumi completi nuovi ed un cavallo.
La pelle veniva posta all'interno della capanna sul lato a ovest e sottoposta a un'attenta sorveglianza.
In seguito veniva adagiata su una coperta nuova con il capo volto verso l'est.
Dalla parte della ferita la ragazza tracciava una linea dalla spalla sinistra alla zampa destra e un'altra dalla spalla destra alla zampa sinistra.
La croce che veniva così a formarsi simboleggiava le quattro direzioni della terra e i quattro venti.
Quando l'officiante aveva rivoltato la pelle, dipingeva poi sul lato esterno, tra le spalle, alcuni cerchi rossi concentrici con una croce al centro del più interno.
Nel fare questo, rivolgeva le sue preghiere al cielo e alla terra e a tutte le cose che crescono.
La pelle del bisonte - così come il teschio, pure esso dipinto con i cerchi concentrici - venivano poi posti sul terreno in due quadrati approntati specificamente per l'occasione, di un metro e mezzo di lato ciascuno, dai quali era stata precedentemente tolta l'erba, poiché solo il terreno nudo era in grado di ascoltare e accogliere le preghiere.
II mantello veniva sistemato con la parte esterna (il lato peloso) verso l'alto, e la parte della testa verso il palo centrale dell'accampamento.
A questo punto seguiva un processo rituale di straordinaria complessità, nel quale ogni parola e ogni gesto erano stabiliti in precedenza con la massima esattezza.
Un qualsiasi piccolo errore nel procedimento era considerato come impossibile a ripararsi e quindi sinonimo di disgrazie vicine.
Alla fine si svolgeva una grande distribuzione.
La pelle del bisonte bianco veniva tagliata in striscie sottili e queste date in regalo agli astanti.
Queste striscie di pelle venivano custodite dai loro possessori per tutta la vita e indossate come ornamento del capo in occasioni particolari.
Mai, comunque, in occasione di guerre o in battaglia.
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