Miti e leggende INUIT
I miti e le leggende Inuit sono di solito brevi forme teatrali sulle meraviglie delle isole del mare, del cielo, oppure della nascita, dell'amore, della vecchiaia, della caccia e della suddivisione del cibo, della poligamia, della violenza carnale, dell'assassinio, dell'incesto, dell'infanticidio, della morte e dei misteri di una vita oltre la morte.
Ancora in tempi recenti, i cantastorie Inuit rimaneggiano vecchi miti e aggiornano le leggende per potervi inserire i generi che commerciano come fucili, segnali radio, aeroplani, e TV satellitare, mentre mascherano con abilità le vere identità dei membri delle famiglie dei vicini che un tempo erano coinvolte.
I miti Inuit sono raramente semplici e di solito sono privi di quei dettagli cui noi avremmo bisogno per capirli.
Per molto tempo gli Inuit hanno creduto di avere una stretta relazione mistica con la natura, e che gli animali abbiano il potere di ascoltare e di capire gli esseri umani.
Per questa ragione, nei loro accampamenti, i cacciatori, quando cantano o conversano dei trichechi o delle foche, parlano a bassa voce e addirittura li indicano con il nome di vermi o di pidocchi, o chiamano i caribù lemming, blandendo in questo modo gli animali che sono oggetto di caccia, indispensabili alla loro sopravvivenza.
Fino ai tempi moderni, gli Inuit erano convinti che ci fossero altri mondi sotto il mare, dentro la terra, e nel cielo dove un angakuk molto dotato (uno sciamano, sia uomo che donna) aveva il potere di viaggiare in trance e in sogno, visitando luoghi che i comuni mortali avrebbero potuto vedere soltanto nella vita dopo la morte.
I sogni hanno sempre avuto un ruolo molto importante nella loro vita, e vengono interpretati attentamente.
Si dice che sognare orsi bianchi abbia implicazioni sessuali.
Sognare donnole significa guai.
I sogni che comprendono uccelli sono presagi di tormente di neve, e così via.
Alcuni miti Inuit fanno riflettere in qualsiasi lingua.
Uno di essi dice che tutti gli uomini bianchi discendono dai cuccioli dei cani e che essi sono legati agli Inuit soltanto per mezzo di quella cucciolata.
Una storia può richiedere tre notti per essere raccontata, dal momento che il tempo libero da loro non viene misurato ed essi non hanno fretta.
Nella vasta collezione dei loro miti uno dei più famosi è quello che riguarda la dea del mare che ha vari nomi: Sedna, Nuliayuk, Taluliyuk.
Il succo di questa storia dice che suo padre, assieme ad altri cacciatori, andò in un umiak e portò sua figlia con sé: mentre erano sulla strada del ritorno, verso la loro zona di caccia estiva, scoppiò una terribile tempesta e i marinai cominciarono a temere che la barca sovraccarica imbarcasse acqua e affondasse sommersa dalle onde.
Decisero che era necessario alleggerirla del suo carico per salvare le loro vite.
Dapprima gettarono in acqua l'intero carico di carne e poi la ragazza.
Quando lei cercò di arrampicarsi sulla barca, suo padre le tagliò le dita.
Queste divennero tutte le foche del mare.
La ragazza cercò ancora di afferrare la barca ed egli le tagliò le mani, che furono trasformate in trichechi.
La fanciulla fece un ultimo tentativo di salvarsi ed egli le tagliò gli avambracci, che diventarono le balene di tutti gli oceani.
Dopo di che, ella sprofondò negli abissi e divenne la famosa dea – mezza donna e mezza foca – che alimenta la sua lampada sotto la superficie del mare.
È lei che controlla tutte le creature che vivono nel mare.
Molte canzoni vengono dedicate a questa potente dea.
Tradizionalmente, all'inizio di ogni nuova stagione, un pezzo di fegato del primo mammifero marino che sia stato cacciato viene restituito a lei nell'acqua, con la speranza che Sedna voglia consegnare le sue creature ai cacciatori affinché essi possano nutrire le loro famiglie.
Molte società, come quella degli Inuit, desiderano conservare il ricordo della loro storia attraverso miti e leggende.
Talvolta si tratta di comunità piccole con legami molto stretti dove ciascuno conosce bene i suoi vicini e spesso è imparentato con loro.
Questi stretti rapporti fanno sì che ripetere la vera storia del rapimento di una moglie o di un assassinio all'interno di un gruppo nomade non solo non sarebbe un fatto accettabile, ma sarebbe decisamente pericoloso.
Tuttavia per mezzo della trasformazione dei propri nemici in spaventosi animali mitici, e dei membri delle famiglie in creature molto più piacevoli, magari esseri umani sconosciuti, il cantastorie e la sua storia possono viaggiare in tutta sicurezza nel folklore.
Sculture, lampade e vasi possono andare perduti e rimanere congelati nel permafrost per un numero infinito di secoli. Ma le antiche storie, i canti e le danze degli Inuit si estingueranno nel momento in cui morirà l'ultima persona che è in grado di ricordarli.
Ancora in tempi recenti, i cantastorie Inuit rimaneggiano vecchi miti e aggiornano le leggende per potervi inserire i generi che commerciano come fucili, segnali radio, aeroplani, e TV satellitare, mentre mascherano con abilità le vere identità dei membri delle famiglie dei vicini che un tempo erano coinvolte.
I miti Inuit sono raramente semplici e di solito sono privi di quei dettagli cui noi avremmo bisogno per capirli.
Per molto tempo gli Inuit hanno creduto di avere una stretta relazione mistica con la natura, e che gli animali abbiano il potere di ascoltare e di capire gli esseri umani.
Per questa ragione, nei loro accampamenti, i cacciatori, quando cantano o conversano dei trichechi o delle foche, parlano a bassa voce e addirittura li indicano con il nome di vermi o di pidocchi, o chiamano i caribù lemming, blandendo in questo modo gli animali che sono oggetto di caccia, indispensabili alla loro sopravvivenza.
Fino ai tempi moderni, gli Inuit erano convinti che ci fossero altri mondi sotto il mare, dentro la terra, e nel cielo dove un angakuk molto dotato (uno sciamano, sia uomo che donna) aveva il potere di viaggiare in trance e in sogno, visitando luoghi che i comuni mortali avrebbero potuto vedere soltanto nella vita dopo la morte.
I sogni hanno sempre avuto un ruolo molto importante nella loro vita, e vengono interpretati attentamente.
Si dice che sognare orsi bianchi abbia implicazioni sessuali.
Sognare donnole significa guai.
I sogni che comprendono uccelli sono presagi di tormente di neve, e così via.
Alcuni miti Inuit fanno riflettere in qualsiasi lingua.
Uno di essi dice che tutti gli uomini bianchi discendono dai cuccioli dei cani e che essi sono legati agli Inuit soltanto per mezzo di quella cucciolata.
Una storia può richiedere tre notti per essere raccontata, dal momento che il tempo libero da loro non viene misurato ed essi non hanno fretta.
Nella vasta collezione dei loro miti uno dei più famosi è quello che riguarda la dea del mare che ha vari nomi: Sedna, Nuliayuk, Taluliyuk.
Il succo di questa storia dice che suo padre, assieme ad altri cacciatori, andò in un umiak e portò sua figlia con sé: mentre erano sulla strada del ritorno, verso la loro zona di caccia estiva, scoppiò una terribile tempesta e i marinai cominciarono a temere che la barca sovraccarica imbarcasse acqua e affondasse sommersa dalle onde.
Decisero che era necessario alleggerirla del suo carico per salvare le loro vite.
Dapprima gettarono in acqua l'intero carico di carne e poi la ragazza.
Quando lei cercò di arrampicarsi sulla barca, suo padre le tagliò le dita.
Queste divennero tutte le foche del mare.
La ragazza cercò ancora di afferrare la barca ed egli le tagliò le mani, che furono trasformate in trichechi.
La fanciulla fece un ultimo tentativo di salvarsi ed egli le tagliò gli avambracci, che diventarono le balene di tutti gli oceani.
Dopo di che, ella sprofondò negli abissi e divenne la famosa dea – mezza donna e mezza foca – che alimenta la sua lampada sotto la superficie del mare.
È lei che controlla tutte le creature che vivono nel mare.
Molte canzoni vengono dedicate a questa potente dea.
Tradizionalmente, all'inizio di ogni nuova stagione, un pezzo di fegato del primo mammifero marino che sia stato cacciato viene restituito a lei nell'acqua, con la speranza che Sedna voglia consegnare le sue creature ai cacciatori affinché essi possano nutrire le loro famiglie.
Molte società, come quella degli Inuit, desiderano conservare il ricordo della loro storia attraverso miti e leggende.
Talvolta si tratta di comunità piccole con legami molto stretti dove ciascuno conosce bene i suoi vicini e spesso è imparentato con loro.
Questi stretti rapporti fanno sì che ripetere la vera storia del rapimento di una moglie o di un assassinio all'interno di un gruppo nomade non solo non sarebbe un fatto accettabile, ma sarebbe decisamente pericoloso.
Tuttavia per mezzo della trasformazione dei propri nemici in spaventosi animali mitici, e dei membri delle famiglie in creature molto più piacevoli, magari esseri umani sconosciuti, il cantastorie e la sua storia possono viaggiare in tutta sicurezza nel folklore.
Sculture, lampade e vasi possono andare perduti e rimanere congelati nel permafrost per un numero infinito di secoli. Ma le antiche storie, i canti e le danze degli Inuit si estingueranno nel momento in cui morirà l'ultima persona che è in grado di ricordarli.
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