Il tradizionale ciclo cerimoniale YUP'IK
Dopo le gelate di novembre, gli Eschimesi Yup'ik si raccoglievano nei villaggi invernali dove effettuavano numerose celebrazioni pubbliche che marcavano l'inverno come stagione cerimoniale.
Cinque cerimonie principali si tenevano in questo periodo, tre delle quali incentrate sul rinnovamento creativo delle relazioni tra la comunità umana e il mondo degli spiriti.
In tutte e tre le cerimonie (la Festa della Vescica, la Festa dei Morti e la danza mascherata nota come Agayuyaraq), i membri del mondo degli spiriti erano invitati nella comunità, formalmente ospitati e infine fatti uscire dal mondo umano.
Questo movimento rituale ricreava effettivamente le relazioni tra il mondo umano e quello degli spiriti, collocando ognuno di essi nella posizione appropriata per iniziare un nuovo anno.
1. La Festa della Vescica
La celebrazione della Festa della Vescica (Nakaciuryaraq) segnava l'apertura della stagione cerimoniale invernale.
All'epoca del solstizio invernale, le vesciche delle foche uccise quell'anno venivano gonfiate e portate nella casa degli uomini.
Si riteneva che queste vesciche contenessero le anime degli animali e durante la loro permanenza nella casa degli uomini esse erano trattate come ospiti onorevoli.
Le vesciche erano appese sulla parete posteriore, una posizione comparabile a quella occupata dagli anziani, cioè da coloro che stavano per avvicinarsi alla dipartita da questo mondo.
La funzione primaria della Festa della Vescica era quella di contrastare la separazione del corpo e dell'anima della foca avvenuta nel momento della morte dell'animale.
La festa vera e propria era preceduta da un'altra cerimonia, nota in molte regioni come Qaariitaaq.
Durante il Qaariitaaq i ragazzi del villaggio si dipingevano il corpo e venivano condotti di casa in casa ogni notte, dove erano nutriti dalle donne.
Mediante questo circuito rituale, i giovani aprivano la comunità agli spiriti delle foche.
L'Aaniq (letteralmente, «fornire una madre») era celebrato subito dopo il Qaariitaaq e dava inizio alla vera e propria Festa della Vescica.
Durante l' Aaniq, due uomini, vestiti con parka fatti di pelli di interiora e noti come «madri», conducevano un gruppo di giovani—i loro «cani»—per il villaggio.
Gli uomini raccoglievano dalle donne ciotole nuove piene di akutaq (una miscela di bacche, olio di foca, pesce disossato e sego), contrariamente a quanto usualmente avveniva, poiché erano le donne a portare i cibi cotti ai loro uomini nella casa comune.
In molte aree il Qaariitaaq e la Festa della Vescica duravano ciascuno cinque giorni, un numero corrispondente a quello dei gradini che separavano il mondo dei vivi da quello dei morti.
Durante la Festa della Vescica, la casa degli uomini e i suoi occupanti erano ritualmente purificati con bagni di vapore e con il fumo di sedano selvatico.
Veniva interrotta ogni attività quotidiana e le giornate erano dedicate a competizioni sportive tra scapoli e sposati, all'insegnamento e alla recita di canti commemorativi e alla presentazione di particolari cibi.
Tutte queste attività erano realizzate con l'intento di far divertire le anime delle foche all'interno delle vesciche appese alla parete della casa degli uomini.
L'ultima notte della Festa della Vescica, l'intero villaggio e gli invitati dei villaggi vicini si raccoglievano nella casa degli uomini.
I genitori davano doni ai propri figli per premiarli delle loro azioni.
Le bambole di legno delle ragazze divenute donne venivano redistribuite.
Infine aveva luogo una distribuzione collettiva durante la quale venivano donate grandi quantità di pesce congelato o essiccato e sacche di pelle di foca contenenti olio di foca.
Mentre il donatore consegnava questi beni, doveva accuratamente specificare che tutto era stato donato anche a lui.
Il donare a nome di qualcun'altro, in particolare a nome di un parente defunto, era caratteristico di molte distribuzioni cerimoniali.
Ancora oggi nell'Alaska sudoccidentale i legami sociali tra i vivi sono creati e mantenuti mediante la relazione tra i vivi e i morti.
Alla fine della Festa della Vescica, coppie di giovani maschi prendevano le vesciche gonfiate e mazzi di sedano selvatico dal foro nel tetto e le portavano in un foro nel ghiaccio.
Là le vesciche sarebbero state sgonfiate e restituite alla loro casa sottomarina, dove avrebbero testimoniato del buon trattamento e avrebbero quindi permesso di essere ricatturate la stagione successiva dagli abitanti del villaggio.
2. La Festa dei Morti
La festa annuale dei morti (nota in alcune aree come Merr'aq, da meq, che significa «acqua») era l'occasione pubblica in cui gli spiriti dei defunti erano invitati nella comunità umana per ricevere il cibo e i vestiti di cui avevano bisogno.
La cerimonia aveva inizio quando gli uomini collocavano dei pali nella zona delle sepolture e letteralmente aprivano il villaggio invitando gli spiriti a entrare, come nelle cerimonie precedenti la Festa della Vescica.
Anche in questo caso il villaggio veniva ritualmente pulito prima dell'arrivo degli spiriti.
Grande attenzione veniva posta nell'interrompere ogni azione quotidiana (come il segare o lo spaccare la legna) che avrebbe potuto ferire gli spiriti presenti nel villaggio.
La Grande Festa dei Morti, Elriq, era un evento ben più elaborato.
Esso attirava centinaia di persone dalle regioni più remote del delta dello Yukon e del Kuskokwim e durava da quattro a sei giorni.
L'Elriq era ospitato a turno da diversi villaggi nell'ambito di una stessa regione.
In ogni villaggio, la festa era tenuta principalmente da un singolo individuo, aiutato dai suoi parenti.
Le principali distribuzioni avvenivano il quarto e il quinto giorno della cerimonia, quando prima le donne e poi gli uomini vestivano ritualmente gli omonimi viventi del parente defunto.
I doni venivano portati nella casa degli uomini dal foro nel tetto, seguendo lo stesso cammino che il corpo del defunto percorreva in senso contrario per uscire dalla casa degli uomini.
3. La Festa dei Doni
Un'altra importante cerimonia invernale era il «gioco commerciale» noto come Petugtaq.
Questo evento è comunemente descritto come uno scambio di doni tra uomini e donne di uno stesso villaggio.
Normalmente i doni erano relativamente piccoli.
Gli uomini iniziavano il gioco facendo piccole repliche di cose che desideravano, come calzari d'erba, cappucci di pelle di uccello o guanti di pelle di pesce.
Queste repliche erano poi appese a un bastone o a una bacchetta e portate alle donne del villaggio.
Ogni donna sceglieva una delle immagini e preparava l'oggetto richiesto.
Quando tutto era pronto, le donne portavano i loro regali alla casa degli uomini dove li presentavano agli uomini, che erano obbligati a scambiarli con un congruo controregalo.
In alcune regioni, il divertimento derivava dal fatto di unire nello scambio persone biologicamente e socialmente diverse, dal momento che prima del vero e proprio scambio dei doni nessuno sapeva chi avesse fatto la specifica richiesta.
In questo contesto l'unire nello scambio dei cugini incrociati era considerato particolarmente divertente.
In lingua yup'ik i termini usati per indicare i cugini incrociati erano nuliacungaq («cara piccola moglie») e uicungaq («caro piccolo marito»).
Il matrimonio tra cugini incrociati non era tradizionalmente proscritto, ma la relazione tra di loro era caratterizzata da un rapporto scherzoso con diverse allusioni sessuali, contrariamente a quanto avveniva nelle relazioni ben più serie e rispettose tra fratelli e cugini paralleli o in quella quotidiana tra moglie e marito.
4. La Festa dei Messaggeri
Un'altra importante cerimonia tenuta durante l'inverno era il Kevgiq, dal nome dei due messaggeri che venivano mandati a invitare il villaggio ospite alla festa.
Il Kevgiq era caratterizzato da una mutua ospitalità tra villaggi, nel senso che un villaggio si recava da un altro per danzare e per ricevere doni.
Aveva inizio quando il villaggio ospitante presentava agli ospiti una lunga lista di desiderata e reciprocamente gli ospiti facevano la loro lista.
Dopo aver riunito gli articoli da donare, ogni villaggio componeva dei canti che descrivevano gli oggetti desiderati e le persone dalle quali avrebbero dovuto riceverli.
Vi era una notevole rivalità riguardo alla qualità e alla quantità di doni consegnati durante il Kevgiq, e in alcune aree gli ospiti erano detti curukat, o attaccanti.
Il Kevgiq era circoscritto da una calcolata ambiguità, dal momento che la linea di demarcazione tra un amico e un nemico era molto labile.
Sebbene il Kevgiq condividesse alcuni elementi con le altre distribuzioni cerimoniali, esso si distingueva come un'esposizione e una distribuzione particolarmente elaborata dei prodotti della caccia, fornendo così una chiara affermazione di rispetto per gli spiriti dei pesci e delle prede.
Due importanti funzioni del Kevgiq erano la redistribuzione dei beni all'interno dei villaggi e tra un villaggio e un altro e l'espressione e il mantenimento delle differenze di status.
5. L' «Agayuyaraq»
La cerimonia invernale conclusiva era l' Agayuyaraq («Via della Richiesta»), talvolta descritto come Kelek o Itruka' ar.
Il complesso evento rituale prevedeva l'intonazione di canti di supplica agli yuit degli animali (le loro «persone»), accompagnata dall'esecuzione di danzatori mascherati sotto la direzione di uno sciamano.
Potenti maschere rituali erano create appositamente per la cerimonia e rappresentavano gli spiriti delle prede e i tuunrat, gli spiriti-aiutanti dello sciamano.
Durante la preparazione dell'Agayuyaraq era lo sciamano che dirigeva la costruzione delle maschere, mediante le quali gli spiriti si mostravano di volta in volta benevoli o pericolosi.
L'uso delle maschere, mettendo drammaticamente in atto passati incontri spirituali, aveva il potere di evocarli per il futuro.
Come nella Festa della Vescica, i canti erano scritti e cantati dagli uomini della comunità per attirare il mondo degli spiriti.
CONCLUSIONI
In sintesi, almeno cinque eventi principali componevano il ciclo cerimoniale annuale dell'Alaska sudoccidentale.
Individualmente, queste cerimonie servivano a enfatizzare diversi aspetti delle relazioni tra gli uomini, gli animali e il mondo degli spiriti.
La Festa della Vescica e le cerimonie ad essa legate assicuravano la rinascita e il ritorno degli animali nella stagione di caccia successiva.
Nella Festa dei Morti degli omonimi viventi venivano ritualmente nutriti ed elaboratamente vestiti per rifornire ed onorare le anime dei defunti.
La Grande Festa dei Morti (Elriq) assolveva nella società umana la stessa funzione che la Festa della Vescica assolveva nel mondo animale: esprimere ed assicurare la continuità tra i vivi e i morti.
Il Petugtaq all'interno del villaggio e la Festa dei Messaggeri (Kevgiq) tra diversi villaggi mettevano in atto, in modo esagerato e sovvertendole, le normali relazioni sociali tra marito e moglie e tra chi ospitava e chi era ospitato.
Il Kevgiq assolveva anche importanti funzioni sociali, come la dimostrazione dello status, il controllo sociale e la redistribuzione della ricchezza.
Al tempo stesso si trattava di una chiara affermazione, diretta agli spiriti delle prede, del fatto che i cacciatori erano pronti a riceverle di nuovo.
Infine, l' Agayuyaraq prevedeva danze mascherate che ricreavano passati incontri spirituali per permetterne la ripetizione nel futuro.
Tutte queste cerimonie rappresentavano una concezione ciclica dell'universo, secondo la quale le buone azioni nel passato e nel presente provocavano l'abbondanza nel futuro.
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