Nella crociata antifumo di Bloomberg la salute non c'entra nulla
Non era passata nemmeno un’ora da quanto la Corte distrettuale di New York, lunedì scorso, aveva dato “luce verde” allo Stato di NewYork per tassare le sigarette vendute sul suolo indiano ai non indiani, che l’Oneida Indian Nation aveva già depositato presso la Corte Federale un ricorso per bloccare il provvedimento.
E’ solo l’ultimo capitolo della guerra delle sigarette che sta contrapponendo da una parte i nativi americani e dall’altra il governatore David Paterson e il sindaco Michael Bloomberg. Quest’ultimo qualche giorno fa aveva detto di aver a disposizione un filmato, girato da agenti sotto copertura, che mostrerebbe la compravendita all’interno di una riserva di sigarette su cui non era stata pagata l’imposta ma destinate ai rivenditori dell’Empire State.
Bloomberg non ha assolutamente sottinteso l’accusa di “contrabbando” per gli indiani (da buon criptostalinista l’accusa penale è collettiva, non individuale). La risposta non si è fatta attendere. “Invece di cercare collaborazione – ha detto Harry Wallace, capo dell’Unkechaug Indian Nation – Bloomberg accusa tutta la nazione indiana indistintamente”. Wallace a sua volta ha accusato Bloomberg di voler porre fine alla sovranità indiana sui loro territori, e che avvierà una controinvestigazione sulla natura di quel filmato.
Secondo la legge dello stato di NY i residenti delle riserve indiane sono autorizzati a comprare le sigarette per uso personale senza pagare le tasse. Ma tutti gli altri devono pagare una tassa statale di $ 4,35 per ogni confezione, e a New York City inoltre se ne aggiunge un’altra di $ 1,50. Ma i pubblici funzionari non riescono a far pagare le imposte statali e comunali, in quanto le riserve sono territori che rispondono esclusivamente allo stato federale. Di qui, la campagna intrapresa dai burocrati newyorchesi (vedi qui*), condita da altre mosse escogitate per cercare di mettere sotto pressione i nativi.
E’ in questo scenario, infatti, che va vista anche la mossa “salutista” di Bloomberg che vuol proibire le sigarette nei parchi cittadini: difficile pensare che la minaccia di questi giorni di stroncare la vendita delle sigarette sia un caso, visto che molte riserve vivono non solo di vendita ma anche della produzione di tabacchi lavorati (le cui tasse sono a carico dei grossisti che dovrebbero poi addebitarne il costo alle tribù, esclusa la quantità acquistata dai nativi per se stessi).
Credevate davvero che il più avido e trasformista degli immigrati polacchi avesse a cuore la salute dei cittadini e non il bilancio cittadino che vuole incrementare (per incrementare ovviamente le sue clientele)? Davvero siete così ingenui e l’avete bevuta?
Fonte: invisig0th.wordpress.com
Cosa c’è dietro a tutto l’astio e il rigurgito d’odio razziale che ha avuto nella frase del mangiacigni sindaco di NYC, Michael Bloomberg, rivolta ai nativi americani, il suo culmine? In realtà la questione è davvero di interesse per i libertari.
Il nocciolo della questione è che i nativi americani hanno la possibilità, garantita a livello federale, di vendere tabacchi lavorati esentasse. I singoli stati però avrebbero la possibilità di riscuotere i tributi sulle sigarette vendute dai nativi ai non nativi, secondo la sentenza della Corte Suprema del 1994. Ma i singoli stati non hanno alcun potere all’interno dei territori indiani, che rispondono solo al Governo Federale, e quindi in pratica devono sperare in uno spontaneo adempimento da parte dei nativi.
Mario Cuomo (democratico), governatore dello Stato di New York dal 1983 al 1995, dopo i disordini e le violenze del 1990 a seguito del primo tentativo di far pagare le tasse agli indiani si astenne dal provare nuovamente a riscuotere i tributi dalla tribù Seneca Nations. George Pataki (repubblicano), dal 1995 al 2006, ha cercato ma senza successo. Eliot Spitzer (democratico), dal 2006 al 2008, se ne è astenuto. La questione è invece diventata la ragione di vita dell’attuale governatore, David Paterson (democratico), in carica dal 17 marzo 2008, e che già un anno dopo (23 settembre 2009) scrisse al Dipartimento di Giustizia americano, informandolo di valutare il rischio di rivolte nel momento in cui avrebbe iniziato la riscossione dei tributi nel territorio dei Seneca, chiedendo anche risorse straordinarie al Governo Federale (seee, la cavalleria), ma promettendo contemporaneamente di fare il possibile per raggiungere un accordo con i capi tribù.
Questo perché nel frattempo le imposte sulle sigarette nel territorio dell’Empire State sono andate alle stelle, e i fumatori che poi così imbecilli non sono hanno preso l’abitudine di comprarle dagli indiani: il giro d’affari nel 2008 del tabacco nativo è stato valutato infatti per circa un miliardo di dollari. Il deficit dello stato di NY raggiunge i tre miliardi di dollari, e l’amministrazione Paterson è molto restia ai tagli alla spesa, indi il Governatore è stato spinto da molti settori a mettere sotto pressione i Seneca, per recuperare le centinaia di migliaia di dollari persi in tasse ogni anno per la vendita ai non nativi. A spalleggiare i pubblici ufficiali i dettaglianti non nativi, che parlano ovviamente di concorrenza sleale.
La situazione è naturalmente andata in stallo, con le tribù che hanno rifiutato il piano impositivo statale inviatogli da Paterson, con Paterson che ha chiesto un parere a Bloomberg, con questo che ha risposto nel modo che sappiamo; in questo modo, il mangiacigni non solo non ha aiutato, ma ha fatto girare la pipa di guerra tra tutti i nativi d’America. La novità dell’ultima ora è che il 31 agosto scorso il giudice federale Richard Arcara ha cautelativamente bloccato il provvedimento dello stato di New York che impone la tassazione sulle sigarette vendute ai non nativi.
Barry Snyder Sr., della tribù dei Seneca, ha spiegato che la sua gente vuole evitare le violenze del passato, scegliendo di combattere l’imposta nell’arena del governo stesso, nelle aule dei tribunali e anche al Campidoglio, se necessario. I leader tribali hanno anche avuto incontri con le autorità federali, statali, locali e le forze di polizia per mantenere più aperte possibili ogni livello di contrattazione.
Tuttavia, le tensioni sono aumentate nei territori tribali. Qualche giorno fa, su un cavalcavia che porta alla riserva dei Tonawanda Band of Seneca Indians (gruppo diverso rispetto alla Seneca Nations), è apparso uno striscione che diceva: “1° settembre 2010, lo Stato di New York ha dichiarato guerra. Che il fuoco abbia inizio”.
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