La guerra di Falco nero
Signore,
i mutamenti della fortuna e le vicissitudini della guerra han fatto di Voi il mio vincitore. Quando le mie ultime risorse si furono esaurite, e i miei guerrieri furono giunti allo stremo delle forze in seguito alle lunghe, pesanti marce, noi deponemmo le armi e io divenni il Vostro prigioniero.
Nelle pagine seguenti si narra la storia della mia vita, la quale è intimamente connessa, e in certa misura, anzi, s'identifica, con una parte della Vostra. Pertanto, queste pagine le ho dedicate a Voi.
Molte estati sono trascorse, portando a me la vecchiezza, e non posso presumere che la mia vita durerà ancora per molte lune. Prima di mettermi in viaggio per la terra dei miei padri, ho deciso di far conoscere i motivi e le ragioni che un tempo m'hanno spinto a muover guerra ai bianchi e a vendicarmi delle ingiuste offese. Le gentilezze di cui mi faceste segno mentr'ero Vostro prigioniero, mi danno la sicurezza che Voi testimonierete la verità dei fatti contenuti nella mia narrazione, per quanto almeno Voi ne foste spettatore.
Io sono adesso l'oscuro membro di una nazione che un tempo tenne in grande onore le mie opinioni. Il sentiero che mena alla gloria è difficile, e molte tristi ore gettano la loro ombra su di esso. Possa il Grande Spirito spandere la sua luce sul Vostro sentiero, e possiate Voi essere in grado di mai esperimentare l'umiliazione alla quale m'ha ridotto il governo americano: è questo l'augurio di colui il quale, nelle sue foreste natali, fu una volta prode e valoroso come siete Voi.
Decima luna del 1833 Falco Nero
I bianchi invadevano rapidamente la contrada. Un giorno ero a caccia in un bassopiano, quando incontrai tre uomini bianchi. Costoro mi accusarono di aver ucciso i loro cani. Respinsi l'accusa, ma essi non mi diedero retta. Uno di essi mi strappò di mano il fucile e lo scaricò, dopo di che, toltane la pietra focaia, me lo restituí e prese a battermi con un bastone e mi ordinò di andarmene. Riportai tali lividure, che per parecchie notti non riuscii a dormire.
Qualche tempo dopo questo episodio, uno del mio accampamento abbatté un albero su cui c'era un nido d'api, e il miele lo portò con sé nella sua capanna. Di li a un po' ecco arrivare un gruppo di uomini bianchi, e dirgli che l'albero apparteneva a loro e che egli non aveva nessun diritto di abbatterlo. Egli, allora, indicando il miele, disse ai bianchi di prenderselo pure. Ma essi non sembrarono soddisfatti, ché anzi s'impadronirono di tutti i rotoli di pelli che egli aveva raccolto durante l'inverno allo scopo di pagare in primavera il mercante e comprare stoffe per la sua famiglia, e gliele portarono via!
Come potevamo noi amare gente simile, gente che ci trattava cosi ingiustamente? Decidemmo di togliere l'accampamento per paura che facessero peggio; ma quando in primavera ci unimmo al resto del nostro popolo, trovammo molti che lamentavano un simile trattamento.
Quell'estate, il nostro agente si trasferí a Rock Island. Il mercante mi riferí i termini del trattato che era stato sottoscritto [un trattato firmato nel 1804 da quattro indiani ubriachi senza il consenso della loro tribù], e mi disse che saremmo stati obbligati ad abbandonare la riva del Mississippi appartenente allo stato dell'Illinois; terminò consigliandomi di cercare un buon posto per metterci il nostro villaggio, e di trasferirci là durante la primavera seguente.
Partimmo per i nostri territori di caccia, animati dalla speranza che qualcosa per noi sarebbe stato fatto. Durante l'inverno, venni a sapere che tre famiglie bianche erano giunte nel nostro villaggio, che avevano distrutto alcune delle nostre tende e stavano erigendo steccati, in modo da dividere a loro uso e consumo i nostri campi di grano; e, come se non bastasse, litigavano fra loro per la divisione! Io partii immediatamente per Rock River, distante dieci giorni di cammino e, una volta arrivato, constatai che quanto mi era stato detto corrispondeva a verità. Mi avviai alla mia tenda e la trovai occupata da una famiglia di bianchi.
Si può sapere che diritto poteva vantare questa gente sul nostro villaggio, e sui campi che il Grande Spirito ci aveva dato perché noi ci vivessimo? La ragione mi dice che la terra non si può vendere. Il Grande Spirito la terra l'ha data ai suoi figli perché vivessero sopra di essa coltivandola quel tanto che è necessario alla loro sussistenza; e, finché essi la occupano e la coltivano, hanno diritto a quel suolo, ma, se volontariamente l'abbandonano, allora chiunque altro ha il diritto di stabilirvisi. Niente si può vendere, ad eccezione di quelle cose che uno può portare con sé.
Gli uomini bianchi introdussero il whisky nel nostro villaggio, ubriacarono la nostra gente, e le portarono via con la frode cavalli, fucili e trappole! Di conseguenza, andai a trovare uno per uno tutti i bianchi e li pregai di non vendere whisky alla mia gente. Ma uno di essi continuò a farlo apertamente. Io allora presi con me alcuni giovani, andai a casa sua, tirai fuori il barile che conteneva il whisky, lo sfondai e buttai via il liquore; feci questo per paura che qualcuno dei bianchi restasse ucciso dai miei nell'ebbrezza dell'alcool.
Risultò intanto che un grande capo guerriero [il generale E. P. Gaines], alla testa di molti soldati, stava dirigendosi verso Rock River. Il capo guerriero arrivò e convocò un consiglio all'agenzia. Egli disse: "Spero che vi renderete conto di quali sono i vostri interessi e che abbandonerete la terra che avete occupato, andandovene sull'altra riva del Mississippi."
Replicai, affermando che mai avevamo venduto la nostra terra, che mai avevamo ricevuto denaro dal nostro grande padre americano. "E siamo ben decisi a restare nel nostro villaggio!"
Disse il capo guerriero: "Non sono venuto né per pregarvi né per indurvi con denaro ad abbandonare il vostro villaggio. Il mio compito è quello di farvi sloggiare, con le buone se posso, con la forza se devo! Io vi concedo due giorni per trasferirvi altrove, e se entro tale termine voi non avrete passato il Mississippi, vi obbligherò a farlo con la forza!"
Il capo guerriero decise dunque che il giorno dopo dovevamo andarcene. Noi passammo il Mississippi nel corso della notte e ci accampammo a una certa distanza da Rock Island. Il grande capo guerriero convocò allora un altro consiglio con l'intenzione di addivenire alla firma di un trattato con noi. Con tale trattato, egli si impegnava a fornirci grano in cambio di quello che avevamo lasciato ancora in germoglio sui nostri campi. Io segnai il trattato con la penna d'oca, ben deciso a vivere in pace.
Il grano che avevamo ricevuto si rivelò ben presto insufficiente ai nostri bisogni; e intanto per l'accampamento si levavano i lamenti delle donne e dei bambini, che avevano perduto pannocchie, fagioli, focacce. Per soddisfare le loro richieste, un piccolo gruppo di coraggiosi usci di notte e andò a rubare del grano sui campi che erano di loro proprietà. Ma furono sorpresi dai bianchi, i quali spararono loro addosso. E i bianchi si lamentarono per le depredazioni commesse da parte dei miei uomini, su terreni che erano di loro proprietà.
[I Winnebago gli offrirono la possibilità di seminare il grano nel loro territorio, e Falco Nero e il suo popolo ripassarono il Mississippi. Ma avendolo il generale Atkinson avvertito che, cosi facendo, contravveniva ai termini del trattato, Falco Nero decise di tornare].
Ricevetti notizia che a circa otto miglia di lí erano stati visti tre o quattrocento uomini bianchi a cavallo. Subito inviai loro tre dei miei giovani con la bandiera bianca. perché li guidassero al nostro accampamento, dove avremmo tenuto consiglio con loro, prima di ridiscendere il Rock River. Diedi loro istruzioni, qualora quelli si fossero accampati, di tornare da me perché in questo caso sarei io andato dai bianchi. Partiti i tre, distaccai cinque altri giovani perché vedessero quello che avveniva. Il primo gruppo entrò nell'accampamento dei bianchi e fu fatto prigioniero. Gli altri cinque avevano pércorso appena un breve tratto di strada quando videro una ventina d'uomini precipitarglisi addosso al galoppo! Essi s'arrestarono, ma vedendo che i bianchi continuavano a correre e che avevano un atteggiamento minaccioso, voltarono i cavalli e tornarono sui loro passi, ma furono inseguiti e due di essi presi e uccisi! Gli altri riuscirono a fuggire, arrivarono al nostro accampamento proprio nel momento in cui io mi preparavo a incontrare il capo guerriero bianco. Fu dato l'allarme, ma quasi tutti i miei giovani erano fuori, a una decina di miglia dal campo. Io mi mossi con gli uomini che mi restavano, una quarantina circa, ma dopo un po' vedemmo un reparto dell'esercito che s'avvicinava. Io lanciai un grido e dissi ai miei guerrieri: Due di voi sono stati uccisi! Proditoriamente, crudelmente assassinati! Noi dobbiamo vendicarne la morte! "
Di li a poco, vediamo l'intero esercito che viene verso di noi al gran galoppo! Ora eravamo certi che anche i primi tre, quelli mandati al campo dei bianchi, erano stati uccisi. Nascosi allora i miei uomini dietro alcuni cespugli, in modo che potessero tirare a colpo sicuro quando i soldati fossero giunti a distanza utile. Quelli fecero alt a una certa distanza da noi. Lanciai allora un alto grido, ordinando ai miei valorosi guerrieri di lanciarsi all'attacco, certo com'ero che tutti noi saremmo stati uccisi. I miei attaccarono: balzarono fuori sparando all'impazzata, e i nemici batterono in ritirata nel massimo disordine, davanti a quel pugno di guerrieri valorosi.
Dopo aver inseguito il nemico per un po, m'accorsi che era inutile farlo, in quanto quelli scappavano a rotta di collo, e feci ritorno al nostro accampamento con alcuni dei miei guerrieri. Accesi la pipa e mi sedetti per ringraziare il Grande Spirito per quello che avevamo fatto. Ma non fui lasciato per molto alle mie meditazioni, perché ecco arrivare due dei tre giovani che avevo inviato a parlamentare col capo guerriero americano. La mia gioia fu pari alla mia sorpresa di vederli in vita e in buona salute.
Avevo preso la risoluzione di rinunciare alla guerra, e per questo avevo mandato parlamentari di pace al capo guerriero americano, aspettandomi, come era nel mio pieno diritto, che egli riconoscesse le mie ragioni e che rispettasse la nostra bandiera. E invece, ero costretto alla guerra, con non piú di cinquecento guerrieri, che dovevano affrontarne tre o quattromila.
Poiché per il momento non c'erano preoccupazioni di carattere immediato, ordinai che si facesse una festa del cane [una cerimonia durante la quale un cane veniva sacrificato e mangiato]. Prima che i miei uomini dessero inizio alla festa, presi i miei sacchetti di medicina e tenni il seguente discorso:
"Miei guerrieri! Questi sono i sacchetti di medicina del nostro antenato Muk-a-ta-quet, il padre della nazione Sac. Essi sono giunti al grande capo guerriero della nostra nazione Na-na-ma-kee che è stato in guerra con tutte le nazioni dei laghi e con tutte le nazioni delle praterie, e questi sacchetti di medicina non sono mai caduti in mano altrui. Io m'aspetto da voi tutti che ne difendiate il possesso!"
Ne-a-pope con un reparto di venti uomini, restò alla retroguardia, per controllare le mosse del nemico intanto che noi procedevamo verso l'Ouisconsin, con le nostre donne e i bambini. Giunti che fummo al fiume, cominciammo subito a trasferire le donne e i bambini su un'isola, quando scorgemmo una grossa formazione nemica che si dirigeva verso di noi. Eravamo ormai costretti a combattere, a meno che non volessimo sacrificare le donne e i bambini alla furia dei bianchi. Al comando di cinquanta guerrieri, mi scontrai con quelli, a circa due chilometri dal fiume, e la battaglia ebbe senz'altro inizio. Io montavo un ottimo cavallo ed ero soddisfatto del valore con cui i miei guerrieri si battevano. Gridando con quanto fiato avevo in corpo, lanciai loro l'ordine di mantenere le posizioni senza cedere al nemico nemmeno un palmo di terra. In quel punto, mi trovavo sulla sommità di una collina, dove speravo di poter schierare i miei guerrieri per sfruttare il vantaggio del terreno. Ma il nemico riusci a conquistare la posizione, cosa che ci obbligò a ritirarci verso un profondo burrone dal quale continuammo a scambiare fucilate coi bianchi, finché l'oscurità non discese. Il mio cavallo aveva riportato due ferite, e temendo che a causa del sangue perso dovesse crollare da un momento all'altro, diedi ordine di ritirata ai miei guerrieri.
Questa scaramuccia, alla quale io partecipai con cinquanta uomini, permise ai miei di passare l'Ouisconsin, perdendo solo sei guerrieri, nonostante l'attacco di un gruppo di volontari a cavallo. Se avevo accettato battaglia, era stato solo per dar modo alle donne e ai bambini di passare su un'isola. Un guerriero saprà apprezzare le difficoltà che io dovetti superare, e qualunque possa essere il pensiero dei bianchi su questa battaglia, il mio popolo, per quanto abbattuto dalla disgrazia, non mancherà di conservare il ricordo di me, come di un valoroso che ha saputo guidarlo con bravura. Coi miei cinquanta uomini tornai al fiume, e anche noi passammo la corrente, raggiungendo gli altri. Alcuni se ne andarono dall'isola lungo la corrente del fiume, nella speranza di riuscire a raggiungere la riva occidentale del Mississippi, e tornare cosi alle loro case. Io non trovai nulla da obbiettare alla loro intenzione, perché la mia gente si trovava in condizioni davvero disperate, sfiniti com'erano dalle lunghe marce e dalla fame.
Un reparto di bianchi, avanguardia dell'esercito, sorprese i nostri che tentavano di passare il Mississippi. I nostri vollero arrendersi, ma i bianchi, senza curarsi affatto delle loro intenzioni, cominciarono sistematicamente a sgozzarli. Dopo un po' ecco arrivare l'intero esercito; allora, i nostri valorosi, scarsi com'erano di numero e vedendo che il nemico non faceva distinzione di età o di sesso e uccideva a man salva donne e bambini, decisero di lottare fino all'ultimo sangue. Tutte le donne in condizioni di farlo, si gettarono nella corrente del Mississippi coi loro piccoli sul dorso, tentando di raggiungere l'altra sponda, ma prima che giungessero dall'altra parte, parecchie di loro annegarono e altre furono uccise a fucilate.
Il massacro che pose fine alla guerra durò circa due ore.
Le nostre perdite ammontarono a sessanta morti, senza contare quelli che perirono annegati. Le perdite del nemico non poterono essere calcolate esattamente dai miei guerrieri, ma essi ritengono di aver ucciso, nel corso dell'azione, una quindicina di avversari.
Quando appresi questa luttuosa notizia, con i pochi uomini rimastimi partii per il villaggio dei Winnebago a Prairie Lacrosse. Quando vi giunsi, mi recai nella capanna di uno dei capi e gli dissi cos'era accaduto e che avevo intenzione di arrendermi al capo guerriero americano e di morire, se cosí voleva il Grande Spirito. Poi, accompagnato da alcuni Winnebago, mi recai dal loro agente a Prairie du Chien, e qui mi arresi.
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