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Cultura dei Nativi Americani

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Leggende e verità sulle origini del "pellerossa"

21/11/2003 936 visualizzazioni di Marcalby

A sketch of the Giant on display in 1869 in Cardiff, New York
Quando l'Europa scoprì l'America, scoprì prima "gli indiani" (li battezzò così poiché credeva d'essere approdata nelle Indie). Questi indiani da dove venivano? Erano origi nari del continente americano? Nella concezione cristiana dell'umanità degli europei del XVI secolo, tutti gli uomini appartenevano alla stirpe d'Adamo; cosicché papa Giulio II dichiarò solennemente che gli indiani discendevano da Adamo e Eva, il che non fece venir meno le indagini su come erano approdati in America.
Ammesso che l'uomo americano discendeva da Adamo, bisognava stabilire a quale stirpe appartenesse, se a quella di Sem o di un altro patriarca. Ci si interrogò - non senza secondo fine, politico e religioso - per sapere se gli indiani discendevano dai cartaginesi, dagli spagnoli, dagli irlandesi, o se erano degli "ebrei nascosti` la cui riapparizione doveva precedere di poco il compimento del destino soprannaturale dell'umanità. La risposta a tale domanda era più un'opzione spirituale che un'ipotesi scientifica. Lo stesso si poteva dire a proposito dell'affermazione di alcuni filosofi del XVIII secolo che non esitavano a qualificare gli indiani "uomini preadamiti" esenti dal peccato originale, per mettere in imbarazzo i teologi e minare il dogma cattolico.
Alla fine del XIX secolo, la moda delle teorie diffusive aggrava la confusione. Insigni esperti credettero di riconoscere divinità egizie incise su piramidi messicane. Quindi le vecchie civilizzazioni dell'America non mostravano niente d'originale: avrebbero preso tutto dal Vecchio Continente, da Creta o dal Tibet. Il sentimento messianico della razza bianca non era del tutto estraneo a tali fantasie.
La ricerca di un uomo americano veramente autoctono ha per molto tempo sedotto gli studiosi in America; scoprirlo sarebbe stato l'ultimo stadio dell'emancipazione spirituale del Nuovo Mondo in rapporto al Vecchio Continente. Ma si fini per inventarlo.Un'immagine del falso Il gigante di Cardiff, chiamato anche il golia americano, fu un gigantesco affare di falsi; questo gigante scolpito nella pietra fu sotterrato da un coltivatore di tabacco, George Hull, a sud di Syracuse (New York) e fu "scoperto" nel 1869, facendo la fortuna del suo ideatore e suscitando ammirazione tra i sapienti dell'epoca! Il "fossile" è attualmente al Farmer's Museum di Cooperstown (New York).
Contemporaneamente a tutte queste "ipotesi", se ne sviluppò una seconda, meno spettacolare ma avvalorata da serie ricerche. A partire dal XIII secolo, le esplorazioni dell'oceano Pacifico del Nord, e in primo luogo quelle del danese Vitus Bering, incaricato dallo zar Pietro II di esplorare i confini settentrionali dell'impero russo, dimostrarono che solo 76 km. dividevano l'Alaska dal continente asiatico, separati dalle isole Diomede.
Fu così che alcuni studiosi cominciarono a pensare che gli indiani provenivano dall'Asia. Quando nel 1739 Smibert, pittore alla corte di Mosca, dopo aver conosciuto i siberiani, vide per la prima volta degli indiani, dichiarò che erano mongoli.
Le ricerche iniziate nel XIX e XX secolo da paleontologi e archeologi non hanno portato a ritrovamenti di ossa fossili umane che attesterebbero una possibile evoluzione dell'uomo a iniziare dai primati del Nuovo Mondo. Gli scheletri scoperti in America del Nord come in America del Sud appartengono alla specie homo sapiens, da cui discendono tutte le attuali razze. I progressi della geologia permettono d'avanzare la seguente ipotesi, che trova concordi tutti gli scienziati.
Nel pleistocene, il ghiaccio ridusse la superficie del mare, formando una striscia di terra attraverso lo stretto di Bering. Nell'ultimo periodo della glaciazione, nel corso del Wisconsin, l'abbassamento del livello del mare avrebbe dato origine a una vasta lingua di terra sulla quale si sarebbero potute effettuare traversate da un continente all'altro.
Perciò gruppi di cacciatori all'inseguimento di prede o popolazioni in emigrazione sarebbero approdati in territorio americano senza saperlo. In che epoca sarebbero avvenuti tali passaggi? Oggi si afferma che avvennero in due ondate, la prima verso il 35.000 a. C., la seconda verso il 15.000 a. C., quando lo stretto venne nuovamente trasformato in istmo. Dall'Alaska questi pionieri discesero il fiume Mackenzie fino alle pianure del Nord. Di lì alcuni si spinsero verso il Missouri, proseguendo la traversata fino alla vallata dello Snake River e più a sud fino al versante delle montagne degradante sul Pacifico, mentre altri utilizzarono il corridoio est delle Montagne Rocciose per dilagare verso il Sud. Questa espansione dovette avvenire in un lungo arco di tempo, il che spiegherebbe il polimorfismo degli indiani e la varietà dei loro linguaggi. Se è vero che si è d'accordo nel riconoscere tratti "mongoloidi" comuni a tutti gli indiani, bisogna per contro ammettere che l'incarnato varia dal bronzeo chiaro al rosso cupo. D'altro canto, la maggior parte degli indiani appartengono al gruppo sanguigno O, mentre in Asia i gruppi più frequenti sono A e B. Infine bisogna tener conto della grande diversità dei tipi fisici, alcuni alti e magri come i Sioux, altri piccoli, tozzi, dal capo tondo come i Maya.
Tale polimorfismo non è meno accentuato nell'ambito del linguaggio. Il numero dei linguaggi indiani è considerevole; anche tenendo conto della perdita di un gran numero di linguaggi durante il processo di accostamento agli europei, si stimano a 2200 le lingue parlate nelle due Americhe, 550 nell'America del Nord. L'America è effettivamente il "continente Babele". Fino ad ora non è stato possibile stabilire alcuna relazione certa tra un qualsiasi linguaggio dell'America e un linguaggio asiatico. L'antropologo Sapir ha creduto di poter affermare che aveva scoperto rapporti tra il Na-Denè dell'America del Nord e il sino-tibeto-birmano, ma è morto senza essere approdato all'attesa dimostrazione.
Tutte queste differenze antropologiche e linguistiche hanno portato i ricercatori a volgersi verso altre teorie per spiegare l'espansione e la diversità dell'uomo americano. Si è voluto provare che gli indiani sarebbero originari dell'Oceania. Essi avrebbero raggiunto il continente americano su imbarcazioni. II navigatore norvegese Thor Heyerdahl, che s'è lasciato andare alla deriva nell'oceano Pacifico sul suo zatterone Kon Tiki, è un sostenitore di tale ipotesi; ma dal tempo di quelle lontane emigrazioni i venti e le correnti sono andati modificandosi e le attuali zone meteorologiche si sono spostate di diversi gradi più a sud.
Più serie appaiono le ipotesi sostenute da Paul Rivet e dal filologo messicano Gonzales Casanova. Lo studio della morfologia ossea, dei gruppi sanguigni e delle lingue degli indiani e dei malayo-polinesiani, sembrano stabilire la possibilità di contatti tra l'Oceania e l'America antica.
Quali che siano stati i contatti tra i primi americani e altre civiltà, in base ai lavori degli studiosi di preistoria si è potuto stabilire che l'America è stata popolata da gente proveniente dall'Asia. Questi primi "conquistatori" del Nuovo Mondo hanno lentamente dilagato attraverso l'intero continente, dando vita a una civiltà del tutto originale.

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