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Cultura dei Nativi Americani

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L'isola sta scomparendo: l'ultima resistenza dei coloni

07/07/2011 709 visualizzazioni

 Shoot 4 Change, il network internazionale di volontariato fotografico sociale, presenta il reportage di Evan Abramson e Carmen Elsa Lopez. Le fotografie raccontano la storia di una comunità e dei suoi leader, pronti a tutto pur di non abbandonare la loro terra, e continuando allo stesso tempo a combattere la natura che, poco alla volta, la sta letteralmente facendo scomparire sotto i loro piedi. L’isola americana Isle Jean Charles si trova nel golfo del Messico, qui vive l’ultima generazione di un gruppo francofono di nativi americani: i Biloxi-Chitimacha-Choctaws. Sono i discendenti dei coloni francesi, che sposarono delle donne indiane e si trasferirono nella metà del 1800 in questa striscia paludosa di circa 60 chilometri quadrati. Col tempo è diventata una comunità autosufficiente di 350  persone, grazie all’allevamento del proprio bestiame ed alla caccia e pesca. Dal 1950 in poi gli scavi petroliferi hanno provocato la riduzione dell’isola a circa 500 metri quadrati con la scomparsa totale delle sue foreste, giardini e fauna. Dopo cinque uragani negli ultimi sei anni 24 famiglie continuano ostinatamente a rifiutarsi di abbandonare la terra delle loro origini

Shoot 4 Change, il network internazionale di volontariato fotografico sociale, presenta il reportage di Evan Abramson e Carmen Elsa Lopez. Le fotografie raccontano la storia di una comunità e dei suoi leader, pronti a tutto pur di non abbandonare la loro terra, e continuando allo stesso tempo a combattere la natura che, poco alla volta, la sta letteralmente facendo scomparire sotto i loro piedi. L’isola americana Isle Jean Charles si trova nel golfo del Messico, qui vive l’ultima generazione di un gruppo francofono di nativi americani: i Biloxi-Chitimacha-Choctaws. Sono i discendenti dei coloni francesi, che sposarono delle donne indiane e si trasferirono nella metà del 1800 in questa striscia paludosa di circa 60 chilometri quadrati. Col tempo è diventata una comunità autosufficiente di 350  persone, grazie all’allevamento del proprio bestiame ed alla caccia e pesca. Dal 1950 in poi gli scavi petroliferi hanno provocato la riduzione dell’isola a circa 500 metri quadrati con la scomparsa totale delle sue foreste, giardini e fauna. Dopo cinque uragani negli ultimi sei anni 24 famiglie continuano ostinatamente a rifiutarsi di abbandonare la terra delle loro origini

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