La scomparsa dei bufali (kiowa)
Tutto ciò che i Kiowa possedevano derivava dal bufalo. I bufali, infatti, costituivano un bene fondamentale nella loro vita. Gli Indiani mangiavano la carne di bufalo, la essiccavano o, tritandola finemente, la impastavano con bacche, grasso e alloro, conservandola per l'inverno. Di pelle di bufalo erano costruite le loro tende e i loro scudi, così come gli abiti e i mocassini. I tendini degli animali, masticati e ammorbiditi, venivano usati per costruire le corde elastiche e resistenti degli archi; dalle corna si ricavavano preziosi utensili e la vescica e lo stomaco divenivano ottimi recipienti per l'acqua.
Come gran parte degli Indiani, per i Kiowa i bufali erano parte integrante della loro religione.Per la Danza del Sole essi sacrificavano un bufalo bianco; il cervello, il fegato ed altre parti del corpo costituivano miracolosi rimedi per ogni genere di malattie.
Quando arrivò l'uomo bianco e incominciò a costruire le sue strade ferrate, a edificare le fattorie ed allevare bestiame, i bufali protessero i Kiowa rallentando l'avanzata dei bianchi. Le mandrie traversavano velocemente i territori dei bianchi invasori, lasciando al loro passaggio giardini distrutti e binari divelti. I Kiowa amavano i bufali che avevano ingaggiato una vera e propria guerra contro gli invasori.
In seguito gli uomini bianchi costruirono alcuni forti nella terra dei Kiowa e i soldati uccisero una grande quantità di bufali ma i fieri animali continuavano ad avanzare inarrestabili. Poi i bianchi presero al loro servizio abili cacciatori, il cui unico compito era quelo di sterminare i bufali. Quegli spietati cacciatori errarono attraverso le immense praterie, uccidendo anche cento bufali al giorno. Altri uomini li seguivano coi carri, provvedevano a scuoiare i bufali e a caricare sui carri pelli e ossa. Il triste bottino veniva poi condotto nelle stazioni ferroviarie che sorgevano sempre più numerose. Giunto sulla costa e imbarcato sulle navi, veniva trasportato nei grandi mercati dell'Est.
Le cataste di ossa venivano spesso accumulate lungo le strade ferrate; un macabro spettacolo si offriva agli occhi dei Kiowa che ancora abitavano in quelle pianure.
I bufali intuirono che il giorno della fine era vicino: non avrebbero potuto proteggere e difendere il popolo dei Kiowa ancora per molto. Con infinita tristezza, i superstiti di quella che era stata un tempo una grandissima mandria si riunitono per tenere l'ultimo consiglio e presero un'estrema decisione.
A quel tempo i Kiowa, o almeno coloro che tra i Kiowa erano ancora liberi di scegliere la propria dimora, vivevano nei loro campi a nord del Monte Scott. Un mattino, una giovane fanciulla Kiowa si svegliò di buon'ora; alle prime luci dell'alba una densa nebbia si levò dal fiume diffondendosi lungo la vallata, la giovane indiana volse lo sguardo verso il corso d'acqua e, fra le brume di quella foschia evanescente, vide l'ultima mandria di bufali apparire come in un sogno spettrale: un vecchio bufalo bianco guidava lentamnte la mandria verso il Monte Scott, seguito da vacche e vitellini e dai pochi giovani bufali sopravvissuti alle strage dei bianchi.
In quell'istante la fiancata del monte si aprì fragorosamente e la fanciulla rimase attonita nel vedere lo splendido paesaggio apparso all'interno della montagna: un mondo verde e rigoglioso come quello dei tempi in cui era ancora una bambina; i fiumi scorrevano limpidi e chiari e susini selvatici ricchi di gemme fiorite si susseguivano lungo i declivi di piccole colline.
Dinanzi a quello spettacolo la fanciulla rimase estasiata, provando una strana sensazione di gioia e un senso di malinconia. I bufali si incamminarono in quel mondo di meravigliosa bellezza, varcando la soglia del monte che si era aperto al loro passaggio e sparirono per sempre dai luoghi in cui erano sempre vissuti.
Come gran parte degli Indiani, per i Kiowa i bufali erano parte integrante della loro religione.Per la Danza del Sole essi sacrificavano un bufalo bianco; il cervello, il fegato ed altre parti del corpo costituivano miracolosi rimedi per ogni genere di malattie.
Quando arrivò l'uomo bianco e incominciò a costruire le sue strade ferrate, a edificare le fattorie ed allevare bestiame, i bufali protessero i Kiowa rallentando l'avanzata dei bianchi. Le mandrie traversavano velocemente i territori dei bianchi invasori, lasciando al loro passaggio giardini distrutti e binari divelti. I Kiowa amavano i bufali che avevano ingaggiato una vera e propria guerra contro gli invasori.
In seguito gli uomini bianchi costruirono alcuni forti nella terra dei Kiowa e i soldati uccisero una grande quantità di bufali ma i fieri animali continuavano ad avanzare inarrestabili. Poi i bianchi presero al loro servizio abili cacciatori, il cui unico compito era quelo di sterminare i bufali. Quegli spietati cacciatori errarono attraverso le immense praterie, uccidendo anche cento bufali al giorno. Altri uomini li seguivano coi carri, provvedevano a scuoiare i bufali e a caricare sui carri pelli e ossa. Il triste bottino veniva poi condotto nelle stazioni ferroviarie che sorgevano sempre più numerose. Giunto sulla costa e imbarcato sulle navi, veniva trasportato nei grandi mercati dell'Est.
Le cataste di ossa venivano spesso accumulate lungo le strade ferrate; un macabro spettacolo si offriva agli occhi dei Kiowa che ancora abitavano in quelle pianure.
I bufali intuirono che il giorno della fine era vicino: non avrebbero potuto proteggere e difendere il popolo dei Kiowa ancora per molto. Con infinita tristezza, i superstiti di quella che era stata un tempo una grandissima mandria si riunitono per tenere l'ultimo consiglio e presero un'estrema decisione.
A quel tempo i Kiowa, o almeno coloro che tra i Kiowa erano ancora liberi di scegliere la propria dimora, vivevano nei loro campi a nord del Monte Scott. Un mattino, una giovane fanciulla Kiowa si svegliò di buon'ora; alle prime luci dell'alba una densa nebbia si levò dal fiume diffondendosi lungo la vallata, la giovane indiana volse lo sguardo verso il corso d'acqua e, fra le brume di quella foschia evanescente, vide l'ultima mandria di bufali apparire come in un sogno spettrale: un vecchio bufalo bianco guidava lentamnte la mandria verso il Monte Scott, seguito da vacche e vitellini e dai pochi giovani bufali sopravvissuti alle strage dei bianchi.
In quell'istante la fiancata del monte si aprì fragorosamente e la fanciulla rimase attonita nel vedere lo splendido paesaggio apparso all'interno della montagna: un mondo verde e rigoglioso come quello dei tempi in cui era ancora una bambina; i fiumi scorrevano limpidi e chiari e susini selvatici ricchi di gemme fiorite si susseguivano lungo i declivi di piccole colline.
Dinanzi a quello spettacolo la fanciulla rimase estasiata, provando una strana sensazione di gioia e un senso di malinconia. I bufali si incamminarono in quel mondo di meravigliosa bellezza, varcando la soglia del monte che si era aperto al loro passaggio e sparirono per sempre dai luoghi in cui erano sempre vissuti.
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