I nativi d'america nella pittura
Nell'Ottocento sono stati pochi gli artisti statunitensi a volersi dedicare alla riproduzione di immagini del vecchio West con protagonisti gli indigeni.
Il primo pittore ad immortalare un nativo d'America su tela fu George Romney (1734-1802) e si tratta del famosissimo ufficiale dell'Esercito americano di nome Thayenegea del popolo dei Mohawk (nome "bianco" Joseph Brant). (foto sotto)

Questo nativo si fece ritrarre anche da Gilbert Stuart (1755-1828), un altro pittore ritrattista statunitense, il quale nella sua arte s'ispirava a Gainsborough e Reynolds.

Ma il primo a stringere amicizia con i nativi ritenuti non civilizzati e a riprodurre scene della loro vita, fu Cornelius David Krieghoff (1815-1872), un olandese di Amsterdam trasferitosi in America nel 1836 che ebbe una vita alquanto movimentata. Giunto a New York nel 1836, Cornelius l'anno seguente si arruolò nell'Esercito degli Stati Uniti da cui però disertò nel 1840. Fuggì in Canada dove fece amicizia con i Mohawk della riserva Kahnawake e ne fece numerosi schizzi che in seguito riprodusse ad olio su tela.

Non fu però lui l'artista considerato il più importante cantore del vecchio West nel 19° secolo, ma il tedesco naturalizzato statunitense Albert Bierstadt (1830-1902), il quale amò tantissimo dipingere paesaggi dove apparivano i nativi.
Nato a Solingen, Albert fu portato nel Massachussets dai genitori quando aveva solo un anno e dopo essere stato un esponente della Hudson River School propagatrice dello stile pittorico Romantico europeo in America, divenne un pittore capace di vendere i suoi quadri a cifre folli anche se fu poco apprezzato dai critici d'arte.


Nel XX secolo saranno invece numerosi gli artisti americani che dopo brevi studi in Europa, torneranno in patria con il desiderio di dipingere realtà di cui si sapeva bene del loro essere in procinto a sparire dalla faccia della terra.
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