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La caccia al coniglio a cavallo ( indiani Pima)

31/01/2005 354 visualizzazioni di Marcalby

Quando i Pima non erano al lavoro nei campi, spesso andavano a caccia di conigli a cavallo, un'attività che chiamavano KU-SHEDA.
Di mattina presto avreste udito un uomo che dal tetto di un vato faceva un amog (discorso) per avvertire la gente della caccia che ci sarebbe stata durante il giorno. Avrebbe anche indicato il luogo di ritrovo per i cacciatori.
Poi alcuni uomini si sarebbero ritrovati nel luogo indicato e quindi sarebbero partiti per la caccia.
Avrebbero seguito un determinato percorso, fino a quando un coniglio spaventato fosse saltato fuori, e l'inseguimento sarebbe terminato solo con la morte di quell'unico coniglio.
Poi si sarebbero nuovamente riuniti tutti quanti per parlare e per ridere di ciò che era accaduto durante l'inseguimento.
Di come un cavallo avesse messo una zampa nella tana di un tasso e fosse caduto, trascinando a terra il cavaliere che così aveva spezzato le sue frecce.
Se tutte erano andate rotte, ciascuno degli altri cacciatori gliene avrebbe offerta una delle sue.
Infine si sarebbero messi alla ricerca di un altro coniglio. A quei tempi la selvaggina abbondava e ogni cacciatore di solito uccideva uno o più conigli.
A volte però c'era chi non ne uccideva neppure uno. Allora chi era stato più fortunato gli offriva una delle sue prede. E nessuno rientrava a casa con le mani vuote.
Se aveste potuto vedere l'abilità e la precisione con cui erano condotte queste cacce, sareste rimasti incantati!.
Immaginate un cavallo al galoppo sfrenato!
Il cavaliere impugna l'arco e scaglia una freccia contro il bersaglio, mentre il coniglio con le orecchie ritte corre a più non posso!
A volte il coniglio, benchè colpito, non cadeva e riusciva ancora a correre con la freccia conficcata nel corpo.
I cacciatori cominciavano a gridare: "jeva! jeva!", che voleva dire "marcio, marcio".
Chi colpiva di nuovo il coniglio, uccidendolo, poteva rivendicarne la proprietà.
Poteva capitare che due frecce colpissero quasi contemporaneamente un coniglio. Allora il cacciatore la cui freccia aveva colto prima il bersaglio poteva scagliarne una seconda e pretendere la proprietà del coniglio.
Queste erano regole da tutti accettate e mai nessuno le contestava.
A quell'epoca il deserto era sempre coperto d'erba e gli animali erano in buona salute.
I cavalli erano sempre in ottima forma, pronti alla corsa. Era la caccia a mantenerli così.
A volte i Pima andavano a caccia a piedi e allora la caccia si chiamava SHAA-THA.
Durante queste battute uccidevano conigli dalla coda bianca, tortore e quaglie.
Il Pima è un buon corridore. Dovreste vederlo mentre caccia le quaglie. Una quaglia compie solo brevi voli. Quando vola, il Pima corre sotto di lei. Quando atterra, l'indiano è già là, pronto ad ucciderla.
Anche i vecchi.

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