Le più antiche tracce del sillabario Cherokee (lingua nativo americana)
Nel numero di settembre della rivista britannica “Antiquity” un articolo di Rex Weeks dell’Università dell’Arkansas e Ken Tankersley dell’Università di Cincinnati informa della scoperta del più antico record scritto di Sequoyah, nativo americano inventore, nel 1821, del sillabario Cherokee (le cosiddette “talking leaves”). La scoperta delle iscrizioni, incise sulle pareti del riparo sotto roccia che domina il fiume Red Bird (Daniel Boone National Forest, Kentucky), aggiunge una nuova tessera alla disputa scientifica sulle origini della scrittura Cherokee. L’analisi delle incisioni rinvenute nella grotta mostrerebbe infatti che esse sono espressione della creazione sperimentale di un sillabario ossia di un alfabeto di segni. Tale evidenza supporta l’opinione storica che questo sistema di scrittura non sia una pratica ancestrale conservata attraverso i missionari, ma un’invenzione del principio del XIX secolo attribuibile a Sequoyah.

La teoria riproposta nel recente articolo di Weeks e Tankersley contrasta fortemente con un’altra ipotesi (sintetizzata da Donald Yates in un intervento alla Conferenza di Storia Antica e Archeologia Americana tenutasi lo scorso aprile a Sandy, Utah), ovvero che i petroglifi Cherokee sarebbe in realtà da interpretare nel contesto dell’antica civilizzazione greca ed ebraica e che il supposto “sillabario Cherokee” si sia originato nella Grecia dell’Età del Bronzo parallelamente ad altri sillabari, quali Lineare A e B e Cipro-Minoico. Il linguaggio Cherokee (oggi Iroquoian) sarebbe dunque il risultato di un processo di rilessificazione da un passato antico, contenendo esso non pochi lasciti da parole di origine greca, specialmente nella sfera della terminologia militare, mitologica e rituale.
La disputa ci riporta alla mente la celebre “Iscrizione di Bat Creek”, oggetto, dai primi anni ’70, di un’accesa querelle tra chi sosteneva la natura “sequoiana” dei caratteri e chi (come il linguista Cyrus Gordon) riteneva che si trattasse di un’iscrizione paleo-ebrea testimone di un contatto transoceanico precolombiano.
Fonte: Archeo molise
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