Mother Earth Wild Song - Il suono della Madre Terra
Nei primi anni’60 una ragazza di nome Buffy Sainte-Marie imbracciò la chitarra e tentò di riportare le voci e i racconti dei Nativi Americani nuovamente sulle strade d’America. Iniziò dal Campus della Massachussets University e da lì, nel giro di qualche anno, arrivò a esibirsi sui palcoscenici di tutto il mondo.
Buffy era nata in una riserva Cree a Qu’Appelle Valley, era stata adottata da una famiglia del Maine e si era guadagnata una laurea in Fine Arts alla Massachussets University. Durante gli anni dell’università la Sainte-Marie inizia a scrivere canzoni, e nei suoi testi racconta l’orgoglio di appartenere all’unica vera popolazione autoctona d’America.
In My Country ‘tis of thy People You’re Dying, una delle sue canzoni più celebri, Buffy scrive:
Now that your big eyes finally opened,
Now that you’re wondering how must they feel,
Meaning them that you’ve chased across America’s movie screens.
Now that you’re wondering how can it be real
That the ones you’ve called colourful, noble and proud
In your school propaganda
They starve in their splendour?
You’ve asked for my comment I simply will render:
My country ‘tis of thy people you’re dying.
(Adesso che i vostri occhi sono finalmente aperti/ Adesso che vi state chiedendo come si devono sentire/ intendendo quelli che avete inseguito attraverso quel grande schermo cinematografico che è l’America/ Adesso che vi state chiedendo come sia potuto essere vero/ che quelli che avete definito variopinti, nobili e orgogliosi nella vostri propaganda scolastica/ quelli lì stiano morendo di privazioni nel loro splendore?/ Avete chiesto il mio parere e io vi rispondo semplicemente così:/ Il mio paese appartiene alla gente che state uccidendo.)
Con Buffy Sainte-Marie il racconto dell’olocausto dei Nativi Americani prende nuova voce e nuovo vigore. Buffy utilizza la struttura musicale della ballata anglosassone come veicolo per diffondere e far comprendere a tutti la sofferenza e l’orgoglio di un popolo costretto al silenzio e ridotto alla morte.
Negli anni certe sue canzoni sono state incise da alcuni tra i più importanti artisti americani come Elvis Presley, Barbra Streisand, Cher, Chet Atkins, Janis Joplin, Roberta Flack, Neil Diamond, Tracy Chapman e alla metà degli anni’60 Universal Soldier, una delle ballate antimilitaristiche più incisive scritte da Buffy raggiunse i vertici delle classifiche discografiche nella versione cantata da Donovan. Nel 1965 il nome della cantante indiana appariva sulla rivista Billboard e, contemporaneamente, compariva sulla lista nera degli artisti da non trasmettere via etere che la segretaria del presidente Lyndon Johnson inviava annualmente alle stazioni radio. Questo ostracismo radiofonico non relegò Buffy Sainte-Marie nell’oblìo, anzi nel 1974 l’artista firmò la colonna sonora del film Soldier Blue di Ralph Nelson e qualche anno dopo, nel 1982, vinse l’Academy Awards con la canzone Up where we belong, interpretata da Joe Cocker e Jennifer Warnes, colonna sonora del film An Officer and a Gentleman di Taylor Hackford.
Il racconto dei massacri e delle sofferenze subiti dai Nativi Americani trovano sempre più spazio nelle ballate e nelle canzoni popolari, e non solo in quelle appartenenti alla cultura anglosassone. Nel 1981 Fabrizio De Andrè, figura di prima grandezza nel panorama musicale italiano, registrerà la canzone Fiume Sand Creek che racconta una delle pagine più umilianti delle Guerre Indiane.
Si son presi i nostri cuori sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni occhi turchini giacca uguale
Fu un generale di vent’anni figlio di un temporale
Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.
Dagli inizi degli anni’80 altri artisti Nativi Americani troveranno le parole per raccontare le storie dei loro padri con una consapevolezza e una capacità espressiva sempre più autonome e svincolate dai clichè musicali americani.
Tra questi, oltre a Robbie Robertson, non si può dimenticare l’apporto innovativo di un artista come John Trudell, definito da certa critica americana “il poeta guerriero”.
Trudell nasce nel 1946 nelle vicinanze della riserva dei Sioux Santee a Omaha, nel Nebraska. Nel 1963, per motivi economici, è costretto ad arruolarsi in marina e a partire per il Vietnam. Nel 1969 Indiani provenienti da tutte le tribù d’America occupano pacificamente l’isola di Alcatraz, con loro c’è anche John Trudell che più tardi dichiarerà: "Dal momento in cui entrai nell’esercito, al momento in cui andai ad Alcatraz, ero sempre stato lontano dai miei legami e dalle mie radici indigene. Quando andai là, cercando di trovare qualcosa, mi ritrovai in mezzo a parecchia gente come me. E non c’era alcuna intenzione di arrenderci, qualsiasi fossero state le nostre fraglità!.
Quando nel 1971 gli Indiani lasciarono Alcatraz, Trudell decise di lavorare all’interno dell’A.I.M. (American Indian Movement) e dal 1973 al 1979 rivestì il ruolo di Rappresentante Nazionale. Accadde anche che, durante manifestazioni di protesta, Trudell venisse ferito e incarcerato. Nel 1978, mentre era ricoverato all’ospedale del carcere di Springfield, fu minacciato di morte – e la sua famiglia con lui – se avesse continuato ad infiammare gli animi delle platee con il suo ardire e con la sua oratoria.
L’11 febbraio 1979, mentre a Washington Trudell guidava una marcia di protesta contro certi metodi e atteggiamenti adottati dall’FBI nei confronti dei Nativi, un incendio distrusse la sua abitazione nella riserva dei Shoshone Paiute in Nevada uccidendo sua moglie - incinta di un bimbo -, i suoi tre figli e sua suocera.
Quasi immediatamente Trudell iniziò a scrivere parole e rime: una sorta di terapia per sopravvivere “per mantenere un po’ di salute mentale" dichiarerà l’artista più tardi.
Nel 1980 incontrò Jackson Browne e Jesse Ed Davis e questi lo convinsero a mettere in musica e a registrare i suoi testi. Dopo qualche tentativo, finalmente nel 1986 uscì il primo album di Trudell intitolato Graffiti man.
Il disco fu definito da Bob Dylan il miglior disco uscito nel 1986.
Nel corso di un’intervista rilasciata nel luglio 2002 a un giornalista che gli chiedeva spiegazioni sul genere musicale da lui adottato, Trudell dichiarò: "Esistono stili musicali da cui sono stato influenzato e che in parte utilizzo perché qui, nel mio lavoro, sto cercando di mischiare culture. Dal mio patrimonio culturale sto prendendo i pensieri e le parole declamate e li mescolo assieme alla cultura contemporanea fatta di chitarre e tamburi. L’obiettivo è quello di prendere le cose dalla mia cultura la cui energia è emanata da noi – noi la creiamo – e siccome la musica è stata scritta per seguire le parole, anche i miei musicisti che stanno creando ci mettono la propria energia. Poi usiamo la tecnologia per condurre questa energia. È come una corda elettrica ma l’energia proviene da noi, non dalla tecnologia. Avendo a che fare con gli aspetti contemporanei della cultura, mischiare tutti gli stili musicali diventa una parte necessaria. Non mi sento ossessionato da un genere di musica particolare, il Rock and Roll non è la mia passione e il Blues neppure…..ma tutti quegli stili mescolati assieme fanno parte della mia passione. Inoltre, tutte quelle forme di musica che sto cercando di utilizzare, combinate assieme, rappresentano a grandi linee un modo di incorporare differenti aspetti della società musicale di massa. Noi proponiamo qualcosa che forse chiunque può identificare".
Quello che John Trudell sta cercando di fare nel panorama musicale americano è quello di cercare l’ispirazione nei suoni e nelle voci dell’ambiente che ci circonda per rappresentare al meglio la musica del nuovo mondo.
Allora forse spetta proprio ai compositori e ai musicisti nativi il compito di creare la nuova musica americana, gli unici probabilmente ancora capaci di ascoltare, interpretare e trasmettere a noi i suoni e le voci della madre terra.
articolo di Maurizio Bettelli
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