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Durante il Periodo Storico, gli Indiani sudorientali ornavano le loro camicie in stile militare con strisce applicate lungo gli orli e i colli. Dopo la deportazione, i Seminole rimasti in Florida elaborarono un tipo particolare di applicazione ricoprendo quasi del tutto con motivi applicati ciascuna camicia, come nell'esemplare qui a lato. Con la diffusione della macchina per cucire, la decorazione applicala cedette al più complesso disegno patchwork e le donne Seminole crearono stoffe caratteristiche, tipiche della tribù (estrema sinistra). Anche il tipo di camicia rivela l'origine Seminole.
Le due raffigurate sono camicie da uomo sblusanti patchwork, derivano da quelle in stile militare, popolari presso gli Indiani sudorientali di sesso maschile durante il Periodo Storico. Si tratta di indumenti soprabito aperti ed ampi, che arrivavano quasi sopra le ginocchia, usati fino al nostro secolo. Oggi si indossano solo in occasioni particolari e vengono vendute ai turisti.
Presso gli Indiani sudorientali, gli abiti di uso quotidiano erano molto semplici. Le donne indossavano sottane lunghe fino al ginocchio e gli uomini perizomi; di solito, entrambi i sessi non si coprivano il petto e la schiena. In particolari occasioni, gli uomini portavano i gambali, pezzi di stoffa lunghi e larghi, avvolti attorno a ciascun arto inferiore e sostenuti da giarrettiere appese alla cintura. Se faceva freddo, per proteggersi uomini e donne si gettavano sulle spalle il matshigoté, parola algonchina con la quale veniva indicato una specie di mantello.
I Bianchi spesso paragonarono i materiali tessili del tardo Periodo Mississippiano e della maggior parte del Periodo Storico con le ottime stoffe di produzione europea. Questi materiali venivano ricavati da vari tipi di pellicce animali, da erbe e da scorze, in particolare da quella più interna del gelso, che forniva una tela sottile e pieghevole, simile al lino". Le pelli di cervo, bisonte, orso e animali più piccoli servivano a produrre mocassini e matshigoté I manufatti erano tinti con coloranti vegetali o dipinti con pitture minerali. I matshigoté in pelle erano spesso decorati con motivi geometrici, animali o raffigurazioni di gesta belliche.
Ma non appena le stoffe europee divennero disponibili in quantità adeguate, uomini e donne presero ad usarle in sostituzione dei tradizionali prodotti tessili"". La pelle di cervo continuò ad essere impiegata per i mocassini sino alla metà del XVIII secolo, ma per i matshigoté gli Indiani sudorientali cominciarono ber presto a preferire la lana europea. Gli uomini evitarono i calzoni in stile europeo fino al XIX secolo; tuttavia, adottarono quanto prima giacche e camicie al ginocchio, in stile militare europeo, e iniziarono ad indossare queste camicie ampie ed aperte come parte del loro abbigliamento quotidiano e del loro costume, . Esse venivano ornate con strisce colorate applicate lungo il fondo e spesso erano ricoperte di decorazioni in perline, argento, nastri e così via. Le donne iniziarono ad impiegare stoffe europee per le proprie sottane e, già alla fine del XVIII secolo, presero ad indossare corpetti di cotonina. Sia le camicie sia i corpetti venivano decorati con perline, campanelli, sonagli e nastri.
Dopo l'abbandono coatto dei loro territori, la maggior parte degli Indiani sudorientali cominciò a indossare abiti in stile americano. Le poche centinaia di Seminole che sfuggirono alla deportazione si trasferirono nelle Everglades della Florida, dove rimasero a lungo isolate. Per loro, gli abiti in stile americano non erano facilmente accessibili e le donne Seminole cucirono sottane alla caviglia, corpetti con mantellina e camicie da uomo in stile militare fino al nostro secolo. Quando si diffuse la macchine per cucire, l'applicazione cedette al patchwork, divenuto in seguito il tessuto tradizionale e tipico dei Seminole.
Nell’applicazione, strisce di stoffa stampata vengono cucite direttamente sull’indumento. Nel patchwork, la stoffa disegnata viene inizialmente ridotta in striscioline, poi cucite una dietro l’altra in un lungo nastro, oppure una davanti all’altra in una lunga banda. Questa tecnica consente di ottenere i più sorprendenti giochi compositivi, legati alla fantasia di chi esegue il lavoro. Nastri e bande sono poi cuciti insieme per ottenere un’unica pezza, pronta per essere tagliata secondo i modelli. Il prodotto finale è un abito patchwork molto colorato, con numerosi, complessi motivi distinti.
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