E' la comunità di nativi americani che combatte contro le nuove leggi che ridurranno le tutele ambientali. Il leader comunitaria Theresa Spence è alla quarta settimana di sciopero della fame
Un augurio di un ottimo 2013 a tutti i lettori ed un sentito ringraziamento agli utenti, piĂą o meno partecipanti.
Lo scorso 10 dicembre in tutto il Canada si sono mobilitate migliaia di persone sotto lo slogan Idle No More (Non saremo piĂą inattivi) per protestare contro gli effetti delle politiche governative, esistenti e ventilate, sulle popolazioni native canadesi.
Fu la prima donna nativa americana ad impadronirsi perfettamente della lingua dei “bianchi”.
Nel 1883 pubblica la sua autobiografia, un testo prezioso per capire l’incontro/scontro tra una cultura prevaricatrice e una che lotta per la sopravvivenza
L'area era in mano a una coppia, Leonard e Margaret Reynolds; di fatto però da anni era a disposizione della «Great Sioux Nation», che poteva così organizzare i suoi rituali. All'inizio di quest'anno però i Reynolds hanno messo all'asta la terra, suscitando una protesta immediata da parte delle tribù. Da quel momento l'imperativo è stato uno solo: trovare i soldi per acquistare la terra sacra.
La legittimazione del pensiero Nativo Americano nel mondo occidentale non è ancora stata fatta, e potrebbe non essere fatta ancora a lungo.
Questo non significa che la situazione della comunitĂ nativa americana sia disperata.
La comunità nativa americana può migliorare la situazione legittimando le sue proprie conoscenze e in tal modo permettendo al processo di guarigione di emergere dall'interno della comunità .
Se gli esecutori del crimine preferiscono vivere nel diniego, avranno presto, e storicamente, a che vedersela con questa scelta.
PiĂą di 3.500 anni fa, i nativi americani hanno scolpito immagini di cacciatori, cervi e altri animali, e disegni geometrici per un tratto di circa un mezzo miglio di lunghezza su di una scarpata vulcanica. Le immagini adornano centinaia di massi di lava.
Oggi ne siamo certi. Lo conferma uno studio recentemente pubblicato su Science, il quale conferma che i Maya si ritrovarono, intorno all’anno 1100 dC, a fare i conti con uno dei cambiamenti climatici più potenti della storia della Terra.
Il nuovo protagonismo elettorale degli indiani americani è stato recepito da entrambi i partiti, che hanno elaborato piattaforme particolarmente sensibili alle problematiche native: da un lato, i Democratici hanno sottolineato i risultati positivi ottenuti dall’amministrazione Obama, impegnandosi per un maggiore riconoscimento della sovranità tribale; dall’altro, la Convention repubblicana di Tampa ha moltiplicato le proposte di policy rispetto al 2008, promettendo il raggiungimento dell’auto-sufficienza economica delle tribù, ma anche riconoscendo particolare valore all’alta percentuale di nativi che ha prestato servizio militare.