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Matrimonio Hopi

08/08/2004 1,093 visualizzazioni di Marcalby
Il matrimonio é il terzo rito di passaggio della vita Hopi e viene celebrato, oltre che dalla coppia, anche dalla famiglia estesa e dall'intera comunità.
I significati di questa cerimonia vanno oltre la semplice unione di una donna e di un uomo in procinto di formare una famiglia.
Specialmente per la sposa, custode dell'ordine clanico, questa cerimonia simboleggia il matrimonio di due individui con l'intera comunità.
Data la sua natura simbolica coinvolgente tutto il resto della popolazione locale, essa può essere eseguita una volta soltanto, anche in caso di separazione o di divorzio.
In caso di secondo matrimonio non si svolgerà un'altra cerimonia poiché il matrimonio é un evento unico, una consacrazione dell'essere Hopi.
Lo status di donna sposata comprende anche un secondo tipo di iniziazione: l'iniziazione a sacerdotessa.
La donna sposata, infatti, contribuisce alla prosperità di tutto il popolo recando nuovi membri alla comunità.
Soltanto la morte la libererà dalle sue responsabilità nei confronti del gruppo.
Come per l'iniziazione delle bambine, il matrimonio inizia con una cerimonia di macina del mais della durata di quattro giorni.
La futura sposa macina il mais alla maniera tradizionale, inginocchiandosi di fronte alla pietra da macina in silenzio e meditazione, contemplando il cambiamento di status che ha di fronte a sé.
Da ormai diversi mesi la famiglia dello sposo ha fatto numerosi doni a quella della sposa (pane piki, farina, caffè e zucchero) allo scopo di suggellare l'accordo.
Tutto é ammucchiato nella stanza principale della casa.
Eccoci quindi al combattimento con il fango, al quale prendono parte donne e ragazze di entrambe le famiglie.
Zie, madri e nonne si accapigliano le une contro le altre, scagliando palle di fango e di terriccio.
Gli uomini vengono coinvolti ma non reagiscono.
Tutti i mobili sono stati spostati dalla zona della casa in cui si svolge il combattimento, che comunque finisce per far sembrare l'abitazione una landa squassata da una furia indicibile.
È questa l'occasione per sfogare tutta la rabbia accumulata durante i lunghi mesi di preparazione del matrimonio.
Il quinto giorno, dopo la cerimonia della macina, viene effettuato il lavaggio rituale dei capelli.
La madre della sposa lava i capelli dello sposo e viceversa, facendo uso della stessa ciotola di schiuma di yucca.
Ciò si svolge in presenza dei parenti stretti, che contribuiscono tramite la preghiera, i consigli e la meditazione.
La purificazione della coppia si conclude tramite la presentazione dei due al sole.
La sposa viene vestita in casa con l'aiuto delle parenti più strette.
Indossa un mantello nero cerimoniale chiamato "manta", un tempo indossato da tutti i popoli Pueblo.
I piedi sono fasciati da mocassini di pelle di cervo provvisti di gambali.
Sul letto dei due sposi si stendono coperte di cotone intessute a mano da uno zio.
La sposa indosserà una delle due coperte, portando l'altra ripiegata sul braccio: le servirà al termine della sua avventura terrena, quando verrà chiamata ad unirsi agli antenati.
Una delle nonne le acconcia i capelli dividendoli in due lunghe trecce avvolte da filo di cotone bianco, mentre il suo viso viene dipinto anch'esso di bianco per mezzo di un tipo particolare di argilla.
Quindi l'intera famiglia della sposa si muove per raggiungere la casa dello sposo.
Gli uomini seguono le donne portando dei doni.
Si svolge quindi una festa, alla quale partecipano centinaia di persone.
La cerimonia finale ha luogo durante il periodo Niman allorché la sposa, vestita esattamente come il giorno del matrimonio, si presenta sola ai Catsina ed all'intero villaggio.

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