Le sette cerimonie sacre dei Lakota
Al volgere del xx secolo, il governo degli Stati Uniti cercò di distruggere o per lo meno di limitare al massimo la religione dei Lakota, ma ciò nonostante le Sette Cerimonie Sacre, sostrato di questa religione, sono sopravvissute fino ai nostri giorni.
Pur non essendoci notizia sull'ordine secondo il quale Donna Piccolo Bisonte Bianco insegnò le cerimonie ai Lakota, è credenza generale che le più antiche siano quelle della Capanna di Sudorazione e la Ricerca di Visione".
La Capanna di Sudorazione, detta Initipi, «Capanna della vita», o Oinikagapi, «Luogo dove si rinnova la vita», serve come preludio a tutte le altre cerimonie e costituisce già di per sé un rituale di grande importanza.
La capanna viene costruita con sedici alberelli di salice, le cui estremità più grosse sono conficcate nel terreno e le cui cime vengono legate assieme per formare un tetto a cupola, simbolo dell'universo lakota.
La capanna come tale è chiamata Capanna del Vento.
Per formare un riparo a prova di luce in passato si ricoprivano gli alberelli con pelli di bisonte, oggi sostituite con coperte o tele di iuta.
Al centro della capanna l'uomo di medicina scava una fossa di circa un metro di profondità.
L'entrata è rivolta verso est; da essa parte una pista di terra che correndo per alcuni metri verso est conduce a un cumulo sacro sul quale si trova una pipa sacra.
Accanto ad essa un incaricato prepara un fuoco di legno di pino, su cui pone delle pietre raccolte dal letto di un ruscello e le fa arroventare.
Quando la cerimonia sta per cominciare gli adepti entrano nudi nella capanna e siedono l'uno accanto all'altro.
L'uomo di medicina è già entrato per primo e si è seduto a nord della porta; tiene in mano un secchio d'acqua e un mestolo.
Quando gli adepti sono tutti all'interno, l'addetto al fuoco porta dentro le pietre infocate e le pone nella buca centrale.
Le prime quattro pietre simboleggiano i Quattro Venti; le due seguenti il Cielo e la Terra; la settima il Centro dell'Universo.
Dopo di questa, se ne aggiungono altre finché la buca ne è piena; a volte ne occorrono fino a trenta.
Spesso gli adepti portano con sé una frusta di pelle di bisonte o fronde sottili con cui fustigare il corpo per aumentare la circolazione.
Una volta che tutti siano seduti e le pietre abbiano riempito la buca, l'uomo di medicina ordina all'addetto al fuoco di chiudere il telo che funge da porta della capanna, così che l'interno è ora totalmente buio.
Durante questa fase l'uomo di medicina sparge l'acqua del secchio sulle pietre roventi provocando, in questo modo, un denso vapore.
Nell'oscurità egli invoca gli spiriti che entrano nella Capanna di Sudorazione affinché aiutino lui e gli altri uomini di medicina a vincere le malattie e soddisfino le loro richieste.
L'uomo di medicina chiede che la porta della capanna venga aperta quattro volte durante la cerimonia e ogni volta, dall'esterno, l'addetto al fuoco porge la pipa perché tutti la fumino; dopo aver fumato e pregato con la pipa, la capanna viene richiusa e si intonano altri canti.
Alla conclusione della cerimonia, tutti i partecipanti escono, si asciugano il corpo con salvia fresca e ringraziano gli spiriti per l'aiuto concesso.
La Ricerca di Visione, detta Hanbleceya, «Piangere per una Visione», in origine cerimonia riservata ai soli maschi (estesa anche alle donne dagli anni Settanta), che la effettuavano per la prima volta in età puberale e la ripetevano in seguito per tutta la vita, è considerata essenziale per qualsiasi uomo di medicina che voglia mantenere i propri poteri.
Questa tipica cerimonia ha luogo su una collina, dove un uomo di medicina manda l'iniziato per un periodo che va da uno a quattro giorni, ma talora si è svolta nel letto asciutto di un corso d'acqua o in altri luoghi isolati.
Il rituale richiede che l'iniziato digiuni per un determinato numero di giorni e che il luogo in cui deve rimanere sia segnato da offerte ai Quattro Venti.
Dalla fine dell'Ottocento il luogo preferito per la Ricerca di Visione è una collina dove viene scavato un fossato poco profondo.
Nel periodo della ricerca l'adepto deve rifugiarsi nel fossato durante la notte per riemergere durante il giorno a pregare con la pipa, rivolgendosi alle quattro direzioni e questo fino a quando riceve una visione.
Una volta ricevuta, questa viene interpretata dall'uomo di medicina, che riaccompagna l'adepto dalla collina al villaggio.
La natura della Ricerca di Visione rimane generalmente un segreto fra l'adepto e il suo consigliere.
È chiaro, tuttavia, che le visioni appaiono al candidato mentre è sveglio e non mentre dorme.
La Cerimonia del Trattenimento del Fantasma, Wanagi Wicagluhapi in lingua lakota, viene eseguita per un caro defunto.
A quanto si dice, questo rito dovrebbe venire eseguito unicamente dalla madre che voglia onorare un figlio morto, ma in realtà è praticato da qualsiasi membro della famiglia che voglia affrontare la prova del lutto, wasigla.
Si crede che lo spirito rimanga un anno nel luogo della sua morte.
Per tutto questo periodo di tempo, un parente deve conservare una ciocca di capelli del defunto avvolta in morbida pelle di daino.
Durante le belle giornate l'involto deve essere esposto al sole, ma riparato se spirano forti venti, sui quali si crede viaggino gli spiriti.
Il fantasma riceve ogni giorno del cibo.
Dopo un anno, riceve l'ultimo pasto ed è quindi lasciato libero di viaggiare verso l'aldilà.
Colui che trattiene lo spirito deve dedicare tutto il suo tempo a custodirlo e non può quindi andare a caccia, né lasciare il posto per nessuna ragione.
Nel giorno in cui lo spirito viene liberato la famiglia in lutto dà una grande festa, invitando i parenti e distribuendo regali a coloro che durante l'anno hanno sostenuto il custode dello spirito.
Oggi, questa cerimonia, così lunga ed elaborata, è stata sostituita dalla Wokiksuye Wohanpi, «Festa del Ricordo».
Lo spirito viene ancora trattenuto per lo stesso periodo di tempo, ma riceve il cibo nella cucina o nella sala da pranzo della sua famiglia.
Allo spirare dell'anno, si invita a una festa l'intero tiyospaye e lo spirito riceve il suo cibo per l'ultima volta.
Caratteristici della Festa del Ricordo dei nostri giorni sono la celebrazione alquanto complessa e i regali, che possono anche valere diverse migliaia di dollari.
Oggi, dopo la veglia e la sepoltura del defunto, si celebra generalmente un breve rito.
Amici e parenti portano cibo sul luogo della veglia e rimangono tutta la notte a confortare la famiglia.
I parenti più stretti, in piedi accanto alla bara, piangono rumorosamente.
Di solito il defunto viene sepolto nei cimiteri cristiani, nel qual caso alla cerimonia lakota si aggiunge quella della sepoltura cristiana.
Un ulteriore rito si accompagna alla collocazione del monumento funebre.
Attorno alla pietra tombale vengono annodate ghirlande che gli amici più intimi devono sciogliere per rendere onore al defunto.
Non vi sono cerimonie della pubertà per i ragazzi, mentre per il menarca delle ragazze si eseguiva il rituale detto Awicalowanpi, «Esse cantano del loro primo mestruo».
La famiglia della ragazza costruiva una tenda e l'uomo di medicina intonava canti mentre agitava le mani sopra il suo capo; quindi eseguiva un'imitazione comica del corteggiamento, rifacendosi ai comportamenti tipici del bisonte.
La ragazza si toglieva gli abiti infantili per indossare quelli da donna adulta; le insegnavano a sedersi con la compostezza di una donna, ossia a gambe unite e con i piedi da un lato.
Durante gli anni fertili aveva la proibizione di eseguire rituali sacri e ad ogni mestruo doveva ritirarsi in una tenda speciale detta i isnatipi , «tenda della solitudine».
Dopo la cerimonia, la famiglia distribuiva doni in suo onore.
Dagli anni Ottanta questo rituale è stato ripristinato ed è tuttora parte importante del ciclo vitale femminile".
Altra cerimonia recuperata negli anni Novanta è la Tapa wankaiyeyapi, «Cerimonia del Lancio della Palla», in cui una bambina riceve una palla, fatta con pelle di bisonte imbottita di erba, col compito di gettarla verso un gruppo di persone disposte su ognuna delle quattro direzioni.
Comincia verso ovest e, muovendosi in senso orario, getta la palla a ognuno dei quattro gruppi.
Quelli che riescono a prendere la palla avranno buona fortuna durante l'anno.
Data la sua innocenza, è certo che la bambina non getterà la palla a una persona di sua preferenza.
La Hunka o «Farsi dei Parenti» fu probabilmente appresa dai Pawnee, in origine celebrata per portare la pace tra due tribù.
La versione lakota si riferisce invece all'adozione da parte di un anziano di un giovane dello stesso sesso.
Il legame che viene a crearsi fra i due è più forte del vincolo di sangue e l'anziano è tenuto a provvedere al benessere del ragazzo per tutto il resto della vita di quest'ultimo.
La versione moderna della Hunka, accompagnata da tutti gli antichi canti e preghiere, è una sorta di introduzione di un nuovo adulto nella tribù.
Il giovane riceve dei nomi con la cerimonia della Castunpi, «Cerimonia del Nome», al culmine della quale l'anziano lega ai capelli del suo adottato una piuma, simbolo del suo nuovo stato tribale.
La Wiwanyang Wacipi, «Danza del Sole», letteralmente «Essi Guardano il Sole», viene spesso considerata la più importante cerimonia religiosa, ed è l'unica a calendario, ossia celebrata ogni anno fra giugno e agosto.
In passato si teneva un'unica Danza del Sole per l'intera nazione lakota, a volte comprendendo gli affini Dakota e Nakota, nonché gli Arapaho e i Cheyenne.
Allora, la tradizione voleva che avvenisse prima della caccia estiva al bisonte e parte del suo scopo era di scongiurare gli attacchi nemici durante la caccia e assicurare il successo della stessa.
Il tronco di un pioppo, posto al centro di un pergolato, serve da palo sacro.
Alcuni eseguono la Danza del Sole se la loro vita è stata risparmiata durante la battaglia, oppure se un parente malato ha ritrovato la salute in seguito alle loro preghiere.
Quattro sono i modi principali per partecipare alla cerimonia.
Il primo è di danzare semplicemente guardando il Sole.
Il secondo consiste nel farsi legare al palo sacro per mezzo di corde passate attraverso alcuni tagli nella carne del petto.
Oppure farsi incidere la carne sopra le scapole e appendervi dei teschi di bisonte per mezzo di uncini.
Per ultimo, farsi appendere a quattro pali per mezzo di tagli nella carne del petto e delle scapole.
Gli ultimi tre metodi richiedono che l'uomo danzi finché la carne si lacera liberandolo.
Si crede che l'unica cosa posseduta dall'uomo sia la propria carne e, quindi, che essa costituisca l'unica offerta adeguata a Wakantanka.
L'atto di farsi perforare le carni indica l'ignoranza, mentre la saggezza è rappresentata dalla lacerazione liberatoria.
Anche le donne possono partecipare offrendo minuscoli brandelli di carne tolta dalle braccia.
Durante la Danza del Sole gli uomini di medicina forano i lobi delle orecchie dei bambini.
Nel passato, le persone in lutto dovevano farsi fare dei tagli profondi sulle gambe, o farsi amputare un dito della mano.
Dal 1973, in seguito all'occupazione di Wounded Knee, si è moltiplicato il numero delle Danze del Sole, organizzate ora nelle aree delle riserve dove vivono gli uomini di medicina e alle quali in genere si può partecipare solo su invito.
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