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Cultura dei Nativi Americani

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I pellerossa chiedono maxirisarcimento per uso non autorizzato del loro Dna

23/04/2010 1,119 visualizzazioni

MILANO - C'è qualcosa che parla di un'antica fierezza nel modo in cui la tribù degli Havasupai si è ribellata e ha combattuto contro quello che ritiene un inganno e un'offesa da parte dei genetisti dell'Arizona State University.

LA CONTESA - Nel 1990 i ricercatori hanno prelevato il sangue degli indiani con lo scopo di cercare di individuare le cause dell'altissima incidenza di diabete di tipo 2 tra gli individui della tribù, ma non si sono limitati a questo obiettivo e hanno usato i campioni in loro possesso per studi sulle malattie mentali, sull'alcolismo e sull'origine geografica dei pellerossa in esame. Il nodo della questione è che non c'è stato un consenso informato da parte degli Havasupai che permettesse ai ricercatori di compiere tali accertamenti e pochi giorni fa il Board of Regents dell'Università dell'Arizona ha riconosciuto alla tribù un risarcimento di 700 mila dollari e la restituzione dei campioni di sangue.

LA TRIBÙ- Gli Havasupai o Havasu 'Baaja (letteralmente popolo delle acque verdi e blu) sono una tribù di circa 650 nativi americani che vive nella zona del Grand Canyon, nell'Arizona settentrionale. Parlano il dialetto Havasupai, che è rimasta l'unica lingua dei nativi americani usata dal cento per cento di una popolazione indigena. Questa potrebbe essere una delle ragioni per le quali il loro consenso non sarebbe stato così ben informato, come la legge pretende, considerato che gli studiosi hanno fatto firmare loro documenti in inglese, la seconda lingua della tribù. Inoltre tra gli Havasupai sono pochi coloro che hanno un'istruzione che raggiunga almeno il diploma di scuola superiore.

LO STUDIO - A partire dagli anni 60, tra i pellerossa è iniziata quella che, impropriamente, si può definire un'epidemia di diabete di tipo 2. Questo ha comportato frequenti amputazioni di arti inferiori e l'abbandono delle terre natie per sottoporsi alla dialisi. Nel 1989 un rappresentante della tribù ha chiesto a un antropologo dell'Arizona State University, il dr. John Martyn, di aiutarlo a trovare un medico che potesse fermare il diffondersi della malattia. Questo ha contattato un genetista del suo stesso ateneo e, una volta ottenuti i finanziamenti per la ricerca, i due hanno dato il via ai prelievi di sangue. I capi della tribù hanno convinto la popolazione a sottoporsi agli esami dicendo loro che questo veniva fatto con l'unico fine di salvaguardare la salute del «popolo delle acque verdi e blu».

LE CONCLUSIONI - Per quanto riguarda il diabete, gli studiosi non sono arrivati a comprendere le ragioni della diffusione della malattia tra gli Havasupai. Ma nei mesi successivi al termine della ricerca sono stati pubblicati numerosi articoli basati sui campioni prelevati ai membri della tribù. I temi scientifici spaziavano dall'inbreeding, una teoria di predisposizione alle malattie di una popolazione di individui geneticamente identici, al fatto che gli Havasupai avessero attraversato il Mare di Bering, provenienti dall'Asia, prima di insediarsi nel Grand Canyon. Teoria, quest'ultima che, benché nota, offende la tradizione tribale che li vuole nati tra le alte gole scavate dal fiume Colorado con il compito di custodire il territorio. È anche per questo che già sette anni fa gli Havasupai, come punizione nei confronti di chi li aveva traditi, avevano emesso un veto per qualunque dipendente dell'Arizona State University a mettere piede sul loro territorio.

Fonte:corriere.it - scienze e tecnologie

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